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Ammazzare stanca. Autobiografia di un assassino, di Daniele Vicari

Evita la glorificazione del protagonista, indubbiamente affascinante nelle sue contraddizioni, ma non riesce a raccontarne fino in fondo la redenzione, crollando sul finale

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Femminicidi, podcast e serie true crime, le immagini e i racconti che arrivano da Ucraina e Gaza, perfino le incessanti interviste e dichiarazioni – o sarebbe meglio dire menzogne? – di certi leader politici: ormai la criminalità e la violenza sono talmente radicate nella quotidianità da essere diventate quasi un’ossessione. Si sa, cercare di comprendere la logica contorta della mente criminale è irresistibile per molti, altrimenti Il padrino o I Soprano non avrebbero riscosso lo stesso successo. Cosa succede, però, quando un assassino decide di cambiare vita? Ecco, Ammazzare stanca. Autobiografia di un assassino tenta di rispondere a questa domanda, anche se durante la visione ne sorge in realtà una diversa: è ancora possibile, per chi ha compiuto atti così efferati, una vera e propria redenzione?

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Per qualcuno la risposta sarà ovvia, ma il film di Daniele Vicari potrebbe portare a una riflessione. Non tanto per meriti particolari dell’opera in sé, quanto piuttosto per il modo in cui dipinge il protagonista Antonio Zagari (Gabriel Montesi), mafioso calabrese realmente esistito che dal 1990 è diventato un collaboratore di giustizia, contribuendo a numerose condanne di affiliati alla criminalità organizzata. Ammazzare stanca è tratto dal libro omonimo dello stesso Zagari e ripercorre, omicidio dopo omicidio, la sua vita e il rapporto conflittuale col padre Giacomo (Vinicio Marchioni).

Spesso, quando si tratta di personaggi moralmente ambigui, si cercano appigli che li facciano apparire meno “mostri” di quanto non siano. Ammazzare stanca non fa eccezione, anche se Vicari non cerca mai di nascondere la natura del protagonista o dei suoi “colleghi”: nel corso del film si uccide parecchio, spesso a sangue freddo, senza risparmiare nulla all’occhio della macchina da presa, e il personaggio di Montesi assassino è e assassino rimane fino alla fine.

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Il problema allora nasce proprio in relazione al suo “pentimento” finale. Se infatti il regista passa molto tempo a inquadrarlo talvolta come malavitoso esperto, talvolta come figlio ribelle e fratello leale, talvolta ancora come padre e marito amorevole, mostrando luci ed ombre di un uomo che fa di tutto pur di non rinunciare alla propria umanità, non ne passa altrettanto a raccontarne i rimorsi e i ripensamenti. Anzi, a tratti in questo il film è perfino ingannevole: quando Zagari spara ad un uomo in bicicletta e alla vista del cadavere dà di stomaco, si ha l’impressione che la reazione sia dovuta alla consapevolezza della violenza appena compiuta. Per poi scoprire in seguito che, in realtà, soffre di emofobia e non sopporta la vista del sangue.

Invece di essere un atto di coraggio, la conversione alla giustizia avviene solo quando ormai il personaggio non ha più nulla da perdere, rendendola nient’altro che l’ultima mossa disperata di un inetto il cui unico, vero gesto di ribellione è stato perdere l’accento calabrese in favore di quello lombardo. L’Antonio Zagari cinematografico è quindi un personaggio umanissimo e indubbiamente affascinante nelle sue contraddizioni, ma di certo non un pentito nel vero senso della parola, e di certo non da applaudire come le ultime inquadrature – e le successive informazioni a schermo sugli arresti ai quali ha contribuito – suggeriscono.

È un peccato, perché sul versante tecnico Ammazzare stanca si dimostra ineccepibile, con una regia solida e fotografia che descrive bene l’ambiguità dei personaggi. Tolte le implicazioni del finale e qualche problema di ritmo nella seconda parte, inoltre, il film imbastisce un buon dramma familiare sorretto da un cast in ottima forma, ad eccezione del dimenticabile boss don Peppino Pesce di Rocco Papaleo, che dovrebbe incutere timore ma fallisce miseramente e ha un ruolo così esiguo da ridursi a poco più di un inutile cammeo.

 

Regia: Daniele Vicari
Interpreti: Gabriel Montesi, Vinicio Marchioni, Selene Caramazza, Andrea Fuorto, Thomas Trabacchi, Pier Giorgio Bellocchio, Francesco La Mantia, Vincenzo Zampa, Aglaia Mora, Cristiana Vaccaro, Enrico Salimbeni, Saverio Malara, Stefano Maria Grillo, Giovanni Galati, Rocco Papaleo
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 129′
Origine: Italia, 2025

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
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