Ava, di Tate Taylor

Jessica Chastain prende il posto delle anti-eroine d’azione che l’hanno preceduta in un action spy movie di Netflix privo di emozione ma di successo, che aspira a John Wick e omaggia kill Bill

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E’ innegabile che le piattaforme streaming stiano cambiando il modo di fruire un’opera (nonché di produrla): il colosso dello streaming è incline alle sperimentazioni, anche in campo seriale, ma quando si tratta di film ‘di genere’ sembra sempre che ci sia una libertà con il freno a mano. Anche Ava rientra nella seconda categoria, nonostante il regista in passato abbia diretto anche opere carismatiche e ironiche come The Help e lavorato alla serie Grace and Frankie.

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Ci si trova di fronte a uno spy movie action carrozzato: una dose moderata di inseguimenti e considerevoli scontri corpo a corpo con l’immancabile protagonista infallibile. Protagonista al femminile nel vero senso della parola: Ava è interpretata da Jessica Chastain, che continua il recente lavoro di eroina oscura degli action movie di Charlize Theron. Entrambe sono caratterizzate dalla loro personalità fredda e sofferente, ed entrambe sono nate dall’eredità di Angelina Jolie, per quanto riguarda gli innumerevoli scontri corpo a corpo, o di Scarlett Johansson, che con Black Widow è oggi la combattente spia con un passato turbolento più iconica. Donne badass, che non sono sempre solo personaggi positivi, ma sono caratterizzate da un lato oscuro che spesso le spinge più verso il ruolo di antieroe che le rende più umane. Michelle Rodriguez in Nemesi, Jennifer Lawrence in Red Sparrow, Alicia Vikander in Tomb Raider: tanti nomi recenti in ruoli che vogliono diventare iconici per gareggiare con le controparti maschili, da John Wick a tutti gli action movie degli anni 80-90 che avevano un solo eroe, sempre un uomo, e che spesso mancavano di personalità  psicologica.

Ava è un’assassina su commissione al servizio di una compagnia ‘invisibile’, capitanata dai personaggi interpretati da John Malkovich e Colin Farrell; non propriamente un’eroina convenzionale ma nemmeno nuova nel panorama. Reduce da un passato difficile, tra tossicodipendenza e gioco d’azzardo – sulle fila di Nikita – e da un addestramento nell’esercito che le ha permesso di uscirne, la donna, ormai killer professionista, comincia a porsi delle domande sulla reale colpevolezza delle sue vittime, una remora di coscienza che non può essere però accettata dall’organizzazione che la comanda e che decide quindi di eliminarla. Il film inizia in medias res, con la protagonista nel pieno della sua missione di eliminare uno dei soggetti commissionati e della sua nuova ‘folle’ e motivata concezione morale di scoprire se chi sta per assassinare se lo merita davvero. La sua vita passata, che l’ha portata all’autodistruzione, arriva tramite immagini di repertorio, e anche se Ava può sembrare una donna che si è liberata dai suoi problemi, diventando inscalfibile, in realtà ne ha solo abbracciato degli altri. Uno spaccato di personalità, dura a morire nel mondo del ‘lavoro’, fatto di spionaggio, commissioni e assassinio, ma fragile e debole in quello civile, da sorella e figlia ed ex fidanzata.

Da action movie a dramma. È molto più intimo di quel che può sembrare di superficie, in cui ciò che veramente crea interesse non è tanto la sfida da locandina ‘dell’uccidi o sarai ucciso’ quanto ciò che si nasconde dietro l’intera esistenza dell’assassina gelida fuori ma moralmente confusa dentro; un comportamento alla Tony Soprano, che non può essere accettato dagli stessi del mestiere, che pretendono individui pericolosi e silenziosi che non lasciano tracce e non possono tollerare assassini depressi che fanno domande. Sprazzi di esistenzialismo, sì, ma soprattutto di esistenza, cosa si nasconde nel dolore, nella scelta volontaria di diventare una macchina da guerra; e un terribile rapporto padre e figlia, che ha aperto la ferita che ha condotto Ava nella sua personale discesa verso il baratro, in cui ha canalizzato rabbia e rancori di un passato mai affrontato verso l’eliminazione di sconosciuti. 

Seppur spezzata dalla vita Ava è capace di uscire indenne (o quasi) da scontri a fuoco contro più persone, lanciare bombe ed eliminare i soggetti. È però lo scontro corpo a corpo che qua ruba veramente la scena: personaggi che scelgono volontariamente di lottare e scontrarsi fisicamente pur potendosi procurare armi senza troppi problemi. Il tutto culmina in una scheggia di esistenzialismo e lunghe scene violente di combattimento quasi realistico, con l’obiettivo di fare del male non solo per lavoro ma soprattutto per la frustrazione data dalla stessa vita e rabbia che scatena vendetta.

Le scelte narrative vedono scontri stereotipati evitabili finire nel modo in cui ci si aspetta, in cui si agisce di pancia e supponenza, il tutto solo per rendere più alta la performance della protagonista, che vince sempre negli scontri ma non nella vita reale. La narrazione c’è, e ci sono dentro tutti i punti di una struttura funzionale, compreso l’aspetto psicologico che si cela dietro questo gioco del crimine, ma nonostante tutto la trama sembra risentire di ogni tassello, come se la forzatura di cercare di renderlo il più costrutto possibile togliesse tutto il versante emozionale portando così la storia fine a stessa con solo la  parvenza di essere completa.

Da action spy movie a revenge movie. La scena finale richiama Kill Bill, in cui il messaggio finale fa credere ad una vendetta ciclica, con la differenza però che le motivazioni che spingevano Beatrix Kiddo all’azione erano senz’altro più radicate ed emozionali, oltre che pregne di personalità. In quanto a performance, la Chastain potrebbe anche reggere il confronto con la musa tarantiniana, anche se è più tormentata che violenta e più infausta che granitica. Viene da chiedersi se un film come Ava, nella suo canonicità, se proiettato in sala verrebbe lo stesso da etichettare semplicemente come ‘intrattenimento godibile’.

 

Titolo originale: id
Regia: Tate Taylor
Interpreti: Jessica Chastain, John Malkovich, Colin Farrell, Geena Davis, Ioan Gruffudd, Diana Silvers, Joan Chen, Common, Jess Weixler
Distribuzione: Netflix
Durata: 96’
Origine: USA, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (2 voti)
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