Alla ricerca di un “senso comune”. Incontro con Fernando León de Aranoa

Dopo la prima mondiale a Cannes (in Quinzaine des réalisateurs) il nuovo film di Fernando León de Aranoa, A Perfect Day, uscirà il prossimo 10 dicembre nelle sale italiane distribuito da Teodora. Film atipico e interessantissimo, un war movie travestito da commedia (o viceversa), ambientato “da qualche parte” nella Penisola Balcanica a metà anni ’90. Quindi il dopo guerra, l’impegno umanitario di un gruppo di operatori, le macerie, la vita che ricomincia e i piccoli/grandi rapporti umani che si creano…cercando semplicemente una “corda” in mezzo al nulla. Il regista de I lunedì al sole e Princesa (qui a Roma per presentare il suo film) dice che “l’origine del progetto è duplice. Da un lato c’è il romanzo della cooperante spagnola Paula Farìas, Dejarse Llover, che racconta molte esperienze a contatto con una ONG. Dall’altro lato c’è la mia personale esperienza di documentarista, ho fatto molti documentari in Africa seguendo anche Medici senza Frontiere ed ero in Bosnia proprio nel 1995. Mi ricordo molte cose di quel periodo e fatalmente sono finite in questo film.”

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Molta ironia per sfuggire l’orrore, a partire dal titolo, un giorno perfetto,  che il regista dice essere “chiaramente ironico, perché contraddice la narrazione del film. Diciamo che dopo una guerra come quella nei Balcani tutto diventa difficile, anche le cose più semplici, tutto è una missione impossibile. La metafora della corda da trovare, che i miei personaggi cercano per liberare un pozzo da un cadavere, è un simbolo dell’irrazionalità della guerra. Un semplice oggetto di uso comune che in quella situazione diventa difficilissimo da trovare. Quello che mi premeva dire è che nella guerra, in fondo, la prima vittima è proprio il senso comune. E allora quella corda diventa simbolica come una bandiera, un passaporto, è una funzione narrativa molto interessante da utilizzare. Anche perché la guerra è purtroppo un movimento ciclico che tende a ritornare, ma essendo stato in Bosnia proprio nel 1995 posso dire che la cosa che più mi colpiva negli occhi della gente era la voglia di ricostruire. Di tornare a costruire una comunità”.

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111A Perfect Day vanta un cast straordinario che va da Benicio Del Toro a Tim Robbins, da Olga Kurylenko a Melanie Thierry. “Si, è vero, è stato un gran piacere lavorare con questi attori. Il primo ad entrare nel progetto è stato Benicio che ha dato al suo personaggio quel misto di disillusione e passione, stranezza ed energia, che era esattamente quel che ci voleva per Mambrù. Il personaggio che regge il gruppo. Sapevo che lui aveva visto diversi miei film, Benicio è un gran cinefilo, e con lui tutto è stato molto facile. Tim Robbins ci è entrato per caso nel progetto, anche per merito di Benicio, ed ha dato un enorme contributo a un personaggio per cui fare l’operatore umanitario in zona di guerrà è la vita come dice sempre. Tim ha colto quello spirito Punk Rock che B. doveva avere.” Un film che alterna l’ironia all’orrore, la riflessione alla sopravvivenza, l’assurdo alla speranza, insomma non certo un film facile da concepire e realizzare, “vero. Non è stato facile, è un film che ha avuto le sue complessità. Ma nel cinema non ci sono cose facili e poi per me il grado alto di difficoltà è sempre commisurato a una più alta soddisfazione finale.”