Aoashi, di Akira Satō

In linea con il manga, fa del calcio l’incipit, il mezzo e l’origine della sua mitopoiesi. Difficile trovare un anime così follemente innamorato di questo sport e delle sue ritualità. Su Crunchyroll

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I motivi per cui gli anime a tema sportivo (spokon) occupano ormai da più di 50 anni una posizione nevralgica nell’industria d’animazione nipponica, non sono da ricondurre al “solo” dato commerciale o alla popolarità di cui godono presso un utenza di lettori/spettatori di matrice universale. Come per gli sports movies, la formula del successo degli spokon è da ritrovare al cuore della loro stessa struttura nucleare, nell’insieme di codici, figurazioni e strategie narrative che consente loro di legare la tematica (e quindi lo sport) di riferimento del singolo testo ad una sequela pressoché infinita di esperienze, emozioni, vissuti. Transitando costantemente dal macro al micro, le parabole sportive di questi giovani personaggi si aprono all’orizzonte del quotidiano, dove lo sport si fa lente immaginaria attraverso cui catturare qualcosa di più grande. È così che l’afflato socio-politico di Tommy la stella dei Giants, le parabole sacrificali di Rocky Joe e Ping Pong: The Animation, e il cameratismo di Slam Dunk, nonostante le differenze, convergono verso uno stesso scopo, a cui anche Aoashi lega le sue dinamiche interne: mettere al centro del racconto lo sport (in questo caso, il calcio) per attivare processi di engagement talmente forti e intesi, da travolgere il pubblico sull’altare della spettacolarità sportiva.

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Ma Aoashi non affida le sue strategie alla sola convenzionalità di genere. Se in termini strutturali aderisce alle lezioni dei suoi illustri predecessori, è rispetto ai corrispettivi calcistici che manifesta una ammirevole originalità di racconto, da ritrovare, paradossalmente, nella venerazione quasi reverenziale delle regole di gioco. Aoashi, infatti, è un anime follemente innamorato del calcio. In questo senso non si limita ad intrecciare storie di campo con le parabole di crescita dei giovani protagonisti, al fine di tematizzare lo sport nella sua valenza socio-formativa. Per nulla. Quel che desidera è costruire una narrazione che abbia nel calcio e nell’attenzione chirurgica alle sue regole, l’origine della sua dimensione mitopoietica. Tutto deve passare attraverso lo sport, non con o in parallelo ad esso. Una propensione originale che filtra già dalle ramificazioni narrative della storia.

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Da questo punto di vista il giovane Aoi Ashito non ha molti riscontri con i classici protagonisti a cui ci hanno abituato gli spokon calcistici. Il suo talento non è da ritrovare nell’estro creativo del prodigio, né tanto meno nella personalità vincente del fuoriclasse. Per quanto sia mosso dal sogno di diventare il “più grande attaccante del Giappone”, la sua capacità di visione, unita all’intelligenza tattica, porta l’allenatore Fukuda ad arretrarlo – suo malgrado – nel ruolo di terzino, in una posizione da cui dovrà letteralmente re-imparare le regole del gioco. E attraverso la sua parabola di apprendimento, Aoashi porta lo spettatore a vivere il campo da calcio, tanto nelle sue dinamiche tecniche quanto in quelle propriamente umane. Nell’anime, come nell’omonimo manga di Yūgo Kobayashi, non c’è praticamente nulla della stilizzazione (ultra)spettacolarizzante di Captain Tsubasa (Holly & Benji) e Inazuma Eleven, né del divertissement goliardico del contemporaneo Blue Lock. Le sue storie di abnegazione e di allenamento quotidiano, spingono le animazioni verso un afflato più naturalistico, in modo da costruire – e non snaturare – l’emozione proprio sulla base delle continue referenze emotive alla realtà.

Perché in Aoashi la connessione con il pubblico non è mediata dalla manipolazione estetica e spettacolarizzante delle azioni calcistiche. È il calcio, inteso come pratica sportiva totalizzante, a farsi carico del compito di emozionare lo spettatore, dominando con il suo immaginario ogni spazio di racconto. Insomma, è delle ripetizioni tipiche della sua ritualità, di ciò che accade ciclicamente prima, durante e dopo un incontro, che l’anime nutre continuamente le sue storie. In attesa che il fischio finale riporti tutto alla normalità. Almeno fino all’inizio di una nuova partita.

Titolo originale: id.
Regia: Akira Satō
Voci: Kōki Ohsuzu, Tatsumaru Tachibana, Seiichirō Yamashita, Taku Yashiro, Shun Horie, Wataru Katō, Junya Enoki, Kentarō Kumagai, Chikahiro Kobayashi, Shunsuke Takeuchi, Yūichirō Umehara, Maki Kawase, Hiroki Yasumoto, Kei Shindō
Distribuzione: Crunchyroll
Durata: 24 episodi da 23′
Origine: Giappone, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
Sending
Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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