Animali fantastici – I crimini di Grindelwald, di David Yates

Nell’universo parigino dell’atteso Animali fantastici – I crimini di Grindelwald– sequel di Animali fantastici e dove trovarli – tutto inizia con una fuga. Dopo mesi di cattura da parte dal MACUSA (Il Magico Congresso degli Stati Uniti d’America), il mago Oscuro Geller Grindelwald (Johnny Depp) – che fino a questo punto era stato solo una figura sfumata – si rende protagonista, tangibile e scappa dalla prigione, spinto da quella che sostiene essere la sua missione più urgente: riunire i maghi purosangue e conquistare il mondo, governando su tutti gli esseri non-magici. Nel frattempo il magizoologo Newt Scamander (Eddie Redmayne), fedele al suo atteggiamento distratto – come se si trovasse sempre nel posto giusto ma nel momento sbagliato – accetta di aiutare il suo maestro Albus Silente (Jude Law) nella cattura di Grindelwald.

Immerso in un mondo magico e ogni volta più frammentato, che galleggia tra una tensione di pre-guerra e l’atmosfera propria di una distopia imminente, Newt troverà i soliti noti – Jacob Kowalski (Dan Fogler), Tina Goldstein (Katherine Waterston), Queenie Goldstein (Alison Sudol) – e la materializzazione di una presenza che fino ad adesso era stata solo una fotografia, la ragazza del fratello e primo amore di Newt, Leta Lestrange (Zoë Kravitz). Mentre tutto viene messo alla prova – la lealtà, il potere, il senso di amicizia –  Newt non abbandona mai la sua natura e ciò che lo spinge, oltre alla salvezza del mondo e l’onore dei maghi: la ricerca e la protezione dei suoi animali fantastici, uniche creature al mondo che riesce veramente a capire.

Come se fossero anche loro alla caccia di qualcosa di irraggiungibile, di una creatura mitologica e indomabile che minaccia di sparire ed esaurirsi, J.K.Rowling e il regista David Yates continuano a muoversi dietro al loro animale fantastico, come se il mondo – ancora in espansione – di Harry Poter non fosse abbastanza. Anche se cambia la location e l’immaginario geografico/culturale – da una New York vintage a una Parigi malinconica e grigia che ha lasciato dietro i colori e le luce della Belle Epoque – l’alchimia proposta dalla coppia Rowling-Yates è sempre la stessa: un mondo diviso per classi, una dimensione orwelliana che si muove attraverso la frizione di due energie opposte, il lato chiaro e oscuro della Forza, l’anticamera di una guerra – personale, civile, mondiale – che ha sempre a che fare con la volontà primitiva di mettere in classifica tutte le tracce della razza umana. Una favola archetipica, senza grandi novità, dove si confrontano le eterne forze – bene e male, integrazione e dominazione,  tolleranza e omogeneità – e dove sembra che non esista spazio per entrambe. 

Ma la magia è nel crederci. Credere che ci sia sempre qualcosa da scoprire, che le creature fantastiche si possano trovare dovunque, se sappiamo come cercarle. E Animali fantastici – I crimini di Grindelwald offre una corporeità inedita al di là della trama, della proposta narrativa, che ha a che fare più con la forma che con lo sfondo. La magia visiva si trova nell’uso del tempo come strumento di confronto, nel rallentamento dell’immagine che convive con la velocità del racconto, nelle diverse tracce dello stesso immaginario che si muovono in modo parallelo: un mago che vola all’improvviso mentre i non-magici continuano a camminare al ritmo loro, un orologio che si ferma e poi continua a dettare la velocità dell’azione, i pezzi di sedia che volano sopra Parigi e annunciano la presenza del male, rallentando pure i movimenti dei cittadini. La gestione del tempo come indicatore di una sorta di relatività, che ha anche a che fare con la magia del Cinema, il fulcro del trucco, l’atto irrazionale ma tangibile di credere in un qualcosa d’impossibile.

Nel ruolo di Grindelwald, Johnny Depp emerge come una creatura fantastica che è anche una versione di se stesso, dell’attore che diventa mito ed esiste in una dimensione tutta sua. Una figura indefinita, un oggetto alieno e irraggiungibile che cambia colori, forme e consistenza ogni volta che compare sullo grande schermo. Il mago bianco che convince con il suo sguardo e la parola giusta, che non chiama alla guerra né al terrore, ma si sofferma sulla calma prima della tempesta. In confronto, la sua nemesi, l’Albus Silente di Jude Law, il corpo cinematografico che rappresenta il lato chiaro della forza. L’attore gentile, affabile, che interpreta sempre se stesso, che non cambia mai la sua forma, che potrebbe essere pure il vicino di casa che sorride mentre annaffia le piante. Quello che, recluso nella calma di Hogwarts,  si rifiuta di lottare contro il suo vecchio amico e adesso nemico, dopo aver fatto un patto di sangue. Perché oltre che mago, Albus Silente, Jude Law, vuole essere un’uomo coerente, di parola.

La ricerca della propria identità, che si muove in questa dualità – Leta Lestrange che cerca le suoe origini, Credence (Ezra Miller) che vuole sapere da dove viene, Newt che deve decidere di “quale parte essere” –  scegliendo una sola strada che vada sempre diritto anche se ti porta lontano da quello che pensavi di essere, è la forza che muove ai personaggi e ciò che da combustione al film. La sua magia si trova lì, nell’avvicinarsi alla complessità infinita dell’individuo, dell’interazione sociale, dei sistemi di potere. Nella dualità di una storia universale che è anche la storia personale di ogni creatura, di ogni animale fantastico.

Titolo originale: Fantastic Beasts: The crimes of Grindelwald
Regia: David Yates
Interpreti: Eddie Redmayne, Johnny Depp, Jude Law, Dan Fogler, Katherine Waterston, Alison Sudol, Ezra Miller, Zoe Kravitz
Durata: 134′
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Origine: USA, 2018