Amanda, di Carolina Cavalli

Con Amanda Carolina Cavalli porta avanti una sua visione specifica, restituendo un’opera che, pur avendo molti riferimenti esteri, è a suo modo inedita nel nostrano cinema odierno. Orizzonti Extra

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È una ragazza ostica Amanda, decisamente respingente. È un personaggio frutto della penna della sceneggiatrice e regista Carolina Cavalli, che lo mette in scena nel suo primo lungometraggio per il grande schermo, presentato a Venezia nella sezione Orizzonti Extra (la regista milanese ha alle spalle solo la miniserie tv Mi hanno sputato nel milkshake, disponibile su RaiPlay).
Amanda è un po’ respingente principalmente perché ha 25 anni e non ha amici, pur desiderandoli tantissimo. In realtà non ne ha mai avuti, ma un giorno scopre che durante l’infanzia trascorreva del tempo con Rebecca, una sua coetanea. Da quel momento Amanda ha in mente una cosa sola: convincere la ragazza che sono ancora migliori amiche. Carolina Cavalli affida ad una Benedetta Porcaroli decisamente in parte il compito di interpretare un personaggio femminile che di riferimenti cinematografici ne ha a bizzeffe, soprattutto per quel che riguarda il cinema al di fuori dell’Italia.

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Si può pensare ad esempio a molti coming of age americani, che mettono in scena da sempre personaggi non convenzionali, i quali nell’impeccabile cornice dei licei e dei college sfidano la dittatura del re e della reginetta del ballo. Ma c’è da dire che durante la visione di Amanda il primo personaggio oltreoceano a cui viene da pensare è il buon Harold di Harold e Maude, film cult del 1971 diretto da Hal Ashby. Forse questo dipende anche dall’aspetto visivo del film, che ha in effetti un mood vintage, con atmosfere legate ad esempio all’immaginario anni 70 più che a quello contemporaneo (date dalle scenografie di Martino Bonanomi, dai costumi di Francesca Cibischino ma soprattutto dalla luce del DOP Lorenzo Levrini). E anche se Amanda si porta dietro l’eco di molte opere già esistenti ha comunque il pregio di essere in fondo un’opera inedita in Italia; qualcosa che pur avendo molteplici riferimenti esteri, nel cinema nostrano odierno in fondo si vede ben poco. E sì, forse il film a tratti rischia di essere un po’ troppo irriverente, ne avvertiamo le intenzioni, ma a questo si contrappone il fatto che Carolina Cavalli ha se non altro una sua visione e gusto specifico e li porta avanti con decisione e coerenza. Così riesce a raccontare, attraverso la vicenda e le atmosfere surreali di Amanda, anche un determinato contesto sociale: quello di un’alta borghesia annoiata, con madri benestanti e depresse e figlie assediate da attacchi di panico che non riescono più ad uscire di casa. E a sfidare il tutto c’è per l’appunto l’insopportabile Amanda, proprio come faceva il sopracitato Harold d’altronde, che nell’amore per Maude trovava la libertà dalla cornice mortifera e convenzionale della ricca casa materna.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
3.8 (5 voti)
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