BERLINALE 61 – "Coriolanus", di Ralph Fiennes (Concorso)

ralph fiennes in coriolanusLa tragedia shakesperiana del 1607 spostata nel set di Belgrado. Coriolanus è quindi una sorta di war-movie che attualizza la vicenda attraverso schermi/immagini-tv in cui la figura di Caio Marzio, interpretata proprio dallo stesso Fiennes, si duplica, diventa corpo negativo di potere ma al tempo stesso si frantuma e muta fisicamente. I cittadini sono in rivolta e uno dei bersagli della loro protesta è proprio Caio Marzio che non ha mai nascosto il suo disprezzo per la plebe. Dopo aver sconfitto il generale dei Volsci Tullo Aufidio, suo acerrimo nemico, diventa molto popolare e viene spinto dalla madre Volumnia e dal vecchio mentore Menenio ad entrare in politica. Ma nel corso di un'apparizione pubblica viene provocato dai suo avversari politici e insulta il popolo mettendo così fine alle sue ambizioni. Costretto all'esilio, medita però di vendicarsi. A volte avere un asso nella manica può essere contrproducente. Si vede che Fiennes, al suo primo film da regista, conosce molto bene Coriolano avendolo interpretato a teatro circa 10 anni fa, ma proprio questo finisce per frenarlo. Malgrado il tentativo di attualizzazione il film non inventa nulla, né risulta una riflessione sul ruolo dell'attore filtrato attraverso Shakespeare come era avvenuto nel gran film di Al Pacino regista, Riccardo III. Un uomo, un re. L'attore di Strange Days Il paziente inglese ha voluto giocare sul sicuro. I momenti con la protesta della plebe contro il protagonista sembrano frammenti teatrali che hanno però perso la forza che potevano avere sul palcoscenico e non sono riusciti a tramutarsi in maniera adeguata da un punto di vista cinematografico. Restano lì, sospese, scaricate di tensione, modernizzate attraverso quello scontro politico nella trasmissione televisiva che sfiora il ridicolo, movimentate attraverso controcampi sui volti. E per far esplodere la tensione non bastano i frammenti propri di un brutto film di guerra, dove anche il sangue diventa elemento di una composizione plastica che contamina anche Gerard Butler, difficilmente così statuario, e Vanessa Redgrave. imbarazzata nei panni di Volumnia, costretta a mettere in gioco solo il volto e non tutto il proprio corpo. Ecco, forse a Coriolanus è stato tolto fin da subito il respiro. Un cinema che muove i personaggi come burattini. Solo che il burattinaio, nella sua sicurezza, li fa girare su una giostra dalla quale non ne vogliono sapere di scendere.