"Apocalypto", di Mel Gibson

Il quarto film dell'attore australiano si caratterizza per uno stile convulso, diretto, che materializza la violenza nella sua primitiva istintività. Pur essendoci dei momenti riusciti, la furia visiva di Gibson appare come un semplice espediente stilistico di un film che non si distanzia da un blockbuster d'azione pur avendo la presunzione di farlo

--------------------------------------------------------------
INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER LA POSTPRODUZIONE, CORSO ONLINE DAL 17 GIUGNO

--------------------------------------------------------------

Si rivolge ancora dietro nel tempo il cinema di Mel Gibson. La civiltà Maya di Apocalypto, la figura del leggendario eroe scozzese William Wallace di Braveheart, le ultime 12 ore della vita di Gesù in La passione di Cristo rappresentano alcuni passaggi cruciali della Storia che vengono mostrati dall'attore australiano con uno stile convulso, diretto, materializzando la violenza nella sua primitiva istintività.

--------------------------------------------------------------
OPEN DAY SCUOLA SENTIERI SELVAGGI, IN PRESENZA/ONLINE IL 7 GIUGNO!

--------------------------------------------------------------

In Apocalypto – girato in lingua maya così come La passione di Cristo era realizzato in aramaico e latino – un villaggio viene brutalmente attaccato da alcuni soldati del re, in cerca di vittime da sacrificare agli dei per riscattare la popolazione dalla carestia che ne ha decimato il regno. Tra gli uomini catturati c'è anche Zampa di Giaguaro che, nel corso dell'aggressione, vede il padre assassinato sotto i suoi occhi. Riesce però a nascondere la moglie e il figlio dentro un pozzo impedendogli così di essere presi. Il giovane uomo deve affrontare più volte la morte: sta per essere decapitato sul patibolo ma proprio in quel momento scompare la luce, segnale che gli dei sono sazi; viene inseguito da un giaguaro, salta dalla cascata di un fiume ma alla fine riesce a salvarsi.


Giunto al quarto lungometraggio dietro la macchina da presa (il secondo consecutivo dove non compare come attore), Mel Gibson affronta con Apocalypto un'altra vicenda di martirio individuale e/o collettivo, con frammenti del crudo realismo del controverso La passione di Cristo e con il respiro avventuroso di Braveheart. L'atteggiamento dell'attore australiano appare diametralmente opposto a quello di Malick in The New World. Se quest'ultimo film appariva eccessivamente etereo, inafferrabile nel suo continuo nascondersi dietro visioni figurative che trasformavano il film in un lungo e ininterrotto sogno, Apocalypto invece non nasconde nulla, inquadrando tutto quello che c'è da mostrare. La fuga di Zampa di Giaguaro viene seguita quasi completamente dal suo punto di vista. Lo spettatore vede e sente attraverso i suoi occhi e il suo udito e si appropria addirittura del suo respiro affannato.  In questo senso ci sono anche dei riusciti momenti come la scena iniziale della caccia o il momento in cui i prigionieri vengono fatti correre dai loro carnefici per poi essere colpiti dalle frecce. Per molti aspetti risulta notevole anche il lavoro del direttore della fotografia Dean Semler (lo stesso di Balla coi lupi) che accentua il contrasto tra l'oscurità della foresta in cui dominano il verde e il nero e il chiarore della città Maya con l'immagine della piramide e i dettagli coloratissimi di ambienti e costumi. Rispetto al film di Costner manca però quel senso di magico mistero così come di Braveheart è tiotalmente assente il respiro epico. La furia visiva di Gibson, tranne i momenti riusciti, appare quindi un semplice espediente stilistico di un film che, visto sotto altri aspetti, non si distanzia da un blockbuster d'azione pur avendo la presunzione di farlo. La fuga di Zampa di Giaguaro, per esempio, non è poi così simile da quella del chirurgo interpretato da Harrison Ford in Il fuggitivo. Eppure la pellicola di Andrew Davis aveva un ritmo e una fisicità che Apocalypto possiede solo a tratti, diluiti spesso  in visioni (il giaguaro, le navi sull'isola del finale) in cui si vogliono mostrare i segni della decadenza di un mondo perduto. Malick da una parte e Gibson dall'altro, pur con visioni di cinema completamente contrapposte, sembrano così aver agito perifericamente alla Storia. Ci sarà la poesia nel primo caso e l'azione nel secondo, eppure non si è entrati dentro quei 'nuovi/vecchi mondi' ma si sono guardati sempre da lontano.

----------------------------
SCUOLA DI CINEMA TRIENNALE: SCARICA LA GUIDA COMPLETA!

----------------------------

 


Titolo originale: id.


Regia: Mel Gibson


Interpreti: Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Jonathan Brewer, Morris Bird, Carlos Emilio Baez


Distribuzione: Eagle Pictures


Durata: 138'


Origine: Usa, 2006

--------------------------------------------------------------
#SENTIERISELVAGGI21ST N.17: Cover Story THE BEAR

--------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative