BEO, di Stefano Viali e Francesca Pirani

Il fiuto di scovare storie e l’esperienza utile a drammatizzarne il contenuto, per offrire al pubblico un possibile testo che racchiuda il senso dell’idea originaria, è pregio esclusivo dell’autore. Stefano Viali, Francesca Pirani e Francesca Micheletti, quest’ultima autrice del soggetto di BEO, hanno dimostrato di avere sia il fiuto, sia il talento per sceneggiare il piccolo e intenso ritratto di un personaggio carico di memorie che diventano storia, che il film vuole essere.
Beo, al secolo Pompilio Baldacci, vive in un paesino del Montefeltro, in provincia di Rimini con sua moglie Elisa. Ha fatto un paio di guerre e decine di lavori, ha incontrato un sacco di gente, partigiani e soldati russi, mezzadri, capi di partito e avvocati incapaci, oggi è in grado di raccontare tutto questo, immerso come è nel soffice paesaggio del Montefeltro, tra le sue api delle quali non può fare a meno e le passeggiate quotidiane tra i luoghi che lo hanno visto nascere, crescere e invecchiare.
Ancora una volta, il cinema, sa raccontare, da prospettive tutte personali e quindi originali, quel novecento così controverso e pieno di anni sconvolgenti. Un secolo vissuto da un numero di persone che oggi si va assottigliando e di cui resterà a breve, solo quell’archivio immenso della memoria che il cinema già è diventato. I film e le loro immagini potranno costituire oggetto di indagine con il quale misurare l’intensità delle passioni che hanno animato quei tempi. BEO, come già Terramatta di Costanza Quatriglio, tanto per fare un esempio illustre, sembrano tratteggiare, con l’intenso e personale ricordo di cui sono capaci, il profilo di un passato, ancora in parte recente. Attraverso i racconti di chi ha vissuto esperienze comunque irripetibili e intense, quella memoria attribuisce al secolo appena trascorso il profilo di un’epoca indimenticabile, anche quando terribili eventi sembrava potessero spegnere per sempre ogni speranza. Ma sono state proprio le passioni a consentire a questi protagonisti e Beo ne è un esempio, a resistere davanti agli insulti del potere, a rinascere dalle sconfitte. Qui, per Beo, è stata l’idea politica, il suo comunismo istintivo e di tradizione che si ravviva in quel fuoco in cui le passioni prendono vita, il rapporto franco e costante con Elisa Rossi, compagna e moglie di una vita, con la quale ha condiviso ogni sua peripezia, a guidarlo in questa costante battaglia contro ogni sopraffazione. È la breve apparizione di Pepe Mujica, mediata dalla rete, a suggellare il valore di questa costante ribellione, di un pensiero controcorrente nel quale istintivamente e culturalmente Beo si riconosce.
Gli autori, che solo nel piccolo crescendo del finale, decidono di mettersi in gioco per entrare nelle storie del loro protagonista, concedono spazio al loro Beo e sanno restituire nell’ora esatta del racconto, un ritratto ben definito di questo personaggio che sembra riassumere i tratti di una memoria comune e popolare e al contempo, quello originale, di un’anima che ancora oggi resta inquieta e curiosa. Con uno sguardo che si fa anche generoso, la loro macchina da presa sembra accogliere il sempre morbido paesaggio del Montefeltro che dalla provincia di Pesaro si stende tra colline e piccoli centri fino alla provincia di Rimini. Forse sentivamo il bisogno di un cinema che potesse rimettere al centro dell’attenzione anche gli scenari paesaggistici di un’Italia in parte marginale, tagliata fuori dai rumori di quei flussi di visitatori che in migliaia percorrono altre vie con altri obiettivi. Si ritrova nella composta figura di Beo, immerso nell’inverno nebbioso dei suoi boschi, in un lento piano sequenza che sembra ridefinire la sua figura e sedimentare i suoi ricordi, quell’Italia che invece, al contrario abbandona il proprio passato per stanchezza di una immagine nella quale non vuole più riconoscersi e per incapacità, a vivere con intensità le passioni. Nelle immagini del film, accompagnate dalle musiche di Piernicola Di Muro, Paolo Fresu e Daniele Bonaventura, che a tratti si fanno evocative e sembrano conferire materia alla trasparenza della rappresentazione, comprendiamo il senso profondo della piccola storia che il film contribuisce a ricostruire, il senso finale che gli autori hanno immaginato di mettere in scena e la ragione dei numerosi premi che il film ha ricevuto e ringraziamo Beo di averci accompagnato con le sue storie attraverso un’Italia che, ancora una volta, al cinema, ci sembra un posto bellissimo in cui vivere.

Regia: Stefano Viali e Francesca Pirani
Interpreti: Pompilio Baldacci, Elisa Rossi, Francesca Micheletti
Origine: Italia, 2017
Distribuzione: Prem1ere Film Distribution s.r.l.
Durata: 61’