All the Streets Are Silent, di Jeremy Elkin

L’epoca d’oro per l’hip hop e la cultura della skateboard a New York, raccontata da chi ha vissuto questo straordinario periodo di creatività e sperimentazione. In sala da oggi al 20 luglio.

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Una cultura non può prescindere dal luogo che la ospita e viceversa. Il documentario di Jeremy Elkin ci riporta nella New York più underground di fine anni ’80 e inizio ’90, un periodo vitale per la musica e per la rappresentazione identitaria di sé all’interno di gruppi d’appartenenza determinati. I graffiti, l’hip hop, lo skateboard sono i cardini di una narrazione che non può prescindere da elementi antropologici. Prima di elevarsi a forme d’espressione artistica, l’hip hop e lo skate (insieme con i graffiti) sono stati fenomeni popolari, cioè nati per le strade, che permettevano ai ragazzi di riconoscersi tra loro e di sentirsi parte di un vivere collettivo che non faceva altro che riflettere una geografia umana fortemente stratificata.

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La convergenza tra questi due mondi, su cui fa luce il sottotitolo del film, ha avuto luogo nel leggendario Mars, club fondato da Yuki Watanabe, che ha funzionato da straordinario centro aggregante per tutta una generazione di giovani che finalmente aveva trovato uno spazio comune d’incontro e di stimolo reciproco (ancora oggi esistono gruppi facebook per segnalare chi frequentava il Mars o vi ha lavorato!). Da qui si è susseguita una serie di tappe fondamentali, come il debutto nel 1990 dello Stretch Armstrong and Bobbito Show, epicentro notturno per moltissimi artisti allora inconsapevoli del successo che avrebbero avuto di lì a poco, e che avevano trovato nella radio un mezzo di diffusione potentissimo; l’apertura di attività commerciali come lo Zoo York e Supreme, non solo “gallerie d’arte” che esponevano e vendevano skateboard e abbigliamento, ma veri e propri punti di riferimento che contribuirono alla definitiva commistione tra le due culture.

 

Tra i fondatori di Zoo York, lo skateboarder professionista Eli Morgan Gesner, che qui presta la voce a un racconto composto da una serie di filmati quasi interamente provenienti dal suo archivio personale. Sembra di essere davvero in quest’epoca d’oro di creatività e sperimentazione, di elaborazione di un linguaggio che dal basso avrebbe raggiunto qualsiasi ambiente della società compresa la moda, che se ne sarebbe appropriata trasformandolo da filosofia street a marchio globale. Ed è il cinema e, più in generale l’intrattenimento, che invece ne avrebbe preservato ancora per un po’ la natura che era stata alla base (il controverso Kids di Larry Clark, scritto da Harmony Korine, e il fiorire di video musicali che erano una sintesi felice di hip hop ed esibizioni con lo skate).

Titolo originale: All the Streets Are Silent
Regia: Jeremy Elkin
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 89′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
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