Bellezza e tristezza. Il cinema di Mizoguchi Kenji

Al Museo Nazionale del Cinema
un omaggio a Mizoguchi Kenji
 
5-13 novembre 2007
 
 
 
Il Museo Nazionale del Cinema presenta al Cinema Massimo dal 5 al 13 novembre 2007 Bellezza e tristezza. Il cinema di Mizoguchi Kenji, un omaggio dedicato al grande maestro del cinema giapponese e che presenta i suoi film più famosi.
 
La rassegna si apre lunedì 5 novembre al Cinema Massimo alle ore 21.00 con la proiezione di O-Sen delle cicogne di carta, un film muto del 1935 con accompagnamento musicale dal vivo dei Maestri Stefano Maccagno (pianoforte) e Riccardo Balbinutti (percussioni). Ingresso euro 3,50.
 
L’omaggio a Mizoguchi Kenji è un progetto del Centro Espressioni Cinematografiche (Udine), di Cinemazero (Pordenone) e della Cineteca del Friuli (Gemona, UD) realizzato con la collaborazione del Museo Nazionale del Cinema e della Cineteca del Comune di Bologna. Si ringraziano per aver fornito le copie: National Film Center, Kawakita Memorial Film Institute, Japan Foundation, Shochiku, Toho, Kadokawa.
 
La manifestazione rappresenta la X edizione di Lo sguardo dei maestri e si concluderà a Udine (1-2 febbraio 2008) con un convegno internazionale di studi curato da Dario Tomasi. Al convegno interverranno i massimi esperti italiani e internazionali del regista giapponese, tra cui: Jean Douchet, Yomota Inuhiko, Adriano Aprà, Roberta Novielli, Joanne Bernardi, René Predal, Alain Masson.
 
 
 
 
 
 
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Museo Nazionale del Cinema
Resp. Ufficio Stampa: Veronica Geraci
tel. 011 8138509-10 – cell. 335 1341195 – email: geraci@museocinema.it

 

 

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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Bellezza e tristezza: l’eclettica coerenza del cinema di Mizoguchi Kenji
di Dario Tomasi
 
