Anime perdute nella metropoli, numero 3: Dance Town di Jeon Kyu-hwan


Sarà tra i film in concorso del IX Asian Film Festival  (Reggio Emilia, 11-18 giugno)  Dance Town, terzo e ultimo capitolo della “Trilogia della Città” di Jeon Kyu-hwan. Dopo Mozart Town (2008) e Animal Town (2009, la recensione da Torino 28) il regista Jeon Kyu-hwan continua nella sua rappresentazione della solitudine e della lotta per la sopravvivenza dell'individuo, lavorando sullo sfondo della lacerazione tra le due Coree

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DANCE TOWN di Jeon Kyu-hwan all'Asian Film Festival 2011

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Sarà tra i film in concorso del IX Asian Film Festival  (Reggio Emilia, 11-18 giugno)  Dance Town, terzo e ultimo capitolo della “Trilogia della Città” di Jeon Kyu-hwan.

Dopo Mozart Town (2008) e Animal Town (2009, la recensione da Torino 28) il regista Jeon Kyu-hwan continua nella sua rappresentazione della solitudine e della lotta per la sopravvivenza dell'individuo, lavorando sullo sfondo della lacerazione tra le due Coree e raccontando la storia di Rhee Jung-Nim, una giovane donna fuggita dalla Corea del Nord dopo l'arresto del marito LEE Yong-ju a causa di alcune videocassette pornografiche.

DANCE TOWN di Jeon Kyu-hwanA Sud la donna ottiene lo statuto di rifugiata e combatte per adattarsi alla sua nuova vita, trovando un impiego in una lavanderia ed entrando in contatto con altre persone ciascuna con le sue difficoltà – una ragazza che tenta di abortire, un invalido, una famiglia poverissima, perfino l'assistente che si occupa della sua integrazione.
Un agente di polizia, Oh,  la corteggia, ma il loro rapporto si limita a un incontro sessuale in un vicolo, da ubriachi. Rhee Jung-Nim vive continuamente sotto il controllo di una telecamera nascosta, che la sorveglia per sventare eventuali spionaggi comunisti, e non riesce a dimenticare il marito. Tenterà il suicidio quando apprende la notizia della sua fucilazione. 

 
La Seoul contemporanea, come nei film precedenti, è "un mostro dal ventre aperto, di acciaio e mattoni", un paesaggio urbano freddo e spietato – "Non intendevo raccontare la storia di una diserzione dalla Corea del Nord, un argomento che si presta subito a clamore e spettacolarizzazioni: volevo raccontare la città attraverso la sua storia." sottolinea il regista.
Nella megalopoli si intrecciano le sofferenze esistenziali e morali, non solo economiche, dei protagonisti. "Che vivano in Ruanda o in Iraq, alcune persone possono essere felici, così come a New York o a Seoul. Sono le loro vite. Credo sia pericolosa l'idea a senso unico 'Poveri come sono, non potranno mai essere felici'. La felicità non viene semplicemente dall'assenza di preoccupazione su come nutrirsi; ci potrebbero essere altri tipi di felicità che non conosciamo".
 

DANCE TOWN di Jeon Kyu-hwanL'attrice protagonista Ra Mi-ran ha vinto il premio speciale per la migliore interpretazione al 15° Pusan International Film Festival per il suo intenso ritratto della tragica storia di una rifugiata della Corea del Nord mentre cerca di sopravvivere a una vita solitaria in Corea del sud, e per la capacità di catturare lo spettatore che partecipa alle sue emozioni mentre combatte per una vita migliore.

 
Conclusa la trilogia, Jeon Kyu-hwan, classe '65, si è dedicato al suo quarto film Varanasi (dal nome di una città sacra indiana da decenni luogo di violenti conflitti tra hindu e islamici) definito dallo stesso regista un “melodramma tra gli attacchi terroristici”, tentativo di filmare una relazione amorosa in un contesto e con un linguaggio diverso da quelli convenzionali. 

Dance Town fa parte della selezione di circa 40 pellicole dell'Asian Film Festival 2011, tra film in concorso, proiezioni speciali e la retrospettiva dedicata a Peter Chan, al quale verrà assegnato il premio alla carriera. Tutte le immagini di Dance Town nella nostra gallery e di seguito, il trailer.

 

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