America 1929: Sterminateli senza pietà, di Grazia Monteleone

Road – movie sulle strade dell'America degli anni trenta, il film duro e avvincente parte da una sceneggiatura liberamente ispirata a "Sister of the road" (1937), romanzo autobiografico di Bertha Thompson (in Italia edita da Giunti nel 1986). Con il produttore Roger Corman, Scorsese, pur modificando a tratti la storia e i suoi personaggi, riesce a rendere con efficacia la poetica del viaggio, a volte fuga disperata, ma sempre momento insostituibile di crescita.
All'epoca fece scandalo la notizia che per girare una scena David Carradine e la Hershey, allora fidanzati, avevano fatto veramente l'amore.
Boxcar Bertha è una delle prime regie di Scorsese, che già mostra tutte le sue qualità e che appare brevemente come cliente del bordello. Abitudine quella di "firmare" hitchcockianamente i film che conserverà anche nelle opere successive.
Il film discende dai rami di "Bonnie & Clyde" (Gangster Story, 1967) di Arthur Penn. Vi ritorna il motivo di un ribellismo che sta alla coscienza politica tanto quanto le rapinerie della banda Bonnot erano in corrispondenza con le lotte degli anarchici e dei libertari. Il racconto di Scorsese, anche se intriso di venature romantiche e debitore delle convenzioni spettacolari, offre qualche pagina di "America amara". Il treno come in Robert Aldrich (L'imperatore del nord, 1973) corre nella notte e nel giorno del furore tra operai affamati e sindacalisti, tra una ragazza alla Sydney Pollack (Questa ragazza è di tutti, 1966), e gangster alla Robert Siodmak (L'urlo della città, 1948).
Boxcar Bertha è stato girato in ventiquattro giorni in un angolo dell'Arkansas.
"Si ha l'impressione che i binari della ferrovia descrivano un anello chiuso! I personaggi si ritrovano sempre nello stesso punto, come in un sogno. È molto strana questa circolarità…" (Positif n.170, giugno 1975).
Domina il tema della fuga e la figura del cerchio. Il cerchio degli avvenimenti luttuosi si apre e si chiude con la protagonista in posizione di osservatrice e testimone dolorosa di due morti: prima quella del padre poi quella dell'amante, quest'ultima resa più tragica e crudele dal modo (frutto del sadismo degli aggressori prezzolati). Interessa anche mettere in rilievo l'esistenza di richiami interni che collegano "Boxcar Bertha" a modelli filmici anteriori come: la trovata delle porte e l'intervista alla prostituta, prese da "Vivre sa vie" (Questa è la mia vita, 1962) di Godard; la crocifissione finale con la separazione degli amanti e Bertha che si trascina nella ghiaia, ispirata a "Duel in the Sun" (Duello al sole, 1946) di Vidor, il grande melò che è tra i pilastri della formazione scorsesiana; trasparente è l'omaggio alla coppia di registi inglesi Powell e Pressburger, di cui i due personaggi portano il nome (a sua volta l'attore Chicken Holleman, cha ha il ruolo di "Michael Powell", darà il nome ad uno dei personaggi di "Alice non abita più qui", 1974); numerosi risvolti figurativi e alcune battute alludono a "The Wizard of Oz" (Il mago di Oz, 1939) di Victor Fleming; infine è palese l'autobiografismo del personaggio di Roke Brown. Secondo Michael Henry: "in questa cronaca in cui traspaiono citazioni bibliche, si riconosce il nostro italo-americano nella persona di Roke Brown, l'ebreo del Bronx talmente spiazzato nell'Arkansas della Depressione che non osa aprir bocca per paura di tradire il proprio accento e le proprie origini" (Positif n° 170).
"Boxcar Bertha" si avvicina anche a "Blody Mama" (Il clan dei Barker, 1970) di Corman per quella quantità dosata di sesso, violenza e caratteri forti richiesta dai canoni del genere gangsteristico. Prodotto a basso costo dell'officina cormaniana, frutto di una doppia produzione, quella dell'immaginario di Scorsese e quella di un'industria che ha le sue esigenze, e che lui rispetta, senza sabotare. Il regista adatta la sceneggiatura alla propria misura espressiva e alle proprie convinzioni ideologiche che lo inducono a parteggiare per il personaggio del "rivoluzionario" Big Bill Shelley. La storia non termina col film, ma prosegue al di là dei suoi limiti materiali. Di tutti i personaggi dei film di Scorsese ci si può domandare cosa faranno dopo la fine. La chiusura circolare ammette quindi l'apertura e l'indeterminazione; proprio in quanto circolare il finale non è definitivo. I suoi film possono terminare improvvisamente, e quasi casualmente, e di norma non si chiudono mai sulla dominante. Egli ignora quell'ansia da finale che in molti registi si manifesta nella ricerca del pezzo di bravura. Invece ama far uscire di scena il personaggio in sordina, spesso svuotando l'inquadratura di ogni presenza umana. In "Boxcar Bertha" Barbara Hershey viene lasciata fuori campo dalla mdp fissata sul treno.
Scorsese dichiara, come Truffaut, di vivere di cinema, con amore e con rabbia. Il film diviene il mezzo per una sorta di confessione in cui le radici, la rabbia, il dolore si appropriano di una realtà esterna, attraverso una simbologia tutta interna che, al limite, è l'urlo e il furore di Bertha nella sequenza in cui insegue il vagone ferroviario dove Bill è stato crocifisso. La lunga carrellata sul treno in movimento inseguito dalla donna chiude una ballata epica, che è un sogno – un incubo – una costruzione metaforica su pietà e violenza nell'America del 1929. La morte di Bill, la cruda scena della crocifissione con la mano aperta e le dita che grondano sangue, costituisce una ricostruzione della morte del Cristo, laica, violenta, anarchica, blasfema, intrisa di pietà, che preannuncia "L'ultima tentazione di Cristo" (1988). La stessa sparatoria da parte di Von Morton sul gruppo assassino giunge come un cataclisma. La violenza degli spari fa "volare" i corpi dei carnefici, mentre l'arma implacabile spara, vendicatrice. Anche in questa rivisitazione di una morte si ritrovano frammenti di un'educazione cattolica. Nel film la sparatoria finale assume un ruolo purificatore. Siamo di fronte ad un paesaggio labirintico, dove non c'è equa distribuzione di ricchezza, né materiale né spirituale, per l'uomo sorpreso nel suo disagio affettivo, oltre che in quello della civiltà. E con un fotogramma nero termina così l'allontanarsi del vagone ferroviario che reca con sé la crocifissione fisica e spirituale degli ideali del giovane sindacalista.

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DISTRIBUZIONE HOME VIDEO: Domovideo
PRODUZIONE: Roger Corman per American International Pictures
DURATA: 88' (versione italiana 93')
REPERIBILITÀ: Videobuco, Video Elitè

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