Anarchia – La notte del giudizio, di James DeMonaco

The Purge era stato uno di quegli sleepers a basso costo che ogni tanto escono fuori dall'anonimato del mercato americano. Il film era stato un successo a sorpresa l'anno scorso e James DeMonaco non si è fatto sfuggire l'occasione di ritornare sullo stesso format nella speranza di trasformarlo in un franchise. La struttura narrativa di Anarchy continua ad insistere sulle strane alleanze che si vengono a creare durante la notte della purificazione: le necessità della sopravvivenza portano i personaggi ad intrecciare dei legami socialmente insoliti. L'ambientazione è sempre quella di un futuro distopico in cui gli americani hanno dodici ore all'anno per compiere qualsiasi tipo di omicidio senza subire delle conseguenze penali. Il primo film poteva contare su un'avvincente location domestica e su un attore perfettamente in parte. La casa di Ethan Hawke diventava una trappola non appena il protagonista decideva di salvare un barbone e di accoglierlo dentro la sua abitazione prima della sua esecuzione. Il gesto di umanità attirava l'ostilità di una banda di ricchi annoiati che decideva di giustiziare anche la sua famiglia a causa della sua complicità. La situazione di assedio ricalcava la precedente esperienza di James DeMonaco come sceneggiatore del remake di Assault on Precinct 13 di Jean-François Richet. Il seguito abbandona le limitazioni e le possibilità claustrofobiche della villetta unifamiliare e decide di seguire i personaggi in un lungo inseguimento per le strade di Los Angeles.

La nuova opzione non cambia l'approccio di James DeMonaco ma gli fa allargare la gamma dei suoi riferimenti: il risultato finale è un patchwork di situazioni che sono state già viste. Il regista confonde le carte e non dichiara mai la citazione sfacciata: l'assenza di una devozione cinefila accenna al dubbio che voglia far passare gli omaggi per idee sue. I fuggiaschi attraversano la città per arrivare ad un punto di salvezza: il contesto urbano non è quello di Brooklyn ma l'ombra di The Warriors di Walter Hill è troppo ingombrante per non essere notata. Le bande variopinte che minacciano la loro pericolosa escursione hanno un carattere distintivo e si litigano il territorio e le prede. Le singole storie dei personaggi che si ritrovano insieme per caso passano in secondo piano a dispetto del loro potenziale. La grottesca caccia al povero che viene organizzata dai filantropi locali per il loro divertimento assomiglia molto a The Running Man di Paul Michael Glaser. Lo script di James DeMonaco abbozza appena le figure centrali della sua storia: il desiderio di vendetta dell'eroe e l'imminente separazione della giovane coppia che ritrova l'amore nelle difficoltà… Lo spettatore accusa questa debolezza e non si immedesima mai nello scopo che muove il loro disperato tentativo di sfuggire alle aggressioni. 

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Anarchy non ripropone il dubbio etico di Ethan Hawke che doveva decidere tra la sicurezza della sua famiglia e quella di accogliere un essere umano. James DeMonaco si lancia in un pamphlet sull'intima violenza della società americana e sulle conseguenze delle sue differenze sociali. Una velleità profetica che conduce Anarchy fino al tradimento del racconto. La tentazione di una conclusione politica ha la meglio ma porta il film in un terreno che non gli compete.

 

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Titolo originale: The Purge: Anarchy 

Regia: James DeMonaco

 

Interpreti: Frank Grillo, Carmen Ejogo, Kiele Sanchez, Zach Gilford, Michael K. Williams, Nathan Clarkson, Chad Morgan, Eric Womack 
Origine: USA 2014 
Durata: 103'
Distribuzione: Universal Pictures