Attenti al Gorilla, di Luca Miniero

Lorenzo (Frank Matano) è un avvocato fallito, in crisi con la moglie (Cristiana Capotondi) e padre (assente) di un figlio, che da mesi sembra aver deciso di non parlare più, e due gemelle pressoché identiche, che stenta continuamente a distinguere. Per recuperare la stima della sua famiglia e l’amore di sua moglie decide di far causa allo zoo della città per liberare un gorilla. Dopo aver vinto, però, il giudice gli affida la custodia dell’animale, affidandogli anche le spese del suo ritorno in Africa. Lorenzo si vede costretto a portarsi il primate in casa e dar via ad una convivenza bizzarra e assurda, per entrambi.

Che il trio di sceneggiatori Giulia Gianni, Gina Neri e lo stesso regista Luca Miniero, avesse in mente dei protagonisti assolutamente inusuali per questo Attenti al Gorilla, almeno all’interno del panorama della commedia nostrana, lo si intuisce fin dalla presentazione di Lorenzo. Con un occhio all’iconico Saul Goodman di Vince Gilligan (e in particolare a quello delle origini visto in Better Call Saul), Lorenzo è un avvocato fallito che, causa ristrettezze economiche, conduce il proprio lavoro da un ufficio improvvisato all’interno di un centro estetico. Decisamente meno furbo e truffaldino della versione impersonata da Bob Odenkirk, Lorenzo condivide con essa anche quell’immaturità che lo caratterizza inizialmente.
Le responsabilità rifuggite dall’avvocato napoletano, poi, sono pure maggiori dato che ha già un matrimonio alle spalle, con tanto di numerosa prole. Lui la sua Kim Wexler l’ha quindi già sposata, anch’essa è un avvocato e, soprattutto, rappresentazione di tutto ciò che lui non è e vorrebbe/dovrebbe essere. Emma è infatti ambiziosa e dedita al proprio lavoro, ben inquadrata e razionale nella vita, alla ricerca di una più tranquilla stabilità, eppure al tempo stesso affascinata e in qualche modo invidiosa della condotta sregolata e all’apparenza libera dell’ex partner (anche se in questo caso, rispetto alla versione di Rhea Seehorn, riesce a nasconderlo molto di più).
È il personaggio di Cristiana Capotondi, anche più dello stesso protagonista maschile in verità, ad incarnare il conflitto alla base della storia, il tema attorno a cui finisce per ruotare la pellicola, ovvero il lasciarsi andare ad un più sano e avventuroso istinto “animale”. È sempre lei in fondo ad esplicitare a parole, più volte, nella seconda parte del film, la propria avversione verso la noiosa e canonica routine che le si prospetta col nuovo, ricco ed equilibrato, appunto, promesso sposo Alfonso/Francesco Scianna (evidenziata dalle inquadrature che li vede, insieme e silenziosi, innaffiare il giardino di casa), andando anche contro a quanto detto da lei stessa nella prima parte.

Va letta in questa chiave, allora, la bizzarra quanto surreale presenza del gorilla, più elemento scatenante della trama, più escamotage narrativo per il riavvicinamento tra Lorenzo e i propri figli, i quali attratti dall’animale vogliono ora passare del tempo col padre fino a quel momento perlopiù assente (e viceversa), che vero protagonista degli eventi. Dove funziona meno è invece tanto dal punto di vista visivo quanto dal punto di vista comico, per quanto il doppiaggio di Claudio Bisio s’impegni. Le battute sono poco brillanti, i tempi appaiono rallentati, tutti aspetti che rendono macchinoso e abbastanza faticoso il primo atto. Attenti al Gorilla ingrana davvero, soprattutto in campo umoristico, proprio nel secondo atto, quando paradossalmente mette da parte la creatura e punta maggiormente alle gag famigliari, decisamente più riuscite, ossia quando gli umani cedono ai propri istinti e si lasciano andare ai comportamenti più irrazionali.

A funzionare più di tutto, in tal senso, è proprio la regia di Luca Miniero, soprattutto nella direzione degli attori, nel guidarli verso il grottesco più spinto ed esilarante. L’autore napoletano sfoggia così tutta la propria esperienza, specie nella misura dei tempi comici. Miniero dimostra di saper dosare coscientemente; riesce a potenziare doti umoristiche ancora poco sfruttate fino ad ora, come quelle mostrate da un ottimo Francesco Scianna; trova in Diana Del Bufalo l’interprete perfetta per il mood di stranezza e assurdità che vuole infondere alla sua opera; preme infine sull’acceleratore, come detto, quando la situazione lo richiede, e qui sono magistrali, ad esempio, gli scontri verbali, rapidi e incalzanti quanto esagerati nei modi e contenuti, tra i due ex-coniugi Capotondi/Matano, lì dove invece tanti suoi colleghi spesso finiscono col cadere.
Ecco, dove la regia di Miniero invece risulta più debole, o comunque meno efficace, è nel terzo atto, quando dalla commedia si sfocia nell’azione, in un folle inseguimento portato comunque più che dignitosamente a casa, ma forse in maniera fin troppo sbrigativa. Il motore degli eventi, il villain interpretato da Massimo Di Lorenzo, che si chiama Gus come un certo Gus Fring (giusto per continuare l’omaggio gilligiano) e che, come il personaggio di Giancarlo Esposito, dietro una facciata gentile ed innocua nasconde una spietatezza criminale, non riesce a liberarsi della sua natura comica, almeno tanto da convincere lo spettatore sulla sua vera pericolosità.

Convince, invece, Frank Matano, che rinnova la collaborazione col regista napoletano. Miniero deve evidentemente vedere in lui l’elemento estraneo, in qualche modo alieno nel panorama della commedia italiana odierna, come già in Tonno Spiaggiato, nel bene o nel male, aveva dimostrato di essere. Una diversità che, come detto all’inizio, è pressoché perfetta per interpretare Lorenzo e lo stesso Matano, dal canto suo, sembra trovarne giovamento, visto che rispetto a Sono Tornato appare molto più in parte e decisamente a suo agio sulla scena.
Dove il personaggio di Lorenzo, invece, scatena più di una perplessità è nel suo percorso personale all’interno della narrazione. Per tutto il film lo si vede quasi solo preda degli eventi, il suo riavvicinamento alla propria famiglia, evidentemente il punto d’arrivo per la sua maturazione finale, sembra arrivare più per forze esterne (la manutenzione del gorilla, prima, il desiderio di Emma di fuggire dalla routine, poi) piuttosto che apparire davvero sincero o quantomeno consapevole dei suoi cambiamenti. Dubbi che in qualche modo si dileguano, però, se si sposa l’elogio dell’istinto professato dall’opera. Preferisce tenersi un gorilla in casa, piuttosto che noi” dice ad un certo punto il figlio, deluso, alle proprie sorelle. La crescita del protagonista, allora, non sta tanto nel reprimere la propria (in)sana follia, di cui è provvisto fin dal principio, quanto nell’incanalarla verso gli aspetti della vita e, soprattutto, delle persone che la meritano davvero.

Regia: Luca Miniero
Interpreti: Frank Matano, Cristiana Capotondi, Lillo Petrolo, Francesco Scianna, Diana Del Bufalo, con la voce di Claudio Bisio
Distribuzione: Warner Bros. Pictures 
Durata: 90′ 
Origine: Italia, 2019

 

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