Avatar – Fuoco e cenere. Incontro con il cast
James Cameron riporta gli spettatori su Pandora e gli attori parlnoa della recitazione con le nuove tecnologie, dell’espansione del mondo Na’vi e dei legami del film con il presente
In occasione dell’uscita di Avatar: fuoco e cenere, il terzo film del franchise di James Cameron, il 17 dicembre, si è tenuto stamattina l’incontro con gli attori Sam Worthington, Stephen Lang, Bailey Bass, Trinity Jo-Li Bliss e Jack Champion.
James Cameron riporta gli spettatori su Pandora a tre anni da Avatar – La via dell’acqua, in una nuova avventura con il marine-Na’vi Jake Sully (Sam Worthington) e la guerriera Neytiri (Zoe Saldaña).
Corso online PRODUZIONE del DOCUMENTARIO con Raffaele Brunetti dal 5 febbraio

-----------------------------------------------------------------
È Stephen Lang, che nel film interpreta il colonnello Miles Quaritch, ad aprire la conferenza esprimendo gratitudine nei confronti del regista. “È una grande fortuna dal punto di vista professionale e personale lavorare con una personalità così creativa e visionaria come James Cameron. Un dono che continuiamo a ricevere”.
Sam Worthington, parla del messaggio del film: “Quando James (Cameron) ha progettato il film ha pensato a temi quali il pianeta, le risorse, la diversità, ma è poi emerso il tema familiare, che diventa veramente il fulcro. Come si sopravvive in una famiglia in difficili circostanze. È l’amore reciproco della famiglia il tema principale e questo ci parla anche del presente. Stiamo vivendo momenti difficili, di grande precarietà e incertezza e l’unica cosa che abbiamo è il nostro amore reciproco. Si tratta di essere tutti connessi, americani, italiani, tutto il pianeta. È nostra responsabilità promuovere l’amore per l’umanità in modo da correggere le storture e i problemi che ci possono essere”.
Bailey Bass, approdata nell’universo Avatar nel ruolo di Tsireyagorte, Na’vi del clan acquatico, ha fatto eco al sentimento del collega, per poi descrivere il file rouge di tutta la saga. Si tratta, per lei, della famiglia scelta e della diversità, ma nel rispondere si lascia scappare un indizio di trama. “Questo film ci dice che abbiamo più cose in comune che differenze. Ci consente di amare il cinema ricordandoci quanto è importante la solidarietà. In tutto il mondo, a prescindere dalle differenze, siamo tutti simili, abbiamo tutti una connessione profonda che vedrete in Avatar: Fuoco e Cenere”.
Il cinema in Timeline – Corso online dal 26 gennaio 2026

-----------------------------------------------------------------
Worthington ha evidenziato l’evoluzione emotiva di questo terzo capitolo rispetto ai predecessori: “Il primo e il secondo Avatar avevano lo stesso DNA. Quando ho letto la sceneggiatura ne ho rintracciato i punti in comune. Mentre nel terzo, con l’espansione del mondo, anche le emozioni sono approfondite”. Bass in accordo con il collega ha poi esaltato la capacità del film di parlare “in contemporanea al cuore e alla testa,” attraverso l’introduzione di nuovi clan e l’esplorazione più dettagliata dei personaggi.
Stephen Lang, ha omaggiato il cinema italiano citando Fellini, Antonioni e Visconti che sono stati d’ispirazione per diventare un attore. “Voi italiani sapete tutto del cinema ed è per questo che sono fiducioso che questo film avrà per voi un’importanza emotiva ma anche un importante collocazione nella storia del cinema”.
L’incontro è poi virata sugli aspetti tecnici. Bailey Bass ha elogiato Cameron e si è detta onorata di lavorare con un regista che costantemente “si spinge oltre i limiti tradizionali del cinema”. Sam Worthington ha poi parlato del recitare con nuove tecnologie, in particolare con il performance capture, tecnologia cinematografica avanzata che cattura in tempo reale i movimenti del corpo e le espressioni facciali di un attore tramite sensori e telecamere, trasferite su personaggi digitali. “Il nostro ruolo è quello di essere veri nella recitazione e in questo la tecnologia non è un ostacolo. Anzi, quando si lavora su un set tradizionale ci sono molte più distrazioni: i carrelli, le cineprese, le luci. Si corre contro il tempo e si insegue sempre la luce migliore mentre quando si lavora così è un processo personale più intimo. Tutto quello che facciamo resta. Siamo anzi più liberi di esplorare a fondo il nostro messaggio cercando di esprimerlo al meglio”
Jack Champion è della stessa opinione: “Se ho una telecamera sul lato destro del mio viso ne sono consapevole, mentre con la tecnica del performance capture ci si concentra sulla scena senza preoccuparsi delle luci e delle telecamere. Si è soli con gli altri attori e il regista”.
Infine, su una domanda sul futuro, Stephen Lang non risparmia una sferzata al governo americano: “Quello che vedo dominare tra i giovani è un senso di speranza e sono fiducioso che sarà possibile superare questo periodo veramente buio che riguarda il paese ma anche tutto il mondo. Voi sapete qualcosa riguardo al fascismo, ecco, il mio paese sta iniziando a impararne il senso”.
























