Anomalisa, di Charlie Kaufman e Duke Johnson

Non si sente più un’urgenza nel cinema di Charlie Kaufman (qui al suo primo detour in stop motion), privo di uno sguardo registico terzo che ne (s)bilanci l’asfissiante punto di vista sulle cose

Dal fundrising on line all’ultimo Concorso veneziano: ecco tornato in scena Charlie Kaufman. Sì perché questo Anomalisa, come si sa, è stato finanziato in maniera totalmente indipendente (la campagna di raccolta fondi ha avuto esiti record, coprendo l’intero progetto) ed ha permesso al regista/sceneggiatore di realizzare (insieme a Duke Johnson) una strana incursione nell’universo della stop motion e dell’animazione partendo da un suo spettacolo teatrale. Nulla di troppo lontano dal solito, sia chiaro. Tornano limpidi e solari i marchi di fabbrica tipici del brand-Kaufman: dalle ossessioni amorose all’egocentrismo manifesto, dall’insicurezza cronica nei rapporti alla ricerca di un singolo momento di grazia che giustifichi l’immane impegno emotivo. Stranamente però l’intreccio narrativo assume questa volta il piano incedere del “classico” (proprio come quell’Impareggiabile Godfrey rifatto in stop motion sullo schermo tv….) e lo spettatore non viene mai messo a dura prova nei sovrabbondanti disaccordi temporali dei suoi vecchi film-cervello.

Ma chi è questo anonimo signore inglese di nome Michael Stone che scende da un aereo nella notte di Cincinnati? Non si direbbe ma è un famosissimo motivatore che gira gli USA per ricche conferenze, il suo nome è sulla bocca di tutti, il suo libro può addirittura far crescere del 90 per cento la redditività di un’azienda. Lui però è chiaramente in crisi, vuole allontanarsi dalla famiglia, è alla costante ricerca di un fugace amore che lo ricompensi di tutto: insomma l’impeto autobiografico di Kaufman è ancora in primissimo piano. Anomalisa è stranamente confinato in una stanza d’albergo (il Fregoli, lo stesso nome della sindrome…), tra una notte e una mattina, con pochissimi personaggi e tantissime parole a spiegare ogni singolo sobbalzo emotivo. Michael incontra Lisa, la loro notte d’amore segna il fugace Tempo perfetto di sesso e discorsi, poi pero arriva la mattina e…

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Ecco, piaccia o meno, l’aspetto più interessante delle sceneggiature di Charlie Kaufman è sempre stato quel sottile equilibrio tra le ossessive e asfissianti architetture narrative e i caldi umori del Cinema visti come unico mondo sicuro cui aggrapparsi (Eternal Sunshine su tutti). Il problema del Kaufman cineasta, allora – qui al secondo film dopo Synecdoche, New York -, è che questo esile equilibro non viene più ricreato da uno sguardo registico terzo che ne (s)bilanci il punto di vista (Gondry, Jonze, ma anche lo stesso Clooney) venendo travolto da una misantropia di fondo che lascia costantemente in potenza ogni esilissimo spunto di cinema liber(at)o dal cervello. E questo è anche il problema di fondo di Anomalisa: non si sente più un’urgenza nel cinema di Kaufman (quella di Adaptation, quella di sopperire con la creazione di nuove forme alle falle della vita) che qui rimastica nodi sentimentali già ampiamente sperimentati (e meglio) in passato. E non basta certo un nuovo universo in stop motion che tiri in ballo umori kafkiani e felliniani per marcare una crescita: lo stesso interessante espediente delle facce-voci clonate in ogni personaggio (Being John Malcovich again?) tranne per l’anomalia-Lisa che illuminerà la notte perfetta, viene reiterato sino all’estremo come unico espediente narrativo – sintomo di una povertà di idee francamente nuova per Kaufman – annegando pian piano nella noia. Purtroppo c’è ben poco cinema in questo film, solo sprazzi isolati di umanità in un’anonima notte a Cincinnati.

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SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


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Titolo originale: id.
Regia: Charlie Kaufman, Duke Johnson
Voci: Jennifer Jason Leigh, David Thewlis, Tom Noonan
Durata: 90’
Origine: Usa, 2015
Distribuzione: Universal Pictures

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