Quando negli anni Cinquanta i film di Mizoguchi iniziano ad essere visti in Occidente, tra i loro più ferventi ammiratori ci sono i “giovani turchi” dei “Cahiers du Cinéma”, ormai sempre più prossimi a diventare i protagonisti della Nouvelle Vague. Rohmer, Godard, Rivette e compagni colgono subito la grandezza dell’opera di Mizoguchi, anche se nel farlo la collocano in ambiti addirittura antitetici: Rohmer parla di espressionismo, astrazione, sintesi; Godard di realismo. Ma non è proprio forse della grande arte l’implicita impossibilità di essere ridotta e sistematizzata da schemi interpretativi che mai sono in grado di coglierne interamente l’autentica ricchezza e la molteplicità dei significati? Non è proprio forse nella contraddizione, nel fertile terreno del confronto dialettico, nell’intrinseca “dialogicità” del testo che un’opera conquista quella vitalità che ne fa fino fondo un oggetto degno del nome di arte? Coerenza ed eclettismo sono due termini chiavi per cercare di comprendere l’opera del regista giapponese. Sul piano stilistico, ad esempio, gli aspetti più significativi della sua messinscena rinviano a un sistema che, per certi aspetti, rimanda ad un’indubbia coerenza, testimoniata dal ricorso ai piani sequenza e ai long take, alle immagini distanziate e agli elaborati movimenti di macchina, alle inquadrature in profondità di campo e al complesso intrecciarsi e sovrapporsi di dati iconicamente significanti; tutti dispositivi che denunciano un sostanziale rifiuto del découpage classico e un privilegiare le forme del montaggio interno. Tuttavia se guardiamo l’opera di Mizoguchi nel suo complesso, ci rendiamo presto conto che tali scelte non ne escludono altre, che i suoi film sono attraversati da folgoranti primi piani (pensiamo ai finali di Elegia di Osaka e di Le sorelle di Gion), da struggenti sintagmi alternati (l’epilogo di Storia dell’ultimo crisantemo), da improvvisi stacchi e reaction shot (la scena in cui Mohei è punito da Ishun in Gli amanti crocifissi). In sostanza Mizoguchi non abbandona mai del tutto il repertorio del découpage classico, ne riduce il peso, privilegia modelli di rappresentazione alternativi, costruisce delle immagini complesse che invitano lo spettatore ad essere lette come dei quadri ma, quando lo ritiene opportuno, si riappropria di modelli di rappresentazione più classici – “occidentalmente” parlando – ridando loro una nuova forza espressiva, che deriva proprio dal rifiuto di usarli come forme ricorrenti e quindi stereotipate, bensì come soluzioni quasi straordinarie cui ricorrere eccezionalmente. È per questo che un primo piano in un film di Mizoguchi può tradursi in una scossa emotiva che raramente si produce con tale intensità in un film di un altro regista. Una stessa contraddittoria coerenza si ritrova nell’ambito di quello che è il tema dominante il cinema di Mizoguchi: la rappresentazione dell’universo femminile. Da una parte denuncia apertamente le condizioni di sfruttamento ed emarginazione di cui la donna è vittima a causa di una società patriarcale, che riesce a riprodursi nonostante i vistosi cambiamenti che il Giappone ha, per altri aspetti, manifestato dal medioevo agli anni del secondo dopoguerra; dall’altra egli è palesemente vittima di una concezione trascendentale della donna che, nel suo mitizzarla, la rappresenta ancora una volta come un oggetto, sebbene di un oggetto di culto e d’ammirazione qui si tratti. Come è stato più volte notato, la complessa immagine femminile costruita da Mizoguchi nella sua opera sembra privilegiare tre modelli: la ribelle, la principessa e la sacerdotessa. La prima è – come Omocha in Le sorelle di Gion – la ribelle vendicativa, che dà vita a una protesta individuale, cerca di reagire al sopruso di cui è vittima, usando le stesse armi di coloro che la opprimono, ma che è fatalmente destinata a venire sconfitta da un mondo infinitamente più forte di quanto lei non lo sia. L’archetipo della principessa è costituito da donne aristocratiche – come O-haru in Vita di O-haru, donna galante – costrette a prostituirsi o a confrontarsi con gli aspetti più bassi della società che le circonda ma che rimangono nell’animo pure ed incontaminate. La sacerdotessa, infine, rappresenta il ruolo forse ideale per Mizoguchi: è la donna che – come l’eroina di Taki no shiraito/Il filo bianco della cascata – può amare tramite un’altruistica devozione rivolta al proprio uomo, che per lui si sacrifica, divenendone la guida spirituale, morale e talvolta anche finanziaria. È questo tipo di personaggio intorno cui si struttura quella forma narrativa dei destini rovesciati – il successo dell’uomo raggiunto grazie alla sfortuna della donna – che è il modello narrativo dominante – e anch’esso segnato da una vistosa contraddittorietà interna – di tutto il cinema di Mizoguchi.

 

 

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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PROGRAMMA
 
 
Bellezza e tristezza. Il cinema di Mizoguchi Kenji
 
Cinema Massimo, 5-13 novembre 2007
 
 
Mizoguchi Kenji
O-Sen delle cicogne di carta
Orizuru O-sen
Giappone 1935, 91’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dal National Film Center e presentata su licenza Shochiku
Accompagnamento musicale dal vivo dei Maestri Stefano Maccagno (pianoforte) e Riccardo Balbinutti (percussioni)
Nell’attesa dell’arrivo di un treno, un uomo e una donna, entrambi ignari della presenza dell’altro, ricordano il passato comune. Sokichi giunge in città nella vana speranza di potersi iscrivere all’università e studiare medicina. Un giorno incontra O-Sen, donna giovane e affascinante, e insieme finiscono al servizio del capo di una gang di truffatori. Alterne vicende dividono i due innamorati. Sokichi porta a termine gli studi e diventa un medico affermato mentre O-Sen vaga in preda alla follia. Quando si ritrovano alla stazione, lei neppure lo riconosce. Ultimo capitolo della trilogia ispirata all’opera di Izumi Kyola, di cui fanno parte Nihonbashi (1929) e Il filo bianco della cascata (1933).
Sc.: Takashima Tatsunosuke, dal racconto di I. Kyoka; Fot.: Miki Minoru; Int.: Yamada Isuzu, Natsukawa Daijiro, Ramon Mitsusaburo.
LUN 5, h. 21.00 – ingresso euro 3,50
 
