Aliens – Scontro finale, di James Cameron

Siamo nel 1984 e la minaccia aliena sta per tornare. Dopo cinque anni dal capostipite, che segnò l’entrata in scena di un’altra creatura priva di un nome specifico e per questo ancora più mostruosa, si decide di dare un seguito alla storia. Il secondo capitolo non più diretto da Ridley Scott, che intanto si era spinto oltre le derive della fantascienza, viene affidato a James Cameron, il quale dà forma alla sceneggiatura mentre è ancora impegnato nelle riprese di Terminator. E in effetti i due film condividono più dell’appartenenza a uno stesso genere: entrambi pongono le basi sull’idea di scontro tra due specie – gli esseri umani da una parte e i cyborg/alieni dall’altra; hanno uno sviluppo che sfrutta le convenzioni dei film d’azione; e si concentrano sulla figura femminile, destinataria di uno sguardo che cerca di superare le distinzioni di genere e che, al contempo, riconduce la donna a uno stato atavico. In altre parole, Cameron mantiene vivo il concept originale – sarebbe stato impensabile un seguito senza il tenente Ellen Ripley (sempre interpretata da Sigourney Weaver) – e cambia necessariamente le modalità del racconto che si fanno portavoce di una riflessione personale.

Alien aveva potuto contare sul talento da narratore classico di Scott che, proprio come Spielberg qualche anno prima, aveva saputo alimentare l’aura di terrore e di orrore attraverso un’estetica dell’invisibile (i silenzi, le attese prolungate, le soggettive del mostro nascosto nell’ombra e pronto all’agguato), contribuendo a dare nuovo corso al genere. Cameron inserisce l’incognita dei soldati marines, un manipolo di uomini e donne altamente addestrato e munito di un arsenale all’avanguardia, deputato a far fronte alla minaccia. Del resto, l’alieno era già sedimentato nella nostra memoria e il punto di vista si sposta quindi sull’essere umano.

Seguendo un’ottica militaresca, che già dalla sua presentazione è volutamente caricata e caricaturale (le divise mimetiche nello spazio?, la bandana rossa ecc…), Cameron mette in discussione non tanto l’inutilità di una forza e di una tecnologia simili – saranno queste a permettere la vittoria – quanto la logica alla sua base. Se a poco a poco i soldati cadono vittime della loro presunta superiorità, sarà Ripley a ergersi come madre guerriera e a scontrarsi con un’altra madre, anch’essa intenzionata a proteggere i suoi piccoli. Per la prima volte si stabilisce un ponte empatico tra le due specie – la regina che rapisce la piccola Newt piuttosto che ucciderla, perché comprende il valore che ha per Ripley. La quale, a seguito di una fuga che ha dell’adrenalinico e dell’ironico (la salita in ascensore dell’alieno), muta il proprio corpo in quello di una macchina sterminatrice: in una sequenza che ha poco del credibile e che, per certi versi, è agli antipodi rispetto a come verrebbe concepita oggi (il pesante esoscheletro che, nonostante i suoi lenti movimenti, sovrasta la velocità dell’alieno), c’è l’essenza di un cinema ancora artigianale e che, eppure, mostra già le prime tracce di quella che sarà poi la contaminazione digitale.

 

Titolo originale: Aliens


Regia: James Cameron
Interpreti: Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn, Paul Reiser, Jenette Goldstein
Durata: 137’ (154’ – edizione speciale)
Origine: USA, 1986
Genere: azione, fantascienza, orrore