Approvato l’albo degli influencer in Italia: cos’è e a cosa serve

Il registro, ufficializzato dall’AGCOM, regolamenterà la trasparenza online e le sponsorizzazioni dei content creator italiani, oltre al rispetto delle norme su razzismo, violenza e tutela dei minori

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L’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha ufficialmente approvato l’istituzione dell’albo degli influencer e del conseguente codice di condotta, che dalla prossima primavera regolerà aspetti come la tutela dei diritti e dei minori, le sponsorizzazioni e la trasparenza della comunicazione social. La registrazione, effettuabile a partire da questo novembre fino a febbraio 2026, è obbligatoria per tutti i creator – circa 2000 secondo le stime – con almeno 500.000 follower su un singolo social o con almeno un milione di visualizzazioni medie al mese (il calcolo si basa sui sei mesi precedenti alla domanda). Per tutti gli altri sarà invece facoltativa. 

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L’obiettivo dell’albo è allineare i content creator italiani alle normative europee definite dal Digital Service Act, che dal 2022 regola la comunicazione online delle grandi piattaforme nell’UE per renderla più trasparente e sicura per gli utenti. Gli influencer vedranno quindi da una parte riconosciuto il loro ruolo professionale, mentre dall’altra dovranno sottostare a regolamentazioni esattamente come i canali televisivi e gli altri fornitori di contenuti audiovisivi tradizionali.

Oltre a impegnarsi a non diffondere fake news e a rispettare le norme su razzismo, violenza e dignità umana, gli iscritti all’albo avranno infatti l’obbligo di non pubblicare contenuti potenzialmente dannosi, indicando tramite avvertenze quelli non adatti ai minori. Sponsorizzazioni e collaborazioni, escluse le autopromozioni, dovranno poi essere adeguatamente segnalate con appositi hashtag (#pubblicità, #adv o #sponsorizzato) e chiari indicatori visivi. Stessa cosa vale per eventuali contenuti realizzati con l’intelligenza artificiale, dichiarate con diciture come “foto modificata”. In caso di violazioni, l’AGCOM potrà intervenire con sanzioni pecuniarie, dai 250.000 euro ai 600.000, fino a limitare o rimuovere i contenuti dalle piattaforme e, in casi estremi, sospendere o escludere i creator dall’albo.

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