Arco, di Ugo Bienvenu
Un ottimo esordio nel lungometraggio animato che racconta di un bambino che viaggiando nel tempo finisce in un passato da cui non riesce a tornare indietro. CANNES78. Séances spéciales
Un viaggio nel tempo ha sempre qualcosa di speciale. Quello immaginato da Ugo Bienvenu è simile al viaggio di Marty McFly, eroe di Ritorno al futuro di Zemeckis, ed immagina infatti di andare a ritroso nel passato. Arco è un bambino di 10 anni che vive nel 2932 e finisce per errore nel 2075, dove resta intrappolato. Deve trovare il modo di tornare indietro. Ad aiutarlo nell’impresa sarà Iris, una bambina sua coetanea che vive insieme al fratellino ed ad un robot di nome Mikki, un automa che si occupa di loro per lasciare ai genitori la libertà di lavorare in città.
Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo

----------------------------
Dopo numerosi cortometraggi e videoclip d’animazione, seguiti o paralleli agli studi in Francia e negli Stati Uniti, il regista francese Ugo Bienvenu esordisce nel lungometraggio con una fiaba avventurosa sulla fanciullezza, sul bisogno di illudersi e trasgredire agli ordini. Il suo eroe è questo bambino con un sogno, vedere i dinosauri. Come ogni membro della sua famiglia, disegnando un arcobaleno in cielo, con il suo costume multicolore dotato di una preziosa gemma sulla fronte, riesce a rompere lo spazio tempo ed a spostarsi tra diverse epoche. Però può farlo solo dopo aver compiuto dodici anni, una regola che Arco non riesce proprio a rispettare, ed infatti una notte approfittando dell’occasione riesce a trafugare l’abito della sorella ed a spiccare il volo. Le conseguenze naturalmente sono una piccola catastrofe, precipitando infatti ha perso la preziosa pietra necessaria ad ottenere potere dalla luce, finita nelle mani di alcuni divertenti malintenzionati a cui danno voce Vincent Macaigne e Louis Garrel, ad arricchire un cast di voci molto importanti come Natalie Portman ed Alma Jodorowsky.
La storia lascia all’autore la libertà di costruire un doppio futuro, uno prossimo ed uno lontanissimo, universi tra i quali si attiveranno connessioni, con la possibilità di fantasticare sulle soluzioni abitative, enormi piattaforme sospese nel cielo, macchine volanti ed ologrammi, una visione anche amara ma sempre ecosostenibile, unica redenzione dopo la catastrofe ambientale ignorata per qualche centinaio di anni. Prodotto tra gli altri da Netflix, sfida con dei tratti classici la perfezione degli algoritmi, ci riporta al momento in cui iniziano ad ammucchiarsi i ricordi ed alcuni restano indelebili, legati ad un desiderio o ad una delusione. Parla di valori che si perdono e di altri che rinascono, di amicizia e di legami, straordinario quello con di Iris e Peter con Mikki, un nucleo familiare a tutti gli effetti, che servirà per introdurre un’altra lezione basilare sulla perdita di qualcuno di importante. Serio ma mai serioso, è molto delicato nei toni pastello, e sviluppato anche con delle piccole gag comiche, altra non piccola nota di merito, dai tratti evanescenti che sembrano galleggiare in mezzo alle nuvole a velocità supersonica, poi improvvisamente di una densità materica quando sullo schermo arriva una terribile catastrofe di fuoco e fiamme. Forse manca di profondità ed avrebbe potuto costruire dei personaggi un poco più incisivi, ma il risultato è comunque più che soddisfacente.



















