Baby Boss 2. Affari di famiglia, di Tom McGrath

Il sequel diverte con delle trovate riuscite ma si perde spesso nel trovare il proprio fulcro principale. Riesce comunque a creare un buon compromesso tra il pubblico adulto con quello più piccolo.

A quattro anni di distanza dal primo capitolo la Dreamworks torna al cinema con la saga di Baby Boss, riuscendo a trovare il giusto connubio tra una superficiale vena infantile e patinata con una poetica più adulta e introspettiva.

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In un presente alternativo Timothy Leslie, un padre disoccupato ma con un grande estro artistico, sta pian piano perdendo il rapporto con la figlia maggiore Tabitha. La ragazza è  concentrata sul suo futuro e alienata dal contesto scolastico in cui vive, gestito da Erwin Armstrong, un neonato camuffato da adulto grazie all’ausilio di un corpo meccanico, intento a far arrivare al potere supremo i bambini. Sarà Timothy insieme al fratello Ted e la figlia minore Tina  scoperta agente segreto di una società massonica, che cercherà di sventare il terribile attacco terroristico che potrebbe sovvertire il mondo intero.

Il nuovo lavoro firmato Dreamworks, scritta e letta con un’ impostazione dark, potrebbe risultare una storia allucinante, degna di un film fantascientifico ambientato in una realtà orrorifica e grottesca, per esempio situata nell’universo di Brazil o di 1984. Ma anche gli amanti più viscerali delle distopie cinematografiche si sorprenderanno dal constatare che si tratta del secondo capitolo della sagadiretta da Tom McGrath, non a caso anche regista della trilogia di Madagascar e di Megamind. Perché non a caso?

McGrath non è altro che una delle variegate incarnazioni della poetica e dello stile anticonformista della Dreamworks, che da sempre ragiona molto sulla decostruzione o semplicemente sul ribaltamento di ruolo del canone classico nel mondo dell’ animazione. Si può notare molto dal suo stile: è partito dal rendere il leone Alex di Madagascar un personaggio estremamente sensibile ed effeminato, per poi passare all’eroismo represso del supercriminale Megamind  fino ad arrivare alla genialità imprenditoriale e narcisista di un neonato appunto in Baby Boss. Infatti in questo secondo capitolo, ancora persiste questa decostruzione, meno forte rispetto al film precedente. Preferisce spaziare nei rapporti familiari dei vari personaggi e nell’interessante analisi dell’ utilizzo della tecnologia smart, trattata con il giusto criterio ma spesso cadente nell’infantilismo, in special modo nella prima parte.

Baby Boss 2 rappresenta alla fine un buon compromesso di visione tra il pubblico prettamente adulto con quello dei bambini, dove padroneggiano una comicità leggera e le innumerevoli citazioni cinematografiche, dagli zombie movies di Romero sino alle frasi storiche de Il Signore degli anelli, tutto costruito su un’animazione efficace, soprattutto nelle scene action e musical, riuscendo in fin dei conti a catturare anche l’attenzione dello spettatore più ostico.

 

Titolo originale: The Boss Baby: Family Business
Regia: Tom McGrath

Voci originali: Alec Baldwin, James Marsden, Jeff Goldblum, Lisa Kudrow, Eva Longoria, Ariana Greenblatt, Jimmy Kimmel
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 107′
Origine: USA, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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