Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen, di Ric Roman Waugh

Nel terzo atto della saga di Fallen, Waugh opera, con un poderoso senso dell’azione, un ribaltamento del canone. Da arma patriottica e implacabile, Gerard Butler diventa il corpo in fuga da braccare

Forse hanno davvero ragione loro, l’unico modo per resistere a questo ventunesimo secolo di poteri forti e multinazionali che hanno definitivamente preso il controllo di tutte le nostre personali narrazioni, è ritirarsi nello “sguardo sfocato sul mondo” di Hermit Bob, l’eremita di Tom Waits de I morti non muoiono. Che poi, a voler lasciarsi andare al divertimento della forzatura, è uno sguardo maledettamente simile quello di Clay Banning, padre del ben più celebre Mike e veterano del Vietnam con il volto sfatto di Nick Nolte, che ha abbandonato la sua famiglia per un solitario confino tra i boschi, nel fermo rifiuto di diventare oggetto del sistema.
angel has fallenMa, come è facile intuire, questo terzo atto della saga dei Fallen non è certo un film di Jarmusch. E, anche se Ric Roman Waugh non si lascia sfuggire l’occasione per tornare a riflettere, dopo il documentario That Which I Love Destroys Me, sulla questione della sindrome da stress post-traumatico, c’è ben poco spazio nelle due ore di pura azione e grande ritmo di Angel Has Fallen per riuscire a portarsi sulle spalle un discorso capace di scendere nelle profondità della crisi della contemporaneità.
Certo, Waugh tenta di muoversi in altre direzioni rispetto alle questioni di Londra, dove, a colpi di Fanculistan, veniva sfruttato lo spauracchio terrorismo con gradassa incoscienza. E allora, più che su una monolitica visione della Nazione, Angel Has Fallen lavora sulle ombre che ne minano l’integrità, con tanto di stoccata all’ascesa trumpiana, e si insinua tra i meandri di una collusione della politica con le compagnie private dei contractor che utilizza il depistaggio del sempre efficace zampino russo. Ma l’aspetto più interessante del film è, forse, il ribaltamento del canone, con Gerard Butler che questa volta, da arma patriottica e implacabile, puntata contro i cattivi, diventa il corpo da braccare.
angel has fallenWaugh apre, dunque, la saga inaugurata da Fuqua con Olympus Has Fallen ad un’inedita componente crepuscolare, facendo guadagnare a Mike Banning una dimensione più umana e intima. In una fuga per il riscatto che parla della necessità di una ridefinizione della propria identità, Gerard Bulter è il padre di famiglia, diviso tra gli affetti privati e la dimensione eroistica, per la prima volta costretto a fare i conti con i limiti del proprio corpo e dunque con l’idea della fragilità.
Ed è proprio il discorso sull’identità ad essere centrale in questo terzo capitolo, con Waugh che non si ferma alla figura del protagonista, ma estende la sua riflessione all’idea stessa del genere action. Che lo sforzo di Angel Has Fallen sia teso a riagganciarsi a quel cinema senza compromessi sul quale Fuqua aveva fondato il primo mattone della saga è chiaro fin dall’inizio.
Waugh, che non a caso, oltre ad aver diretto film come Snitch o La fratellanza, ha un angel has fallenpassato da stuntman a cavallo tra i gloriosi anni ’80 e ‘ 90, si libera con una scrollata di spalle del tentativo del secondo capitolo di alleggerire “l’impegno dichiaratamente old school” di Olympus Has Fallen. A questo proposito è fondamentale l’incipit del film in stile dichiaratamente videoludico, con Butler che si muove in un campo di addestramento come fosse in un videogame, per poi mostrare davvero le carte del film quando dice che per riuscire sopravvivere è sempre necessario fare sul serio. Quello action, sembra affermare Waugh, che oltre ad un mirabolante spettacolo pirotecnico, sfodera un poderoso senso dell’azione (basta andarsi a vedere l’ottima sequenza della fuga sul tir per farsene un’idea), è un cinema senza scorciatoie o mezzi termini, dove, ha ragione il personaggio di Danny Huston, non si può esser altro che leoni.

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Titolo originale: Angel Has Fallen
Regia: Ric Roman Waugh
Interpreti: Gerard Butler, Morgan Freeman, Nick Nolte, Danny Huston, Jada Pinkett Smith, Lance Reddick, Tim Blake Nelson, Piper Perabo
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 114’
Origine: USA, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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