Autobahn – Fuori controllo, di Eran Creevy

Eran Creevy cerca di dar prova della solidità della vecchia scuola e guarda al presente con il desiderio di ritrovare la meraviglia delle acrobazie degli stuntmen e delle coreografie dei car chase

Che le ultime pellicole che vedono lo zampino di Joel Silver disegnino un tentativo di riallacciarsi ai classici del genere action, in tutte le sue declinazioni, è ormai piuttosto chiaro. A partire dal ritorno dietro la macchina da presa di Walter Hill con quel magnifico manifesto, redatto in coppia con Silvester Stallone, sulla necessità dell’old school per rivedere il presente che è Bullet to the Head, passando poi per lo zoppicante progetto di The Nice Guys e per questo Autobahn – Fuori Controllo, Joel Silver sembra essersi posto alla testa di un cinema di resistenza, che combatte i nuovi superpoteri dell’immagine con le armi della vecchia cara maniera.
AutobahnSuperata una prima scarsa mezz’ora, durante la quale l’inglese Eran Creevy paga dazio ai suoi trascorsi da regista di videoclip, con una tanto frenetica quanto debole messa in scena che ripercorre – è Colonia a far da sfondo – quelle dinamiche amorose che, come ci dice Nicholas Hoult nel rocambolesco incipit del film, “ fanno girare il mondo” e, in questo caso, anche la storia, Autobahn si abbandona, finalmente, a tutta velocità, alla sua vocazione action, senza dimenticare, dopo aver affidato ad un Ben Kingsley, eccentrico e strafatto criminale in cafona tenuta aurea, il ruolo di mattatore, di mettere a segno lungo il suo cammino tutto un repertorio di pause distensive, fatte di spacconerie, ammiccamenti e citazioni.
Per salvare dalla malattia l’amabile broncio di Felicity Jones nel ruolo di Juliette, nome dagli Autobahnechi shakespeariani che fornirà l’assist ad una delle tante citazioni in cui si gongola Hagen, il villain del film interpretato da Anthony Hopkins, il Casey di Nicholas Hoult decide di tentare un colpo ai danni del potentissimo e corrotto uomo d’affari di Hopkins che, immancabilmente, gli sguinzaglia contro i suoi scagnozzi, dando vita ad un inseguimento senza tregua. Ed è proprio qui, al diavolo i discorsi sull’originalità della scrittura, tra le autostrade e i vicoli tedeschi, che Eran Creevy dà prova della solidità della vecchia scuola, credendo fino in fondo, magari dopo essersi studiato più e più volte le sequenze automobilistiche di Ronin o Vivere e morire a Los Angeles, in un cinema che guarda al presente con il desiderio di ritrovare tutta la meraviglia delle acrobazie degli stuntmen e delle coreografie dei vari car chase ripresi senza l’aiuto della computer grafica.
Certo, una volta consumato il piacere delle carambole sui motori, alle quali Hoult è già autobahnavvezzo grazie alla palestra di Mad Max: Fury Road, non si può non accusare Autobahn di avere il fiato corto quando si tratta di menare le mani e, soprattutto, di aver dimenticato la lezione delle varie death race cormaniane, facendosi sfuggire l’occasione di andare fino in fondo al piglio politico, la corsa come sfida dell’eroe al sistema, che pur affiora nella sua trama. Ancor più difficile è, poi, passar sopra all’eccesso di hybris che anima il maldestro tentativo di Eran Creevy di compiere un’operazione riuscita solo a Jason Statham, questo sì corpo della “reincarnazione”, capace di portarsi addosso un’intera mappatura del genere, ovvero ritrovare una discendenza dei corpi dell’old school, lanciandosi, davvero troppo ingenuamente, in un improvvisato passaggio di testimone tra Burt Reynolds, più volte chiamato in causa da Ben Kingsley, e il povero Nicholas Hoult reduce da X-Men che, occhioni liquidi e volto smarrito, sembra non capire affatto la portata della sua presunta investitura.

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Titolo originale: Collide
Regia: Eran Creevy
Interpreti: Nicholas Hoult, Ben Kingsley, Felicity Jones, Anthony Hopkins, Nadia Hilker, Marwan Kenzari
Distribuzione: M2 Pictures
Durata: 99’
Origine: UK, Germania, 2016

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