Mizoguchi Kenji
Le sorelle di Gion
Gion no shimai
Giappone 1936, 69’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dal National Film Center e presentata su licenza Shochiku
Furusawa, un mercante di cotone, ha perso tutti i suoi beni e, lasciata la moglie, si rifugia nella casa della geisha Umekichi. La donna si prende cura di Furusawa ma la sua presenza in casa non è gradita dalla sorella di lei, Omocha, soprattutto di fronte agli enormi sforzi che entrambe sono costrette a fare per sopravvivere. Un giorno Omocha convince un ricco antiquario a diventare il nuovo protettore della sorella. Si fa dare dei soldi che usa, in parte, per cacciare Furusawa. Quando, però, Umekichi trova la nuova abitazione di Furusawa, lo raggiunge e si trasferisce da lui. Mentre è con lui, apprende che la sorella, ferita, è stata portata in ospedale. Si precipita da lei per accudirla e, quando rientra a casa per prendere il necessario a passare la notte in ospedale, scopre che Furusawa l’ha lasciata di nuovo.
Sc.: Yoda Yoshikata, dal romanzo di Aleksandr I. Kuprin; Fot.: Miki Minoru; Int.: Yamada Isuzu, Umemura Yoko, Shiganoya Benkei.
MAR 6, h. 16.30, VEN 9, h. 22.45
 
Mizoguchi Kenji
Sansho Dayu
L’intendente Sansho
Giappone 1954, 126’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dalla Japan Foundation e presentata su licenza Kadokawa
Il film è ambientato nel Giappone dell’undicesimo secolo. Tamaki è in viaggio con la figlia Anju e il figlio Zushio. I tre ricordano la nobile figura del padre, costretto all’esilio per aver preso le difese dei contadini. In viaggio, però, vengono ingannati da una sedicente sacerdotessa che li vende ai mercanti di schiavi. La madre è portata sull’isola di Sado, mentre i figli vengono a loro volta venduti all’intendente Sansho, uomo spietato che dirige un enorme campo di lavoro. Dopo dieci anni ritroviamo Zushio che, ormai, è divenuto fedele servitore di Sansho e si è apparentemente dimenticato delle sue origini. Fino a quando, però, un giorno sente la voce della madre che, dall’isola di Sado, lo chiama per nome. Decide di fuggire per raggiungere la corte di Kyoto dove il giovane apprende che il padre è morto. Viene poi nominato governatore della regione in cui si trova il campo di Sansho.
Sc.: Yoda Yoshikata, da una leggenda scritta da Mori Ogai; Fot.: Miyagawa Kazuo; Int.: Tanaka Kinuyo, Hanayagi Yoshiaki, Kagawa Kyoko.
MAR 6, h. 18.00, VEN 9, h. 20.30
Mizoguchi Kenji
Storia dell’ultimo crisantemo
Zangiku Monogatari
Giappone 1939, 143’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dal National Film Center e presentata su licenza Shochiku
Kikunosuke è il figlio adottivo di Kikugoro, capo della famiglia degli Onoe, attori del teatro kabuki, ed è destinato a succedergli come interprete di ruoli femminili. Ma le sue prove sono decisamente mediocri e nessuno trova il coraggio di dirglielo tranne la giovane domestica Otoku. I due diventano molto amici, ma la madre del ragazzo per porre fine a questa amicizia, allontana la ragazza e manda il figlio a Osaka, presso una compagnia di uno zio. Qui, dopo un anno, Kikunosuke incontra Otoku, che lo rincuora sui suoi progressi da attore. I due vanno a vivere insieme ma il giovane è costretto a unirsi a una scalcinata compagnia di attori girovaghi. Tempo dopo i due raggiungono alcuni membri della compagnia del padre di Kikunosuke. Otoku li convince a dare al giovane una nuova possibilità e in cambio promette di rinunciare per sempre a lui.
Sc.: Kawaguchi Matsutaro, Yoda Yoshikata; Fot.: Miki Minoru; Int.: Hanayagi Shotaro, Mori Kakuko, Kawarazaki Gonjuro.
MAR 6, h. 20.30, GIO 8, h.16.30
 
