-----------------------------------------------------------------
Corso di MONTAGGIO con Adobe Premiere, a Roma dal 18 marzo


-----------------------------------------------------------------

Alla Berlinale 76, Tom Morello presenta The Ballad of Judas Priest

Dalla conferenza stampa di The Ballad of Judas Priest, Tom Morello e Rob Halford intrecciano heavy metal, identità e conflitto politico. Berlinale 76

“È meraviglioso poter dirigere un documentario su una delle tue band preferite e, nello stesso tempo, combattere il fascismo”. Sono le parole di Tom Morello, storico chitarrista dei Rage Against the Machine, dichiarate in conferenza stampa alla Berlinale in occasione della presentazione di The Ballad of Judas Priest, il debutto alla regia del musicista: un rockumentary che ripercorre l’epopea musicale di una delle band fondatrici dell’heavy metal. Tom Morello, insieme a Sam Dunn, costruisce un racconto che si innerva inevitabilmente nell’incandescente periodo politico dell’Inghilterra proletaria a cavallo tra gli anni ’60 e ’70; attraverso la storia musicale della band britannica, il documentario è una testimonianza preziosa dell’humus culturale di quegli anni, tra working class, fabbriche e una generazione che si identifica finalmente in un prodotto musicale che la rispecchi per ciò che è realmente.

-----------------------------------------------------------------
Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


-----------------------------------------------------------------

Per Tom Morello, la storia dei Judas Priest è un “modello per spingerci a essere persone migliori”. Non a caso, uno dei passaggi migliori e più significativi del documentario è quello in cui attraversa l’omosessualità nascosta del frontman della band, Rob Halford, tenuta celata fino al 1998 per paura di incontrare lo sfavore del suo pubblico. Invece, quello che ribadisce Morello alla Berlinale delinea tutt’altro quadro di riferimento: “L’esistenza della band è molto politica. Quando ho assistito dal vivo ai concerti dei Judas Priest negli ultimi dieci anni circa a Los Angeles, il pubblico era composto per lo più al 50% da latinoamericani, con molte coppie gay”. Prosegue: “Niente che abbia a che fare con gli stereotipi – sì, ci sono alcuni tizi più grandi come me, con le giacche di pelle, che probabilmente portano i loro figli al concerto – ma quella comunità, l’unità e l’armonia che regnano a un concerto dei Judas Priest sono, in un certo senso, un modello di come tutti noi possiamo fare meglio”.

---------------------------------------------------
LA MASTERCLASS di SCENEGGIATURA con FRANCO FERRINI dal 24 marzo


---------------------------------------------------

Judas Priest

---------------------------------------------------
Storia del cinema Modulo 1, dal 3 marzo online


---------------------------------------------------

E di politica, infatti, The Ballad of Judas Priest ne è pieno, giacché il contesto di riferimento in cui la band si sviluppa è quello delle origini operaie nella Black Country inglese. Ma non solo: il doc ricostruisce anche gli anni del “panico satanico” degli anni ’80 negli Stati Uniti, un fenomeno tipico della guerra culturale che puntò il dito nei confronti di alcuni giochi di ruolo diffusi in quel periodo (Dungeons & Dragons), oppure contro l’heavy metal e i film horror. Si trattava di una lettura stereotipata di certe subculture che si sviluppavano in quegli anni, con il rischio di mettere al bando forme di spettacolo che viaggiavano in direzioni diverse rispetto alla cultura dominante.

------------------------------------------------
Corso di Sceneggiatura in presenza a Roma dal 16 marzo

------------------------------------------------

Per fortuna Morello non ha perso un’unghia della sua irriverenza artistica, così come Rob Halford, presente anche lui alla conferenza stampa, dove ha dichiarato senza mezzi termini: “Ogni volta che vedo qualcosa che mi fa incazzare sul mondo che mi circonda penso immediatamente a come inserirla all’interno di una canzone”. Poi ha proseguito, senza fare esplicitamente nomi, ma il riferimento era chiaro all’attuale presidente degli Stati Uniti: “Nell’ultimo album non cito direttamente il suo nome, ma si capisce che parlo di quella persona”. Continua: “Devo davvero moderarmi, perché invecchiando sono diventato più arrabbiato con il mondo. Soffro fin troppo le ingiustizie del nostro tempo, in particolare per la mia gente [la comunità LGBTQ+], che soffre ancora e non riceve ancora i diritti umani che merita assolutamente”.

Anche Morello si è espresso apertamente nei confronti dell’amministrazione americana e dei raid dell’ICE avvenuti a Minneapolis. Ultimamente ha preso parte a un concerto di beneficenza intitolato Defend Minnesota, con l’apparizione a sorpresa di Bruce Springsteen. La Berlinale di quest’anno è entrata al centro di alcune polemiche circa il coinvolgimento della politica nei film: il presidente di giuria, Wim Wenders, ha affermato che gli artisti dovrebbero “stare fuori dalla politica”. Anche se le dichiarazioni del regista tedesco erano molto più complesse di così. Sicuramente è un tema che fa discutere da sempre: l’uso politico dell’arte resta un argomento centrale del dibattito pubblico. Nonostante certe opere non abbiano l’interesse diretto a toccare temi delicati, lo fanno ugualmente per vie indirette, lambendo discorsi sociali difficili e ancora irrisolti. Perché la politica è ovunque, anche e, soprattutto, nell’heavy metal dei Judas Priest.

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative


    SCUOLA DI CINEMA TRIENNALE SENTIERI SELVAGGI, scarica la Guida completa della Triennale 2025/2026


    -----------------------------------------------------------------