“Arrietty”, di Hiromasa Yonebayashi

Arrietty

Potrebbe non essere così rilevante ricordare che circa quarant’anni fa Hayao Miyazaki e Isao Takahata scrissero insieme un primo adattamento di The Borrowers, il classico della letteratura anglosassone per ragazzi firmato da Mary Norton. È noto il fascino che la cultura e la tradizione letteraria dell’Occidente hanno da sempre esercitato su Miyazaki, né sorprende che le simpatie comuniste di entrambi gli autori trovassero una facile sintonia con le vicende degli gnomi “prendi-in-prestito”, che vivono recuperando e riadattando ciò che gli esseri umani, nel loro quotidiano consumare eccessivo e insensato, finirebbero comunque per sprecare. Tuttavia, la conclusione del progetto, a tanti anni di distanza, sembra assumere un significato particolare, alla luce di una riflessione sul se e sul come ci si possa attendere un passaggio generazionale nel futuro dello Studio Ghibli. Sono passati quasi dieci anni dall’uscita del grazioso, non memorabile, The Cat Returns (2002) di Hiroyuki Morita, pochi meno dalla deludente opera prima di Goro Miyazaki (I racconti di Terramare, 2006), mentre il talentuoso Yoshifumi Kondo, autore dell’ottimo Whisper of the Heart (1995) è purtroppo prematuramente scomparso. Nuovamente, con Hiromasa Yonebayashi, i vertici dello studio guidano l’esordio di un altro autore, che dimostra la possibilità di una continuità narrativa e stilistica con il passato, ma conferma allo stesso tempo come l’intensità immaginifica dell’arte dei due fondatori sia probabilmente irripetibile. Ciò nonostante, anche se forse bisognerà attendere un secondo film per dirlo con certezza, l’esordiente regista sembra possedere personalità sufficiente per rielaborare con sensibilità la visione dei suoi mentori e i temi portanti della loro poetica. Animatore tra i più dotati della factory (sua la sequenza di Ponyo sulla scogliera in cui la protagonista corre sulle enormi onde del mare in tempesta), Yonebayashi ne fa proprie le suggestioni fantasy ed ecologiste, la fede nel legame simbiotico con la natura, la capacità di immaginare nuovi mondi per mostrarci il nostro con occhi diversi. Arrietty è una favola essenziale fondata sull’assunzione di un diverso punto di vista, quello di un paio di occhi minuscoli di fronte ai quali il nostro mondo appare abnorme, dilatato, trasfigurato. C’è un senso di inesausto stupore davanti al mutamento di ogni comune oggetto o dettaglio del quotidiano vivere umano, davanti a tavoli da scalare come montagne, chiodi che diventano gradini, francobolli usati come quadri, insetti affettuosi come animali domestici. La vivacità cromatica delle immagini e la minuziosa creazione del mondo dei prendi-in-prestito, a metà tra la riproduzione naturalistica e il ritratto fantastico, sono lo sfondo perfetto su cui si definisce il personale cammino di libertà e di scoperta di un’adolescente “particolare”, che trova in un universo percepito come nemico un’inattesa possibilità di crescita. Quello tra Arrietty, cresciuta senz’altri contatti con la propria specie al di fuori dei suoi genitori, e l’umano Sho, giovane malato di cuore dimenticato in casa di un’anziana zia, è l’incontro tra due solitudini, ritratto con delicatezza e sensibilità nei singoli gesti, espressioni e parole che nutrono e saldano un legame apparentemente impossibile. In bilico tra timore e desiderio, resistenza difensiva e istintiva curiosità, il reciproco studiarsi di due mondi opposti diviene scoperta di uno sguardo sconosciuto eppure familiare. Come la casa di Arrietty e quella di Sho, che non sono separate ma l’una dentro l’altra, il confronto non può che tradursi nell’assimilazione dell’Altro, nel riconoscimento, profondamente emozionale, della diversità come specchio di una parte ignota di sé. Vicino all’utopia di Miyazaki, dunque, eppure intriso di una malinconia assente nelle ultime opere del maestro, l’esordio di Hiromasa Yonebayashi tenta di raccogliere un’eredità ingombrante, ma che è più che mai necessario mantenere viva.
 
 
 
 
Titolo originale: Karigurashi no Arrietty
Regia: Hiromasa Yonebayashi
Origine: Giappone, 2010
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 94’