Mizoguchi Kenji
La vendetta dei quarantasette ronin
Genroku Chushingura
Giappone 1941-42, 217’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dalla Japan Foundation e presentata su licenza Shochiku
Durante un ricevimento ufficiale presso lo shogun di Tokyo, il cerimoniere viene minacciato con la spada all’interno del palazzo. L’autore dell’avventato gesto verrà costretto a fare hara-kiri lasciando i quarantasette samurai al suo servizio senza padrone. I samurai, divenuti quindi ‘ronin’, giurano di vendicare il loro padrone. Dovranno aspettare due anni per riuscire a compiere la loro vendetta. Lo shogun, però, pur ammirandone la lealtà, li condannerà a morte. 
Sc.: Hara Ken’ichiro, Yoda Yoshikata, dal dramma di Mayama Seika; Fot.: Sugiyama Kohei, Int.: Kawarazaki Chojuro, Arashi Yoshizaburo.
VEN 9, h. 16.30, DOM 11, h. 20.30
 
Mizoguchi Kenji
Gli amanti crocifissi
Chikamatsu Monogatari
Giappone 1954, 102’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dalla Japan Foundation e presentata su licenza Kadokawa
La tipografia di Ishun è in piena attività per la preparazione del calendario del primo ministro, di cui possiede l’esclusiva. Un giorno sua moglie Osen riceve la visita dei suoi genitori che hanno bisogno di denaro per pagare i debiti. La donna vorrebbe chiedere il prestito al marito, ma sa già che questi rifiuterà. Le offre il suo aiuto, invece, Mohei, il più abile disegnatore di Ishun che, però, viene scoperto a prendere il denaro dalla cassa. Per punizione è rinchiuso in un ripostiglio, dal quale riesce a fuggire. Prima di andarsene, però, entra nella stanza della domestica Otama per salutarla, ma vi trova Osen. Sorpresi insieme, i due vengono scambiati per amanti. Riescono a fuggire ma sono inseguiti dagli uomini di Ishun.
Sc.: Yoda Yoshikata, Kawaguchi Matsutaro, dal dramma di Chikamatsu Monzaemon; Fot.: Miyagawa Kazuo; Int.: Hasegawa Kazuo, Kagawa Kyoko, Shindo Eitaro.
SAB 10, h. 16.30, MAR 13, h. 22.15, MER 14, h. 18.15
 
Mizoguchi Kenji
L’imperatrice Yang Kwei-fei
Yokihi
Giappone 1955, 91’, col., v.o. sott.it.
Copia conservata dal National Film Center e presentata su licenza Kadokawa
Nell'ottavo secolo l'Imperatore cinese è in lutto per la morte della moglie. La famiglia Yang impone che la nuova consorte dell'Imperatore provenga dalle sue fila per consolidare, così, la sua influenza a Corte. Il generale An Lushan, allora, scopre una lontana parente che lavora nelle cucine della sua famiglia e si fa carico di presentarla all'Imperatore che si innamora di lei e la sposa facendola diventare la principessa Yang Kwei-fei. Agli Yang vengono concessi importanti incarichi ministeriali mentre An Lushan non ottiene a corte la posizione desiderata. I nuovi ministri spingono il loro potere a tal punto da provocare una rivolta popolare contro gli Yang, sobillata dallo stesso An Lushan.
SAB 10, h. 18.30, MAR 13, h. 20.30, MER 14, h. 16.30
 
 
Mizoguchi Kenji
Vita di O-Haru donna galante
Saikaku ichidai onna
Giappone 1952, 148’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dal Kawakita Memorial Film Institute e presentata su licenza Toho
O-Haru, prostituta non più giovane, entrando in un tempio crede di riconoscere nel volto di una statua quello dell’uomo da lei amato in gioventù. Le ritornano, così, alla mente le vicende travagliate della sua vita, da quando, con la sua famiglia di nobili origini, viveva nel palazzo di un ricco signore. Il suo primo peccato fu di innamorarsi di un samurai, di condizione inferiore alla sua. Scoperta, viene cacciata con la famiglia e costretta ad una vita di continue umiliazioni. Le sue vicessitudini vedono alternarsi periodi di sfortuna sempre maggiore. Di gradino in gradino, assillata dal padre che non cessa di rimproverarle la condizione perduta, O-Haru scende sempre più in basso. Da favorita di un signorotto, a geisha in una casa di piacere, da ultimo sarà prostituta tra i facchini e i marinai del porto. Terminerà la sua triste odissea sotto le vesti di monaca buddista, vivendo di elemosine, in attesa della morte.
Sc.: Ko Fujibuyashi; Fot.: Yoshimi Hirano, Yoshimi Kono; Int.: Kinuyo Tanaka, Toshiro Mifune, Masao Shimizu.
SAB 10, h. 20.30, DOM 11, h. 16.30
 
