Ancora vivo, di Walter Hill

Il “westernoir” è una commistione di generi che spesso ha prodotto risultati eccellenti, basti pensare a Le tre sepolture (2005) di Tommy Lee Jones e Non è un paese per vecchi (2007) dei fratelli Coen. Ancora vivo (1996) ne è ottimo esempio, con una storia di bande che si scontrano negli anni del proibizionismo in scenografie e dialoghi tipici del western classico.

La pietra seminale è il romanzo Red Harvest (Piombo e sangue) di Dashiell Hammett dal quale prima Kurosawa (La sfida del samurai, 1961) e poi Leone (Per un pugno di dollari, 1964) rielaborarono la vicenda dell’Arlecchino servitore di due padroni. Ma l’operazione di Walter Hill sin dai primi fotogrammi percorre sentieri originali, ambientando l’azione in una fantomatica città del Texas dal biblico nome di Jericho (assomiglia alla spettrale Tombstone di Sfida infernale) e scegliendo una fotografia giallo ocra (di Lloyd N. Ahem che riprende le tonalità del precedente Geronimo del 1993) per fare risaltare aspetti irreali e metafisici.

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John Smith (Bruce Willis) è lo straniero senza nome che arriva in una città cadavere in cui lo sceriffo Ed Galt (Bruce Dern) fa da semplice spettatore alle scorribande di due gang rivali: da una parte gli irlandesi capeggiati da Doyle (David Patrick Kelly), dall’altra la mafia Italiana degli Strozzi tra i quali spiccano Fredo (Ned Eisenberg che fa il verso a Fredo Corleone) e il cugino scemo Giorgio (Michael Imperioli).

Il doppio gioco di Bruce Willis è ben condotto in una sceneggiatura ricca di ribaltamenti e colpi di scena. Walter Hill, pur essendo influenzato dal cinema di John Woo (la doppia pistola è un espediente prelevato dal cinema orientale), inserisce il suo tocco avvolgendo le immagini di polvere e fumo, riprendendo dialoghi attraverso vetri deformati e regalando al suo eroe un’aria leggendaria tra Humphrey Bogart e Robert Mitchum. I personaggi di Walter Hill non sono mai quello che dicono di essere ma rivelano nel corso della narrazione i loro segreti e le loro ferite: così avviene per i personaggi femminili come la logorroica prostituta Wanda (Leslie Mann), Lucy (Alexandra Powers) la ambigua compagna polacca di Fredo e la ieratica Felina (Karina Lombard) oscuro oggetto del desiderio di Doyle.

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Gran parte della critica (tra i nomi illustri Roger Ebert e Paolo Mereghetti) ha stroncato il film accusandolo di scarsa verisimiglianza e di barocchismo, ma è proprio la parte surreale che rivela la natura spettrale dei diversi personaggi alle prese con la coscienza di essere già morti. Cosi John Smith passa da figurina monodimensionale a vendicatore dei torti subiti dalle tre donne assimilabili alle virtù teologali: la Fede per Felina, la Speranza (per un futuro migliore) per Lucy e la Carità per la generosa Wanda. In questa città dolente dimenticata da Dio e assassinata dagli uomini (l’immagine del becchino che prende le misure al cadavere nella bara è significativa), sono proprio tre donne ad indicare allo straniero una seconda possibilità. Il personaggio più cattivo del film, il parricida Hichey (un monumentale Christopher Walken) riconosce in John Smith oltre l’avidità del mercenario anche il destino di uomo in fuga dal proprio passato. Il personaggio più pavido del film, Joe Monday (Willian Sanderson, il J. F. Sebastian di Blade Runner) attraverso l’esempio di John Smith, si accorge che Jericho non è stata distrutta da una pestilenza o da una calamità naturale ma dalla passività di fronte alle ingiustizie.

Ritmato dalle chitarre di Ry Cooder, influenzato dal cinema iperrealistico di Robert Rodriguez (El Mariachi) e John Woo, Ancora vivo è un’opera trans-genere che nasconde dietro la pioggia di pallottole una visione nichilista sui misteri e le debolezze dell’animo umano. Siamo già morti, ma non lo sappiamo. Può essere il 1880 o il 1930. Anche se il cerchio si chiude e ci si ritrova al punto di partenza, il viaggio deve continuare oltre il Texas, oltre il Messico lì dove, tra la polvere e il fumo, si intravede la parola fine.

 

Titolo originale: Last Man Standing
Regia: Walter Hill
Interpreti: Bruce Willis, Christopher Walken, Leslie Mann, Bruce Dern, David Patrick Kelly, Alexandra Powers, Michael Imperioli, Karina Lombard
Durata: 101′
Origine: USA, 1996
Genere: gangster

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.25 (4 voti)