ARIRANG. Alberto Barbera discute delle sorti di Venezia 2020 con Sentieri Selvaggi

Durante la quarta puntata di ARIRANG, il consueto appuntamento in diretta sulla pagina fb di Sentieri Selvaggi, si è discusso anche dei festival nell’era del Coronavirus, grazie agli interventi di Stefania Ippoliti, Giona A. Nazzaro, Gabriele Larssen Panico, Fulvio Risuleo, Roberto Silvestri: è possibile sostituire l’esperienza della fruizione diretta con quella veicolata dalle piattaforme digitali?

Federico Chiacchiari domanda all’ospite speciale, Alberto Barbera, se tra le due tipologie ci sia una separazione così netta o se si possano immaginare strategie diversificate. Il direttore della Mostra del Cinema di Venezia conferma di essere ancora in attesa degli ulteriori sviluppi, come tutti. C’è chi ha rinunciato e ha rimandato le iniziative, pochi hanno già deciso di posticiparle (come Cannes). Per quanto riguarda Venezia, non è possibile dare per ora una comunicazione certa sulla strategia che potrebbe essere adottata in caso di un prolungamento delle misure restrittive fino a settembre. Il timore è che la gravità della situazione attuale possa causare un annullamento totale dell’evento, fatto purtroppo indipendente da ogni più ottimistica intenzione. Nell’attesa, è lecito interrogarsi sulla possibilità di «conciliare una qualche forma di edizione dal vivo con un’integrazione più o meno significativa di eventi che invece possono realizzarsi soltanto online». In caso di un’ipotetica edizione virtuale, ciò che preoccupa gli organizzatori è principalmente la prospettiva di una mancata condivisione della scelta da parte di tutte le categorie coinvolte: autori, registi, produttori, distributori, agenti, passando per i giornalisti e gli ospiti stessi della kermesse, sino ad arrivare al pubblico. Rimane un requisito necessario che tutte queste componenti accettino le condizioni imposte e decidano di partecipare attivamente. Nel caso non si riesca a raggiungere un accordo, quando sarà il momento, la conseguenza inevitabile sarà la rinuncia allo svolgimento del festival.

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Anche se da un lato il digitale favorirebbe il mercato online, dall’altro è difficile che l’evento dal vivo possa essere sostituito da una sua riproduzione “a distanza” e che l’anima propria di una competizione storica venga trasmessa in modi diversi da quello tradizionale. Per molti «lo streaming non può sostituire la sala», considerata un’esperienza unica. Probabilmente sarebbero d’accordo quei registi indipendenti che preferirebbero lanciare il proprio film davanti a un pubblico presente, con la qualità che solo il grande schermo può restituire.

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Nonostante le inevitabili perdite economiche, specialmente per le piccole produzioni indipendenti, Barbera (e gli altri ospiti dell’incontro) ribadiscono che probabilmente prendersi un “anno sabbatico” sarebbe la scelta migliore. Lo streaming forzato di tutti i prodotti attualmente in circolazione (o in uscita a breve, compresi quelli che avrebbero dovuto partecipare ai vari festival in programma) determinerebbe inoltre un impoverimento delle sale al momento della loro riapertura e, vista l’attuale inattività produttiva per cause di forza maggiore, una mancanza di nuovi materiali. 

Alla proposta di Chiacchiari di un festival dai partecipanti “a numero ridotto” a Lido e in contemporanea in diretta in tante sale italiane, Barbera ribatte sostenendo che l’online non potrebbe mai sopperire all’esperienza collettiva imprescindibile della sala e soprattutto alle varie interazioni caratteristiche dell’ambiente festivaliero (in ciò si allinea alle recenti dichiarazioni di Frémaux): «Tecnicamente si potrebbe fare, ma piuttosto che vivere un’esperienza insoddisfacente, mutila e mutilante, meglio mettersi il cuore in pace, senza timore» e rimanere in stand by fino alla fine dell’anno, aspettando che il festival possa tornare a svolgersi nelle condizioni di sempre.