BERGAMO FILM MEETING 24 – Calore, natura, passione: il cinema islandese

La ventiquattresima edizione del Bergamo Film Meeting propone al suo pubblico una retrospettiva sul cinema islandese, una cinematografia ancora poco conosciuta in Italia; la retrospettiva è particolarmente meritoria, in quanto ha l'indubbio pregio di portare alla conoscenza del pubblico italiano una panorama di autori che negli ultimi anni si sono imposti all'attenzione internazionale, riscuotendo un certo successo in diversi festival di tutto il mondo.


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Di notevole fascino il paese dal quale questi film e registi provengono, un'isola nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico, istituzionalmente appartenente all'Europa ma, di fatto, geograficamente lontana e separata. L'Islanda, paese di poco meno di 300.000 abitanti, che secondo la vulgata corrente è una terra fredda e inospitale, è in realtà un territorio dalle temperature non eccessivamente rigide (è, infatti, bagnato dalla Corrente del Golfo) e ricco di vulcani; queste peculiari caratteristiche incidono fortemente sullo stile di vita degli islandesi, un popolo spesso alla ricerca del calore umano e di una possibilità di evasione da una realtà che non sempre corrisponde ai propri desideri. Altre parole che appartengono di diritto al vocabolario islandese sono, quindi, passione e natura: una natura per certi versi ancora incontaminata, nella quale si riflettono sentimenti genuini e autentici e una brama di vivere che rappresenta un ideale contraltare all'inospitalità (più presunta che reale) dei luoghi.

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Il festival di Bergamo ha ospitato, in questa edizione, quello che è considerato a ragione il maggior regista islandese, Friðrik Þór Friðriksson, capo della Icelandic Film Corporation (la più importante casa di produzione islandese) e amico personale di Lars Von Trier (reciterà nel prossimo film del maestro danese) e di Quentin Tarantino. Del cinquantatreenne regista islandese, protagonista di una carriera ormai quasi trentennale, il festival ha proposto tre opere di raro impatto drammatico: Children of Nature (1991), candidato all'Oscar come miglior film straniero, Angels of the Universe (2000) e il recente Niceland (2004). I film di Friðriksson, le cui tematiche si avvicinano a quelle di Von Trier, rappresentano spesso personaggi in conflitto con la realtà, oppressi da problemi mentali che avvolgono le loro vite e alla continua ricerca di fuga.

Un altro esponente di punta del cinema islandese è Baltasar Kormákur, il quale, dopo aver iniziato a lavorare come attore, è oggi uno dei registi più apprezzati e la sua fama comincia a espandersi anche all'estero. Dopo l'esordio nel 2000 con 101 Reykjavík, mordace ritratto di un giovane abitante della capitale il cui scopo nella vita è "the nothing kind of nothing", impreziosito dalla presenza di Victoria Abril, Kormákur ha realizzato nel 2002 The Sea, torbido melodramma familiare che riprende l'antica tradizione del Re Lear shakespeariano e strizza l'occhio a Festen di Thomas Vinterberg. L'ultimo lavoro, A Little Trip to Heaven (2005), presentato al Festival di Rotterdam nel 2006, ha proiettato Kormákur nel panorama internazionale, permettendogli la collaborazione con attori del calibro di Forest Whitaker e Peter Coyote.

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La pattuglia dei giovani registi islandesi è nutrita e agguerrita; si segnalano anche Óskar Jonassón, autore di Sódóma Reykjavík (1993), Ragnar Bragason con Fíaskó (2000) e María Sólrún Sigurðardóttir, autrice islandese che vive e lavora a Berlino, dove ha realizzato Jargo (2004). Una serie di autori e film che esplorano dinamiche sociali conflittuali (l'integrazione in Jargo) o microcosmi famigliari nei quali l'unico denominatore sembra essere la surrealtà (Fíaskó), e che dimostrano l'originalità e la grande vitalità di questa cinematografia, già conosciuta e apprezzata all'estero, ma ormai pronta per il passaggio a una maggiore visibilità e a collaborazioni che possano permetterle di esprimere ancor più pienamente la propria forza.