Ben Affleck, lo storyteller

ben affleckLe storie (di Cinema) sono il desiderio di una via di fuga dal Mondo. Non è forse quello che Ben Affleck ci mostra nel suo ultimo, magnifico film, quando l’agente della CIA Tony Mendez, interpretato dallo stesso Affleck, insegna ai sei diplomatici statunitensi, che deve condurre fuori dall’Iran in fiamme del 1980, che per salvarsi la vita bisogna imparare a raccontare una storia? E’ questo il solo modo per i protagonisti di Argo di spiccare il volo verso la liberazione. Ma Ben Affleck non ci parla di libertà (a questo proposito è esemplare il vertiginoso momento di The Town, quando le immagini della camminata sulla spiaggia di Rebecca Hall ritornano squarciando la scena d’amore tra Doug e Claire), piuttosto ci mostra una via d’uscita. Basta andare a riguardarsi i sublimi finali di Gone Baby Gone e di The Town per rendersene conto. E l’unica via d’uscita possibile per questo ragazzone classe 1972 che, dopo il divorzio dei genitori e un trasloco nei dintorni di Boston, giocava a rimontare film con il vicino di casa e amico di sempre Matt Damon e con lui andava immaginando quella storia da Oscar che è Will Hunting, passa attraverso una riflessione sulla scrittura che inizia proprio con Will Hunting, per diventare infine, dopo aver attentamente studiato dall’interno il lavoro di Gus Van Sant e Kevin Smith, l’elemento centrale dei suoi tre lungometraggi da regista.
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Dopo aver sperimentato,da attore, con Armageddon, Daredevil e Paycheck la caduta della narrazione nel blockbuster classico, il Ben Affleck regista sembra ossessionato dalla stessa domanda: come è possibile oggi raccontare una storia (di Cinema)? E’ per questo che, già a partire dal suo esordio dietro la macchina da presa, Affleck continua, film dopo film, a tornare sulla stessa questione, quella dell’adattamento. Due dei suoi lavori da regista, tre film non a caso sull’inganno, sono tratti da romanzi bestseller che vengono sottoposti ad un processo di smembramento, di dislocazione, di purificazione, come se questa fosse l’unica strada per ritrovare la materia reale del Cinema, ovvero la storia. L’oggetto centrale di Gone Baby Gone non è la bambina scomparsa, ma la lunga opera di smontaggio e ri-montaggio (della narrazione) compiuta dal detective privato Casey Affleck, quasi fosse un esercizio di scrittura dove i concatenamenti e la loro scomposizione costituiscono in realtà un unico movimento. ben affleckL’oggetto dell'investigazione, dunque, è la trama stessa. The Town ha un impianto rigorosamente classico, ma quello che si compie tra i confini del genere non è che un falso movimento, un movimento apparente. Sì, perché il noir metropolitano è solo una trama che si sfalda nello stesso istante in cui viene messa insieme, è il canovaccio da disarticolare per ritornare alla storia (o meglio alle storie, quella Claire, quella di Doug e di suo padre) come contenuto puro che informa l’immagine e ne mostra la verità in tutta la sua potenza. L’unica via d’uscita per immaginare i mondi del Cinema è ri-costruire l’unità andata perduta della narrazione. Con Argo Ben Affleck manda letteralmente in pezzi dall’interno la messa in scena in un lucidissimo percorso al contrario che, quasi a voler mostrare la strada a quella generazione, la stessa di Affleck, che più o meno coscientemente ha messo in un moto un processo di disintegrazione della narrazione, compie necessariamente un’opera di smantellamento, ma solo per poter ritrovare la storia, come se unicamente svelando il meccanismo che sottende all’impianto narrativo, fosse possibile liberare la pura intensità della sua materia. Prima del Cinema, dunque, le storie. Prima del regista, lo storyteller.
A trasformare lo storyteller in cineasta è l’amore, Ben Affleck lo sa bene. L’amore di un padre per la propria creatura. L’immagine della paternità taglia come una linea trasversale i tre film di Ben Affleck, Morgan Freeman in Gone Baby Gone, Chris Cooper in The Town e, infine, Ben Affleck in Argo. Diventare padre è diventare autore, Ben Affleck può allora tornare a casa e regalare al figlio l’immagine scolpita su una tavola dello storyboard del film che (ci) ha raccontato.