Asian Film Festival 2010

Giunto alla sua ottava edizione, l’Asian Film Festival, diretto da Antonio Termenini, torna ad offrire al pubblico romano, dal 10 al 17 luglio presso il Cinema Farnese (Piazza Campo de’ Fiori, 56), la migliore produzione cinematografica dell’Estremo Oriente e del Sud-Est Asiatico.
Le opere selezionate quest’anno si concentrano, in particolare, su 8 paesi asiatici (Thailandia, Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Hong Kong, Taiwan, Filippine, Giappone) ed il programma del Festival propone 16 titoli in concorso, 5 fuori concorso e 2 Newcomers. Tra questi, l’Asian Film Festival è lieto di presentare agli spettatori 3 anteprime internazionali (How Are You Dad?, The Little Heart, Don’t Burn), 2 europee (Tears, Taipei Exchanges) ed 8 anteprime italiane (One Day, Face, Memories of a Burning Tree, Flooding in a Time of Drought, Like You Know It All, Face, Au Revoir Taipei, Spring Fever).
Alla Conferenza Stampa, che si terrà il 2 luglio alle h. 19.00 presso il Cinema Farnese, interverranno:Mr. Alex Hu, vice ambasciatore di Taiwan, Mr. Mong Yuet-wah, chairman dell’ HKETO-Hong Kong Economic and Trade Office di Bruxelles, Ugo Papi, responsabile PD per l'Asia, Michele Misuraca, Direttore del Roma Fiction Fest, Bruno Astorre, Vice Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Cristina Priarone, direttrice della Roma Lazio Film Commission ed Antonio Termenini, direttore dell’Asian Film Festival.
Due gli appuntamenti monografici di maggior risalto: un omaggio al regista filippino Brillante Mendoza – già ospite e protagonista della retrospettiva dell’Asian Film Festival nel 2008 – ed una retrospettiva di 10 film dedicata al raffinato cineasta di Hong Kong Stanley Kwan, entrambi ospiti della manifestazione, accanto a due illustri esponenti dell’industry come Jason Lai, produttore di Singapore – coinvolto nel 2006 nella realizzazione de La stella che non c'è di Gianni Amelio – e Kenneth Tan, direttore della Singapore Film Commission.
Ideato ed organizzato dall’Associazione Cineforum “Robert Bresson”, il Festival è stato realizzato con il contributo del Comune di Roma-Assessorato alle politiche culturali e della comunicazione, del Ministero dei Beni Culturali-Direzione Generale Cinema, e dei seguenti organismi: GIO-Government Information Office, R.O.C. Republic of China (Taiwan), MOFA R.O.C, Ministry of Foreign Affairs Republic of China (Taiwan), Media Development Authority di Singapore, Singapore Film Commission, Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia, Ambasciata della Repubblica Socialista del Vietnam, Associazione Italia-Estremo Oriente, Persol, Cathay Pacific, China Airlines.
 
Di particolare rilievo la collaborazione avviata nell’edizione 2010 con il HKETO/HKSARG (Hong Kong Economic and Trade Office) di Bruxelles, sostenitore d’eccellenza nella realizzazione della retrospettiva, che consentirà di dare maggiore spazio al cinema di Hong Kong, anche grazie all’importante legame con l’Hong Kong Film Archive.
 

Fra i Media Partner della manifestazione, la Roma-Lazio Film Commission, la Fondazione per l’Audiovisivo Roberto Rossellini ed il Roma Fiction Fest, oltre a Frameonline e LostinMovies.it .

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FILM IN CONCORSO E FUORI CONCORSO
Il cinema thailandese della new wave autoriale: con Nymph (concorso), di Pen-Ek Ratanaruang, l’Asian Film Festival indaga nella ridda dei sentimenti umani, seguendo il segno politico lanciato da Cannes, con la Palma d’oro conferita a Apichatpong Weerasethakul per Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives, che con Nymph ha molto in comune: si tratta, in entrambi i casi, di storie che circoscrivono il percorso spirituale dei protagonisti, la cui evoluzione interiore può compiersi solo attraverso il contatto con le forze della Natura.
 
Racconti surreali con protagonisti alle prese con fantasmi e trasmigrazione di anime anche in altre pellicole in cartellone, come Visage(fuori concorso) del taiwanese Tsai Ming-liang, e Blood Ties (concorso) del singaporiano Chai Yee-wei, fino allo stravagante Symbol (concorso) di Matsumoto Hitoshi, in cui un giapponese, ritrovatosi improvvisamente imprigionato, legherà la sua esistenza a quella di un wrestler messicano di mezza età in un sogno tra passato, presente e futuro. Symbol è anche il film da cui è tratta la locandina dell’VIII edizione dell’Asian Film Festival.
Il Vietnam invece sposta il focus sul sociale e sulle atrocità della guerra, proponendo opere come The Little Heart (Newcomers) di Thanh Van Nguyen e Dont’Burn (concorso) di Dang Nhat Minh mentre Singapore affronta il tema apocalittico e quello ambientale, con Flooding in the Time of Drought (fuori concorso) di Sherman Ong, incentrato sul dramma della mancanza d’acqua, e sui conflitti familiari, mentre le difficoltà di relazioni tra generazioni sono il cuore della filmografia di Corea del Sud e Taiwan, rispettivamente con Mother (concorso) di Bong Joon–ho e How are you, dad?(concorso) di Chang Tso-chi.
Da segnalare, sempre dalla Corea del Sud, Thirst, il film vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2009, diretto dal regista Park Chan-wook. Noto al grande pubblico per la trilogia della vendetta, iniziata nel 2002 con Sympathy for Mr. Vengeance, seguito da Old Boy, e Sympathy for Lady Vengeance: il cineasta di Seoul si spinge oltre i confini del dilemma morale e dell’immaginazione con Thirst, storia di un giovane prete che, diventato un vampiro a causa di una trasfusione, allaccerà una relazione con la moglie di un amico d’infanzia. Il suo lato umano riuscirà Kwan a sconfiggere il mostro che alberga in lui?
La Retrospettiva su Stanley Kwan, ospite dell’Asian Film Festival nei giorni della manifestazione, presenterà ben 10 film dell’autore, alcuni dei quali considerati già veri e propri classici: Center Stage (Yuen Ling-yuk), Everlasting Regret (Changhen ge) Full Moon in New York (Ren zai Niu Yue), Hold You Tight (Yue kuai le, yue duo luo) The Island Tales (You shi tiaowu), Lan Yu (Lan Yu), Love Unto Waste (Dei ha ching), Red Rose White Rose (Hong mei gui bai mei gui), Rouge (Yin ji kau), Women (Nu ren xin). Ricorrono in queste opere alcuni temi chiave della poetica di Kwan: la nostalgia di un’epoca, quella di Shanghai e Hong Kong negli anni ‘30 e ‘40, come una bolla di illusioni a cui il cinema di Kwan (come quello di Wong Kar-wai) anela incessantemente; la solitudine nata dall'esclusione, l’ineludibile necessità di trovare un proprio omologo ed i profondi legami che questa necessità può creare; la prospettiva sentimentale che riemerge con costanza in ogni film, come punto di partenza per indagare l’evanescenza dell’essere, in un intreccio complesso di temi, suggestioni e stili. In particolare segnaliamo Lan Yu (2001), tratto dal romanzo “Beijing Story” dell’anonimo Tonghi, parola che in cinese significa “compagno” ma che ha assunto il significato di omosessuale, usato come pseudonimo dietro al quale si cela il vero scrittore del libro (divenuto in poco tempo un cult per le comunità gay cinesi e come denuncia civile a causa della messa al bando dell’omosessualità).
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