American Hustle – Incontro con David O. Russell

Per la prima volta a Roma in veste ufficiale, nella composta atmosfera dell'hotel Hassler di Trinità dei Monti, David O. Russell intrattiene il circo mediatico. Rilassato e divertito, il regista americano (Three Kings, Il lato positivo, The fighter) ha presentato alla stampa romana entusiasta American Hustle, il suo ultimo film lanciatissimo nella stagione dei premi hollywoodiani. Russell, nell'incontro, ha mostrato anche un suo lato inedito, raccontando in modo sincero la sua passione per la musica e i problemi privati che avevano, negli scorsi anni, rallentato la sua carriera. La pellicola uscirà nei cinema italiani il prossimo 1° gennaio.



Visto l'importanza che riveste nei suoi film, ci parla del suo rapporto con la musica?
Nella mia filmografia la musica è sempre piu importante. In questo film, infatti, c'è più musica che in qualsiasi altra mia opera. Se ci penso, credo di essere stato destinato a dirigere i miei ultimi tre film, tutto il resto è stata preparazioneper questo fine. Io uso la musica per parlare dei miei personaggi. Attraverso la musica mostro l'incanto delle loro emozioni.  Duke Elington, scelta già presente nello script, mi aiutava a raccontare l'amore dei due protagonisti. Io non ho nessun interesse verso i personaggi avidi, quello che mi interessa è il motivo per cui vivono, la forza con cui fanno i conti con quello che sono stati, sono e saranno. La musica racconta la loro passione per la vita. Come diceva Ellington, io scelgo i personaggi che trascendono categoria, che escono dagli schemi "sofferenza" e "incanto". Potrei parlare all'infinito di musica. io ad esempio, amo usare brani trascurati in modo imprevisto. In The Fighter Christian Bale e Melissa Leo cantano una canzone dei Bee Gees odiata da tutti. Nel film però, ascoltando il testo, si capisce che è una canzone bella, perfetta per il momento. Cosi in American Hustle, Live and let die di Paul McCartney, sicuramente non la sua canzone migliore, mi aiutava a descrivere alla perfezione il personaggio di Jennifer Lawrance.


Ha trovato una motivazione razionale per il successo dei suoi ultimi tre film?

Devo dire che quando ho cominciato ero un regista diverso. Dopo i miei primi film mi sentivo perso, ho passato un periodo duro in cui non riuscivo a fare film. In quegli anni ho scoperto che mio figlio era bipolare, ho divorziato e mi sono trovato. La vita mi ha portato a capire che le mie idee non dovevano partire dalla testa ma mi dovevano arrivare dal cuore. Dovevo raccontare solo storie che partivano dall'istinto dalle mie emozioni. Devo conoscere i personaggi, devo amare il loro mondo. I miei ultimi tre film escono da questa riflessione. Ho iniziato film che non ho portato a termine perchè non venivano dal mio cuore.


Il film è ispirato a fatti veri. Quali sono e qual è il rapporto con la realtà? E qual è il suo rapporto con il mondo italo-americano?

I miei nonni erano calabresi, conosco bene quel mondo. La mia famiglia è sparsa per New York. Ho osservato i miei parenti per tutta la vita, sono una specie di tesoreria per arricchire personaggi e storie. Non so che rapporto ho con la realtà. Mi interessa parlare dell'arte di reinventarsi, di sopravvivenza. Utilizzo la realtà per colorare questi temi. Nel film ci sono molti fatti veri.Ad esempio è esistito un sindaco corrotto come quello interpretato da Renner e gli stessi agenti dell'Fbi mi parlavano di un uomo dal grande cuore, una brava persona. Certo adesso non voglio dirvi altro, farei come il mago che svela i suoi trucchi. L'unica cosa, però, assolutamente vera è l'amore enorme tra i protagonisti.


Qual è il suo rapporto con il cinema italiano?

Amo tutti i grandi, Fellini, De Sica, Pasolini e Bertolucci. E' difficile scegliere. Ammetto, però, che una delle mie registe preferite è Lina Wertmuller.


Un personaggio chiave del film è il sindaco interpretato da Jeremy Renner. Ce ne vuole parlare?

Il personaggio non è uno sponsor alla corruzione, non era il mio intento.  Credo però che all'epoca era tutto molto più innocente, mentre adesso girano milioni di dollari in modo legale. Io amo quel personaggio perchè è piacevole, sinceramente interessato alla propria città. Nella scena del confronto con Christian Bale, se ci fate caso, i due parlano davanti allo specchio. Era un modo per mostrare le due anime opposte dei due personaggi, quella corrotta e quella sincera, interessata all'altro. Nella vita non c'è solo il bianco e il nero.


Gli attori, sotto la sua direzione, raggiungono livelli interpretativi altissimi. Come fa a farli rendere cosi tanto?

Loro mi conoscono. Se sono riuscito a coinvolgere grandi nomi per Il lato positivo è perchè Bradley, Jennifer e Robert conoscevano The Fighter. Io cerco ruoli degni dei miei attori. Io vado a casa loro, cerco di scrivere personaggi che li facciano recitare nel miglior modo possibile, li costruisco su di loro. Trasmetto loro l'idea di essere umili, di mantenere quella fame che li spinge sempre a fare di meglio. E' la stessa motivazione che mi spinge nel mio lavoro.