Arianna, di Billy Wilder

“Audrey Hepburn? Un salmone che nuota controcorrente…” (Billy Wilder)

In Arianna Billy Wilder nasconde una variopinta tela di proiezioni edipiche irrisolte che coinvolgono il playboy americano Mr Frank Flannagan (Gary Cooper), la violoncellista Arianna (Audrey Hepburn) e il di lei padre Claude Chavasse (Maurice Chevalier) detective di tradimenti matrimoniali in una Parigi impertinente e lasciva. In superficie troviamo un tessuto narrativo classico che omaggia apertamente la commedia di Ernst Lubitsch: il personaggio di Gary Cooper ha tantissime analogie con il Michael Brandon da lui interpretato ne L’ottava moglie di Barbablù (Bluebeard’s Eighth Wife del 1938); la pelliccia di ermellino è la citazione di That Lady in Ermine, ultimo film di Lubitsch terminato da Otto Preminger nel 1948; l’attore Maurice Chevalier può essere considerato un feticcio lubitschiano e il finale del film alla stazione è quasi identico a quello di Fra le tue braccia (Cluny Brown, 1946).

Rispetto a Sabrina (1954), Billy Wilder elimina qualsiasi residuo di moralismo e, aiutato dal grande sceneggiatore I.A.L. Diamond (che scriverà con Wilder tra le altre cose A qualcuno piace caldo, L’appartamento e Irma la dolce) inserisce simboli psicoanalitici (la custodia del violoncello, il registratore dove si raccontano falsità, la valigia che non si riesce a chiudere) e riferimenti sessuali sul rapporto tra due persone con una marcata differenza d’età. Ai tempi il fatto che Gary Cooper avesse 56 anni e Audrey Hepburn appena 28, aveva scatenato una serie di critiche su un possibile miscasting: al contrario proprio tra i due personaggi principali viene a crearsi una speciale alchimia che si alimenta nella tensione degli incontri ravvicinati. Arianna usa il materiale d’archivio del padre detective per scatenare la propria immaginazione e rendere più eccitante la sua monotona vita di musicista, ma mantiene dentro la custodia di uno strumento musicale la sua vera essenza. Mr Flannagan rappresenta il proibito, la vita dissoluta, il vuoto dei sentimenti artificialmente riempito dai quattro violini zigani che eseguono incessantemente Fascination negli incontri amorosi nel pomeriggio (Love in the Afternoon è il pertinente titolo originale). Maurice Chevalier è il super io genitoriale castrante che impone una forte legge morale non solo all’Io della figlia ma anche all’Es impulsivo e irrazionale del playboy impenitente: importante nel sottofinale la scena in cui vengono mostrati i due dossier di Flannagan e Arianna, a sottolineare le differenze tra uno squalo vorace e un salmone che nuota controcorrente. All’amore romantico sul modello del Tristano e Isotta di Wagner subentra l’amore clandestino nel pomeriggio, consumato nel segreto delle camere del Ritz sulla Place Vendome. Arianna si intrufola nelle stanze d’albergo mossa dalla curiosità irrefrenabile di entrare finalmente nel mondo dei grandi e abbandonare la protettiva bambagia paterna: dopo l’amore osserva la propria immagine allo specchio e dà una sistemata ai capelli come se niente fosse. Ma proprio la sua intraprendenza e il suo desiderio di far colpo sul playboy Flannagan (registrando al magnetofono improbabili avventure erotiche seriali) apre una falla nel cuore di ghiaccio di Gary Cooper che realizza attraverso la ingenuità della ragazza la propria inconsistenza esistenziale.

Ritmato da dialoghi serrati che si alternano a scene di inseguimenti e travestimenti, recitato da tre attori assolutamente complementari che si esaltano nelle rispettive performance, Arianna è una commedia sentimentale che intreccia detection e discorso amoroso con la leggerezza e la spontaneità della sua protagonista.

 

Titolo originale: Love in the Afternoon

Regia: Billy Wilder

Interpreti: Gary Cooper, Audrey Hepburn, Maurice Chevalier, John McGiver

Durata: 126′

Origine: Usa 1957

Genere: commedia

 

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