"Barbarossa", di Renzo Martinelli

barbarossa
La storia non è un tribunale così come il cinema non dovrebbe essere un'aula in cui “chiudere” questioni aperte… “teletrasporto” della storia e i suoi personaggi, nel limbo della compiacenza, della decenza e della presunta benevolenza verso il pubblico che ha fretta di dimenticare. Nessun viaggio compiuto: lo spettatore progetta l'uscita prigioniero di un abbraccio e il mito si frantuma al grido di LIBERTA'…

barbarossaLa storia non è un tribunale così come il cinema non dovrebbe essere un'aula in cui “chiudere” questioni aperte. Barbarossa di Martinelli, presentato in anteprima ai nostri governanti, ha la vaghezza e forse la presunzione del cinema di regime, all'epoca fascista considerato l'arma più forte dello Stato, un'arma che non martellava ma che anche negli anni bui ha tenuto “distanti” le coscienze. Il film “leghista”, etichettato da più parti, che grazie al carroccio e alla falce sconfigge l'invasore tedesco, in realtà narra le vicende di Alberto da Giussano, condottiero della Compagnia della Morte, l'unico esercito capace di frenare l'avanzata dell'imperatore teutonico nella fatidica battaglia di Legnano, nel 1176. Ma il “Braveheart” italiano, nel quale Umberto Bossi si è immedesimato, probabilmente non è mai esistito, probabilmente è frutto dell'immaginazione di un domenicano, Galvano Fiamma, che ha incrociato realtà e finzione in un scritto degno di una vera sceneggiatura cinematografica. L'idea di una separazione netta, chiara, ovvia e definitiva tra la realtà oggettiva e indiscutibile dei fatti e il carattere soggettivo e discutibile delle interpretazioni appartiene a una cultura che è diversa da quella che caratterizza il grande cinema. Dopo due ore di combattimenti, amori infranti, guerre intestine, il pensiero è caduto su altri registi, come Herzog, per esempio, il quale probabilmente avrebbe girato un intero film per ricostruire quello che ha fatto Federico Barbarossa, dopo la caduta da cavallo a Legnano e la sconfitta del suo esercito. La storia narra che per tre giorni, dal 29 al 31 maggio 1176, dell'imperatore non si è avuta più notizia, e non si sa cosa abbia fatto e come sia riuscito a salvarsi dalla disfatta sul campo di battaglia. I grandi registi hanno forse un'incancellabile tendenza: quella di considerare aperte tutte le questioni e molto raramente si illudono di chiudere le stesse. Alla radice di ciò che chiamiamo ricerca storica per immagini sta il gusto della ricerca, il piacere dello scoprire, mettere in relazione le idee fra loro e le idee con i fatti, soprattutto e prima di ogni altra cosa il piacere di organizzare un percorso non già interamente noto e per intero codificato. Si parlerebbe non ingiustamente di passione per la ricerca: ciò che sinceramente non traspare dal lavoro di Martinelli (nonostante convincenti interpretazioni attoriali, almeno di quelle principali). Proprio quella passione con la quale non solo il futuro può essere imprevedibile. Quando scoprono nuovi sentieri i registi mostrano che è imprevedibile anche il passato. Prescindendo da ogni riferimento ideologico e politico, da ogni tipo di polemica che a questo film per forza di cose si accompagna, è ancora una volta il cinema che fatica a rivelarsi, tra bagni di sangue congelato, salti cronologici assai poco destabilizzanti, misteriosi e incomprensibili ralenti che mummificano le emozioni. È veramente paradossale ciò che l'immagine riesce a provocare anche involontariamente: l'affresco storico di Martinelli, che sembra cementificare i corpi piegati e sofferenti di Amos Cassioli nel suo capolavoro, La Battaglia di Legnano, è l'ennesimo “teletrasporto” della storia e i suoi personaggi, nel limbo della compiacenza, della decenza e della presunta benevolenza verso il pubblico che ha fretta di dimenticare. Nessun viaggio compiuto: lo spettatore progetta l'uscita prigioniero di un abbraccio e il mito si frantuma al grido di LIBERTA'…

---------------------------------------------------------------
BANDO N. 5 POSTI GRATUITI PER CORSO DI CRITICA DIGITALE

---------------------------------------------------------------

Regia: Renzo Martinelli
Interpreti:  Rutger Hauer, Raz Degan, Fred Murry Abraham, Hristo Jivkov, Kasia Smutniak
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 139'

Origine: Italia, 2009

 
---------------------------------------------------------------
Ecco il nuovo Sentieriselvaggi21st #10: CYBERPUNK 2021, il futuro è arrivato

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative



    Un commento