"Benvenuto Presidente!" – Incontro con Riccardo Milani e il cast del film

claudio bisio e kasia smutniak in Benvenuto Presidente

Nelle sale dal 21 marzo,il film è una favola leggera sull’Italia di oggi – popolare ma non populista – come tiene a precisare il regista durante la presentazione. All’incontro c’era anche il cast artistico: Claudio Bisio, Kasia Smutniak, Giuseppe Fiorello, Remo Girone, Cesare Bocci, Omero Antonutti, Michele Alhaique, Patrizio Rispo e Piera Degli Esposti.

Nelle sale dal 21 marzo la nuova commedia di Riccardo Milani, Benvenuto Presidente! Il film è una favola leggera sull’Italia di oggi – popolare ma non populista – come tiene a precisare il regista durante la presentazione. All’incontro c’era anche il cast artistico: Claudio Bisio, Kasia Smutniak, Giuseppe Fiorello, Remo Girone, Cesare Bocci, Omero Antonutti, Michele Alhaique, Patrizio Rispo e Piera Degli Esposti, nel simpatico ruolo della madre della protagonista. Insieme a loro, lo sceneggiatore, Fabio Bonifacci, e il produttore Nicola Giuliano.

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Il film pone gli italiani di fronte alle proprie responsabilità. Com’è nata quest’idea?

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Riccardo Milani: Per me la politica serve a coprire delle responsabilità. Respiro l’antipolitica da quando sono bambino, però penso che questo sia un Paese diviso in due e ogni volta in cui sento parlare di fetore dei partiti e di "tutti a casa" non sono d’accordo, il marcio si trova anche fuori dalle aule parlamentari. Il film poi è una commedia leggera e surreale, come la storia del nostro Paese.

Il film, soprattutto nella prima parte, è grillino per i temi che tratta (benefici, corruzione, stipendi). È stata una scelta voluta dalla situazione attuale?
Fabio Bonifacci: Ci tengo a precisare che il soggetto è di Nicola Giuliano, anche se nel film non ha voluto essere accreditato. In realtà la sceneggiatura è nata prima del movimento di Grillo. Da tre anni avevo visto che stava crescendo la protesta contro i partiti e volevo raccontare questo aspetto della realtà. La cosa evidente era che la protesta si stava allargando alla gente comune, oltre i sei milioni di persone stimate che si informano e leggono i giornali. Alla fine siamo diventati attuali, ma non stavamo descrivendo l’oggi bensì una svolta già in atto da tempo.
Claudio Bisio: Ho letto la sceneggiatura tre anni fa, quando la situazione era diversa rispetto a oggi. Ho accettato con lo spirito di fare una farsa, una commedia, che avrebbe toccato l’istituzione più che la politica in senso stretto. Addirittura c’è stato un momento in cui il film non si doveva più fare, quando Berlusconi ha rassegnato le dimissioni nelle mani del governo tecnico. Il film, quindi, da farsa è diventato iperrealistico.


Sembra che oggi sia cambiato il modo di fare satira, anche in televisione. Prima era più sbilanciata, ora meno incisiva.

Claudio Bisio: Secondo me, no. In Benvenuto Presidente! c’era il pericolo di fare o troppa farsa o troppa retorica. Quando ho visto il film mi ha ricordato molto il discorso che ho fatto a Sanremo sui politici, cioè che sembriamo noi caricaturati. Infatti penso che la storia possa essere definita una commedia dell’arte del terzo millennio.
Riccardo Milani: Per me la commedia all’italiana è stata sempre come un libro di storia che, attraverso le sue pagine, ha raccontato e racconta il Paese.
Cesare Bocci: La satira va al passo con i tempi, nella situazione attuale c’è da colpire sia a destra sia a manca. Il film interpreta un sentimento che è in noi, è brutto il cinema che non vive nella realtà in cui siamo.
Fabio Bonifacci: La scelta di non schierare i politici non è dovuta a una satira più morbida, ma era voluta sin dalla sceneggiatura, proprio per raccontare quell’onda, quel punto di vista della gente dei bar, delle piazze e delle palestre che stava montando nel Paese.

Come sono stati scelti gli attori?
Riccardo Milani: Ho cercato di lavorare con attori che avevano meno abitudine alla commedia. Dà soddisfazione vedere un Remo Girone fatto di canne che balla al Quirinale. Spesso sono stati loro a sottolineare di aver perso la propria credibilità per i ruoli che interpretano nel film. Per quanto riguarda la scelta dei poteri forti, ho voluto mostrare riconoscenza verso alcune persone che stimo molto. È stato un piacere avere Pupi Avati e Lina Wertmüller, sono cresciuto con i loro film. Pasqualino Settebellezze è uno dei miei preferiti.

Bellocchio, Albanese, Milani, Bruno, Andò sono alcuni nomi di registi che hanno scelto una strada surreale per una rappresentazione del potere particolare. Da cosa nasce questa esigenza?
Riccardo Milani: Credo che questo film, in realtà, cerchi di uscire dal Parlamento. Le famiglie che osservano la politica sono l’occhio degli italiani, di come loro vedono la politica. Il marcio, a volte, è fuori e non dentro. La caduta dell’etica e della morale in questo Paese dipendono sì da chi deve dare l’esempio, ma anche nella vita comune da chi chiede aiuto all’amico per saltare le file, fare prima le visite, avere un favore.

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