#Animaphix2017 – Appunti di un viaggio animato

Le prime giornate del festival che si svolge nella magica cornice di Villa Cattolica a Bagheria e che ha preso il via lo scorso 27 luglio confermano le personali impressioni sul cinema d’animazione e sul suo diverso linguaggio comunicativo: la libertà espressiva e le possibilità di sperimentazione sono infinite e queste caratteristiche pongono lo spettatore in una posizione di vantaggio consentendogli di intraprendere un itinerario fantastico nel proprio mondo interiore. A partire dal trailer di presentazione ideato da realizzato da uno dei più talentuosi registi e video artisti italiani, Rino Stefano Tagliafierro (che parte dall’elaborazione digitale dell’immagine del manifesto realizzata dall’illustratrice Rosalba Corrao), l’invito al viaggio nei territori sconfinati dell’immaginazione è abbastanza esplicito: una donna dalla consistenza eterea tocca con la propria scarpetta rossa una superficie liquida. Un tuffo nelle acque profonde del proprio immaginario ed ecco comparire due ali rosse: una metamorfosi derivata da un nuovo modo di vedere le cose. A voler giocare con le parole non è solo animazione, è rianimazione dello sguardo, nelle acque profonde dove sono nascoste memorie, sogni, desideri, paure.

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La prima serie di cortometraggi presentati in concorso è davvero di livello elevato e di questo dobbiamo ringraziare la direttrice artistica Rosalba Colla. Ognuno ha lasciato la sua impronta e il suo segno e la giuria internazionale (formata da Matilda Tavelli, Giannalberto Bendazzi e dal regista Piotr Dumala) avrà un compito arduo nel selezionare l’opera vincitrice. Tra i cortometraggi che più ci hanno colpito ricordiamo: My Mamma is bossies (Sud Africa, 2017) di Naomi van Niekerk, un film-poesia malinconico e in bianco e nero, realizzato con sabbia e silhouette, che descrive una relazione imperfetta tra madre e figlia; Once upon a line (USA 2016) di Alicja Jasina che attraverso loop spaziali e temporali propone il ciclico destino di una storia d’amore; Couplets for an everlasting Eve (Spagna 2017) di Ageda Kopla Taldea che parla della tradizione di Santa Agata nei paesi Baschi con uno stile evocativo inquietante e misterioso; The Empty (Francia 2016) di Dahee Jeong in cui l’animazione, in maniera surreale, dà forma a pensieri e ricordi per un’assenza che diventa più forte presenza.

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Gli appuntamenti della mattina riguardano i workshop, tra questi ricordiamo quello davvero educativo di uno dei maggiori storici e critici cinematografici, Giannalberto Bendazzi che ha ripercorso attraverso una masterclass le pietre miliari del cinema di animazione mondiale e quello del regista emiliano Michele Berardi sulla gif critica 2creazione di video musicali con la tecnica del rotoscopio, Rotoscoping Life. Altro evento da sottolineare il Focus On Svizzera con una selezione di cortometraggi svizzeri curata da Matilda Tavelli, direttrice artistica del Festival Animatou di Ginevra: davvero originale ed emozionante l’Hasta Santiago di Mauro Carraro con una riuscita commistione di colori e di suoni e il Bon Voyage di Fabio Friedli che, in uno stile minimalista, riesce a trattare con ironia e intelligenza il tema dell’immigrazione.

L’evento più significativo fino a questo momento è stato l’approfondimento e la retrospettiva di uno dei più grandi maestri dell’animazione contemporanea, Georges Schwizgebel, svizzero classe 1944, autore dagli anni 70 ad oggi di circa diciotto cortometraggi d’animazione attraverso la tecnica della pittura. I cortometraggi di Schwizgebel sono caratterizzati da una preparazione certosina che utilizza elementi geometrici e matematici per mettere in rapporto il tempo e il movimento. La musica (prevalentemente quella classica, da Beethoven a Rachmaninoff) detta magicamente il ritmo delle immagini in un loop ipnotico che trasporta lo spettatore in un’altra dimensione spazio temporale. Questo lavoro è il classico esempio di pittura in movimento con l’effetto straniante di plasmare la materia per ridonarle vita, tra metamorfosi e diversi punti prospettici continuamente cangianti. L’effetto empatico sulla visione è felicemente destabilizzante.

Vi proponiamo Jeu (2006) uno dei cortometraggi presentati in rassegna

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