Mizoguchi Kenji
La nuova storia del clan Taira
Shin Heike Monogatari
Giappone 1955, 107’, col., v.o. sott.it.
Copia conservata dal National Film Center
Kyoto 113. Tadamori Taira e suo figlio Kyomori ritornano vittoriosi da una missione contro alcuni ribelli. Un giorno Kyomori viene a sapere che Tadamori non è il suo vero padre, dal momento che la madre, amante dell’imperatore Shirakawa, lo tradiva con un monaco. Essendo del tutto incerta la paternità del bambino, l’imperatore ripudiò la donna e chiede a Tadamori di prenderla in moglie per evitare scandali. Il giovane resta sconvolto tanto che, quando a Tadamori viene affidata una nuova missione, rifiuta di prendervi parte. La battaglia è vinta e l’imperatore decide di onorare il suo miglior guerriero offrendogli un titolo nobiliare. L’uomo, però, muore poco dopo, tenendo tra le mani un ventaglio che rivela le origine imperiali di quello che ha cresciuto come suo figlio.
Sc.: Yoda Yoshikata, Narusawa Masashige, Tsuji Kyuichi, dal romanzo di Yoshikawa Eiji; Fot.: Miyagawa Kazuo; Int.: Ichikawa Raizo, Kuga Yoshiko, Hayashi Marutoshi.
LUN 12, h. 16.30, MAR 13, h. 18.15
 
Mizoguchi Kenji
La strada della vergogna
Akasen chitai
Giappone 1956, 85’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dalla Japan Foundation e presentata su licenza Kadokawa
In Giappone è stato presentato un disegno di legge per l'abolizione delle case di appuntamenti; ma le donne che vivono in una di queste case, essendo incapaci di ritrovare o desiderare una vita diversa, sono molto preoccupate per il loro futuro se la legge sarà approvata. Tra loro ci sono Yumako, che deve procurarsi i mezzi per provvedere all'educazione e all'istruzione del figlio, e che viene respinta da lui. Mikki, che scaccia il padre nel suo proposito di redimerla, mosso soltanto dall'egoistica preoccupazione di tutelare la propria onorabilità. Yasumi, che deruba uno spasimante e si dedica al commercio dei tessuti. Il tenutario del bordello, intanto, continua ad esercitare la sua implacabile attività, talvolta minacciando, talvolta lusingando le donne cadute nella rete.
Sc.: Narusawa Masashige, dal racconto di Shibaki Yoshiko; Fot.: Miyagawa Kazuo; Int.: Kyo Machiko, Wakao Ayako, Mimasu Aiko.
LUN 12, h. 18.30/22.15
 
Mizoguchi Kenji
I racconti della luna pallida d’agosto
Ugetsu Monogatari
Giappone 1953, 97’, b/n, v.o. sott.it.
Copia conservata dalla Japan Foundation e presentata su licenza Kadokawa
Genjuro è un povero ceramista che conduce una vita modesta, ma felice, con la sua famiglia. Accanto a loro vive anche il cognato Tobei che, invece, sogna di diventare samurai. Scoppia la guerra e Genjuro parte con Tobei per cercare di vendere la sua merce prima che la battaglia gli impedisca di raggiungere il mercato. Il grosso guadagno ottenuto spinge i due uomini e i loro famigliari a lavorare senza sosta per produrre di più e conquistare il benessere. Quando la guerra piomba loro addosso, i due partono, proponendosi di raggiungere con le loro famiglie un altro paese, ma le difficoltà di trasporto e l'infuriare della battaglia che li circonda li costringono a rimandare indietro le famiglie e a proseguire da soli. Giungono a Omizio si separano. Genjuro vende le sue ceramiche ad una bellissima e misteriosa donna e cade nel suo incantesimo che lo terrà legato a sé. Nel frattempo Tobei si arruola e diventa samurai, com'era nei suoi sogni. Leone d’Argento alla mostra di Venezia del 1953.
Sc.: Kawaguchi Matsutaro, da due racconti di Ueda Akinari e da una novella di Guy de Maupassant; Fot.: Miyagawa Kazuo; Int.: Tanaka Kinuyo, Mori Masayuki, Kyo Machiko.
LUN 12, h. 20.30, MAR 13, h. 16.30