BERLINALE 62 – "Diablo Cody è come una sorella per me". Incontro con Jason Reitman

jason reitman sul set di young adult
Il regista statunitense è al festival per presentare il suo quarto lungometraggio, Young Adult, nella sezione Panorama Special Gala. Assieme a lui uno dei protagonisti, lo scatenato Patton Oswalt. E si parte, si finisce  nel segno del demenziale, con battute sul cibo tedesco e una proiezione di La pianista di Haneke davanti a cui il cineasta continuava a ridere. Nel corso dell'incontro l'importanza della sceneggiatrice Diablo Cody e il lavoro sui personaggio

jason reitman sul set di young adult

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Lui è in gran forma, accompagnato dallo scatenato attore protagonista Patton Oswald. E senza dubbio meritava una platea migliore, non una sala stampa semideserta. Jason Reitman arriva alla Berlinale per presentare Young Adult, nella sezione Berlinale Special Gala e nelle sale italiane dal 9 marzo. Al centro del film c'è Charlize Theron nei panni di una scrittrice di libri per ragazzi che ritorna nel paesino del Minnesota dove è cresciuta decisa a riconquistare il suo fidanzatino ai tempi della scuola. Lui però ora è felicemente sposato con figli.

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Giunto al 4° lungometraggio, il regista collabora per la seconda volta con Diablo Cody dopo Juno. E dopo le iniziali, deliranti e divertentissime battute sul cibo tedesco,, si parte proprio dal rapporto con la sceneggiatrice...

E' la seconda volta che lavoro con Diablo Cody. E' come una sorella per me. Ha scritto la sceneggiatura da sola, l'ha fatto bene e velocemente. Abbiamo lavorato al massimo due settimane e il suo lavoro era così ben fatto che ho potuto dedicarmi alla regia. Grazie a lei il mio cinema diventa più complesso.

Che tipo di lavoro ha fatto sui personaggi?

Diablo fa in modo che i personaggi dicano una cosa ma si sente che ne stanno pensando un'altra. E questa è una caratteristica di tutti i protagonisti diYoung Adult. Per me il problema comincia ad esserci quando invece i personaggi dicono quello che pensano. 

Da quello che viene fuori nel film pensa che sia la società ad essere malata o il personaggio?

E' la società ad essere malata non il personaggio. Conosco molte persone che si comportano così, agendo e vestendosi come fossero ancora dei bambini. Tutte le caratteristiche della protagonista (scelte di vita come il ritorno nel Minnesota, i vestiti, la macchina) sono proprio singoli elementi della sua espressione. Soprattutto lei ha bisogno di essere compresa. 

Come ha scelto gli attori?

Quando faccio un casting, già sento istintivamente le caratteristiche degli attori che corrispondono al ruolo.  Ma a Charlize ho chiesto di venire a casa mia e leggere la sceneggiatura. Per me ciò che conta è che, nel momento in cui scelgo i miei personaggi, cerco di creare una condizione non di audizione ma di anima.

L'atmosfera del film non è molto leggera…

No, no, no, non è vero è un film molto divertente (ride). I personaggi sono complessi ma veri. La protagonista è autentica, 100% reale. Abbiamo lavorato anche in digitale per dare l'idea di una realtà esatta. Di tutti i film che ho fatto, questo infatti è quello che si avvicina di più alla realtà.

Poi, dopo aver visto i giornalisti in sala con le cuffie, racconta…

Sono stato al Festival di Karlovy Vary e nell'albergo c'era una stanza adibita a sala di proiezione e lì ho visto un film. Prendo le cuffie, c'era una signorina molto giovane che cercava di aiutarmi con l'audio. Sullo schermo c'era La pianista di Haneke. E io però durante la visione continuavo a ridere perché non trovavo la lingua giusta a quelle immagini.