Autopsy, di André Øvredal

La vita dopo la morte, la follia e il soprannaturale si mescolano con il realismo dell’autopsia sul corpo di Jane Doe creando un’atmosfera d’inquietudine costante fino al climax finale

Cos’è il corpo umano? Il sacro involucro dell’anima o un dedalo di sangue, carne e ossa, che apre la strada alla conoscenza per chi è in grado di attraversarlo? Di sicuro per Tommy Tilden (Brian Cox) e suo figlio Austin (Emile Hirsch) il corpo umano non ha segreti, in particolar modo se si tratta di un corpo morto. Nel loro obitorio in Virginia praticano la sacra arte della medicina legale, in cui sfogliano i corpi come libri e, attraverso la meticolosa analisi dei tessuti, riescono a scoprire la causa oscura della morte. Il loro lavoro, per quanto macabro possa sembrare, fa parte ormai da tempo di una routine collaudata, e ai loro occhi la morte ha perso quell’aura di mistero misto a paura che porta con sé per la gente comune. O almeno così era prima che il cadavere di Jane Doe entrasse nelle loro vite.
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Ritrovata sepolta nel seminterrato di una casa che è stata da poco teatro di un pluriomicidio, Jane viene portata d’urgenza in obitorio dallo sceriffo, che pretende un’analisi accurata del corpo entro la notte. Nonostante all’esterno imperversi una tempesta epocale, Tommy e Austin si buttano a capofitto sul cadavere, decisi a rimanere nell’obitorio fino a che la causa della morte non venga alla luce. All’esterno il corpo della ragazza è intatto, ricoperto da una pelle diafana che sembra quasi risplendere sul tavolo operatorio, ma il dall’interno sembra che Jane sia stata smembrata, carbonizzata, e sottoposta a terribili torture. Mano a mano che il bisturi affonda nella carne, i due medici sprofondano nell’incubo, scoprendo nel cadavere qualcosa di mai visto prima, talmente raccapricciante da portarli dall’incredulità alla follia.

maxresdefault-47Racchiuso in una scena claustrofobica Autopsy di André Øvredal svela il lato più macabro della realtà attraverso il disvelamento del corpo di Jane, spogliato, smembrato e ridotto a una carcassa informe in nome della verità. Ma tanto basta per generare un crescendo di paura che va di pari passo con l’autopsia, fino ad arrivare alle viscere dello spettatore. E anche se lo scenario dell’obitorio non è certo nuovo al cinema di genere, André Øvredal riesce con pochi e calibrati elementi a raccontare il terrore, attingendo alle paure che si dibattono negli strati più profondi dell’uomo. La vita dopo la morte, la follia e il soprannaturale si mescolano alla perfezione con il realismo dell’autopsia sul corpo di Jane creando un’atmosfera d’inquietudine costante, pronta ad esplodere ad ogni jumpscare fino al climax finale che apre la strada a un nuovo sorprendente sequel.

Titolo originale: The Autopsy of Jane Doe
Regia: André Øvredal
Interpreti: Emile Hirsch, Brian Cox, Ophelia Lovibond, Michael McElhatton, Parker Sawyers
Distribuzione: M2
Durata: 86′
Origine: USA 2016

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