BERLINALE 62 – "Lavorare con Mendoza è accettare il caos". Incontro con Isabelle Huppert e Brillante Mendoza


Ottima l'accoglienza per Captive, ultimo film di Brillante Mendoza. La storia è quella, vera e accaduta nel 2001, di un gruppo di ostaggi trattenuti da un gruppo di terroristi islamici nelle Filippine. Tra gli interpreti Isabelle Huppert è Thérèse Bourgoin, operatrice umanitaria che fu rapita insieme a una collega morta durante la prigionia

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 La prima domanda è per Isabelle Huppert: quanto e come si è preparata per affrontare questo ruolo? E quanto hanno contato le emozioni, che nel film sembrano essere fondamentali? Come le ha gestite?

Veramente non c'è stata tanta preparazione. Mendoza è stato capace di catturare e mettere gli attori nelle situazioni che non si aspettavano. La forza della sua regia è proprio questa. Ha creato un caos, che è il caos della storia reale raccontata nel film, ed è quel tipo di caos che solo lui sa e ha saputo raccontare. Ci ha spinti tutti in uno stato di perenne sorpresa. E' questo che intendo quando dico che non c'è stata una grossa preparazione. Le emozioni erano forti, reali. Era un film ma allo stesso tempo qualcosa di più. Mendoza ci ha tenuti in uno stato di sospensione molto vicino alla realtà, quella che è stata la realtà degli ostaggi. Ad esempio non ci conoscevano l'un l'altro prima del film, esattamente come è successo a loro.

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Mendoza, qual è stata la sua intenzione con questo film? Che idea c'era dietro? E perché ha scelto di girare un film così?

E' stato importante e intenso confrontarsi con una storia vera. Quello che per me era fondamentale era parlare dell'umanità, dello scopo che tutti hanno nella vita. E girare un film basato su una storia del genere mi ha permesso di farlo. In realtà questo non è il tipo di film che generalmente mi è più consono, ma ho scelto di farlo perché sono profondamente convinto che io, come regista, ho una responsabilità precisa, un compito. Sono responsabile per quello che succede intorno a me; nessun regista dovrebbe mai ignorare la realtà. Essere fedeli alla realtà, a quello che succede, può essere fatto in molti modi diversi, ma io credo che sia nostro dovere.

Isabelle Huppert, perché ha scelto questo ruolo?

Non credo di aver scelto un ruolo, ma ho scelto di lavorare con Mendoza e di esplorare il suo universo. Ed è un universo forte, lo capisci guardando il film. Per me è stata l'opportunità di entrare nel suo mondo, nel suo universo, e non di avere un ruolo. E poi penso sia importante dire che nel film non sono la protagonista, ma sono parte di un insieme. Io non ho cercato di essere più di questo, perte di un insieme.

Mendoza, come ha girato il film, come ha cercato gli scenari?

Abbiamo fatto moltissime ricerche e ci siamo attenuti ai fatti accaduti. Siamo stati in quei luoghi, abbiamo intervistato gli ostaggi, i militari e anche i terroristi. Abbiamo voluto ascoltarli tutti.

Come avete girato nella giungla?

Risponde Katherine Mulville, che nel film è Sophie: Credo che l'essere costretti ogni giorno a stare nella giungla e a non sapere né quello che avremmo fatto il giono dopo né dove saremmo andati ci abbia aiutati tutti a rendere al meglio l'esperienza della situazione. Perché è quello che è realmente successo agli ostaggi, è il loro vissuto.

Isabelle Huppert: Sì. Eravamo ogni giorno in situazioni scomode, anche pericolose, senza sapere cosa sarebbe successo di lì a poco. Il più delle volte avevamo la sensazione che non fosse finzione ma realtà. Dovevamo reagire tutti i giorni, costantemente, a quello che succedeva e a cui eravamo impreparati, perciò anche se sapevamo che era un film avevamo la certezza di essere molto vicini alla realtà. E' stata una sensazione strana, unica.



Isabelle Huppert, come si rapporta ai vari registi con cui lavora?

Il mio modo di lavorare è certamente orientato in modo differente in base al regista con cui giro. In questo caso c'era una sceneggiatura ma non la seguivamo, ogni situazione era sempre molto più forte di quello che mi aspettavo che fosse, non potevo creare un ruolo, ma dovevo reagire a quello che succedeva. E' una cosa diversa dal normale lavoro di psicologia che si fa di solito sui personaggi. 

Signor Mendoza, come ha lavorato con gli attori?

Io mi fido sempre degli attori, credo sia fondamentale. Sono contento che Madame Huppert abbia lavorato con noi. Io do semplicemente delle situazioni agli attori e loro trovano la maniera giusta e la motivazione per il lavoro.

Isabelle Huppert: Nel film c'erano molti attori professionistie  non professionisti. Penso che questo abbia aiutato tutti, perché i professionisti sono stati non professionisti e i non professionisti professionisti. Si è creato questo rapporto con la realtà anche per questo.

Mendoza:
Sì, mi ricordo che una volta mi hai anche chiesto se i terroristi erano veri terroristi…( ride ).

Signora Huppert, qual è il segreto della sua recitazione e com'è stato lavorare con Mendoza?

Il segreto della mia recitazione? E' che non penso molto. Faccio e basta. Penso la recitazione sia una questione di stato, non di fare un ruolo, che è qualcosa di arbitrario, astratto. Non penso mai in termini di ruolo ma di sentimenti, perché è quello che è reale. Lavorare con Mendoza è stato qualcosa di più che fare un film, perché era allo stesso tempo un film ma anche qualcos’altro. Mendoza mi ha fatto dimenticare di essere in un film, è stata una sensazione molto strana. Se si guarda il film si capisce, anche dalla tecnica. La macchina da presa così veloce, così lontana dalle regole a dalla preparazione di un film normale.