Banksy – L’arte della ribellione, di Elio Espana

Ogni volta che si parla di Banksy si finisce sempre per cadere in qualche suo coup de théâtre. Regola confermata dal documentario di Elio Espana, il cui passaggio in sala è stato annullato dal dpcm

Sembra inevitabile ma, ogni volta che si parla di Banksy, si finisce sempre per cadere in qualche suo coup de théâtre. Anche quando i paradossi della realtà superano le scelte di marketing pensate dall’équipe dell’artista. Come sta succedendo per la proiezione nelle sale di Banksy – L’arte della ribellione, programmata per le giornate del 26, 27 e 28 di ottobre e che invece viene annullata dall’ultimo decreto d’emergenza firmato dal Presidente del Consiglio.

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Come la celebre disintegrazione in diretta dell’opera Girl with Ballon, autodistruttasi dopo che il magnate di turno se l’era aggiudicata per oltre un milione di sterline durante un’asta da Sotheby’s, anche il documentario diretto da Elio Espana si dissolve davanti agli occhi dello spettatore in attesa di tempi migliori (o di un più immediato passaggio sulle piattaforme streaming).

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Allora, essendo l’attività artistica di Banksy una continua riflessione sul capitale simbolico dell’opera d’arte, perché non estendere l’interrogativo anche alla fruizione stessa del documentario che mette assieme i pezzi del suo vissuto? In sintesi, l’uscita in streaming di un lungometraggio inizialmente pensato per la sala ne declassa automaticamente il suo valore artistico?

E se la risposta fosse no, qual è allora il criterio per capire quali lungometraggi necessitano del passaggio in sala?
Il caso di Banksy – L’arte della ribellione continua ad essere emblematico. Perché dal punto di vista formale ci ritroviamo di fronte ad un lavoro di fattura ineccepibile, esaustivo sia sotto il punto di vista storiografico, sia per ciò che riguarda il ritmo della narrazione.
Il progetto Banksy viene contestualizzato nella contingenza storica del momento, ripercorrendo gli anni nefasti del thatcherismo britannico – ed il conseguente smantellamento del welfare state -, la Cool Britannia di Tony Blair e le pesanti responsabilità del governo inglese nella gestione della crisi palestinese.

È, quello di Elio Espana, un documentario ben assemblato, in cui riecheggiano tutti gli input già proposti in lavori legati allo street artist di Bristol, come ad esempio Exit Through the Gift Shop o L’uomo che rubò Banksy.
Ma la domanda resta comunque viva: sentiremo la mancanza della sala, per un lungometraggio che non ha certo un linguaggio difficile da digerire su piccolo schermo?
Domanda apertissima, a cui forse non è nemmeno così urgente dare una risposta. Tanto, per ora, quella tra proiezione in sala e recuperi in streaming sul divano di casa, sembra già essere una scelta obbligata.

Titolo originale: id
Regia: Elio Espana
Durata:  112′
Origine: UK, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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