BERLINALE 62 – Prigioni: Angelina Jolie e Maria Antonietta

les adieux a la reine
Un solido punto d'incontro tra In the Land of Blood and Honey, esordio alla regia dell'attrice statunitense Angelina Jolie, e Les adieux à la reine di Benoit Jacquot. Il primo che cerca quasi la fuga dai luoghi interni mostrando l'(im)possibilita' di una salvezza, l'altro impermeabile all'esterno, dove il palazzo diventa una fortezza; la stessa del nascondiglio moderno di un'altra storia di rapimento in concorso, A moi seule

in the land of blood and honey

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RIFF AWARDS 2020
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Cosa c'entrano l'esordio alla regia dell'attrice statunitense Angelina Jolie con In the Land of Blood and Honey e il film d'apertura della 62° Berlinale, Les adieux à la reine di Benoit Jacquot? 
Sulla carta niente, in realtà invece c'è un filo conduttore, anzi due: quello del riparo dalla rivolta e soprattutto la condizione di prigionia.

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 In In The Land of Blood and Honey, Lajla, la ragazza bosniaca è chiusa prima in un campo di prigionia poi in una stanza. Gli esterni sono limitati per lei. La fuga, una storia d'amore con Danjiels, un uomo serbo che la Guerra dei Balcani ha prima separato e poi ricongiunto a lei. Uno schermo nero, l'abisso. Prima le prevaricazioni anche sessuali, poi una stanza bianca, luogo di creazione della sua passione, la pittura. Quasi un conflitto che ora è vissuto individualmente, dove il fuori non esiste più, è negato. E dove il futuro (sperato) si vede dalla luce del vetro di una finestra, quasi motore della creazione.

In Les adieux à la reine, la Presa della Bastiglia del 14 luglio del 1789 e i giorni susseguenti sono vissuti prevalentemente da dentro al palazzo. All'esterno i rumori, le voci della rivolta. All'interno una specie di prigione dorata con la regina Maria Antonietta e la sua fedele lettrice Sidonie. La prima ormai chiusa negli specchi, nel fuoco dove getta le carte, dove si consumano gli ultimi fuochi della sua passione. L'altra seguita nei suoi movimenti incessanti, da dietro, dove Jacquot va alla ricerca della sintesi dell'impulso delle sue ambientazioni piu' contemporanee e invece l'immagine del film d'epoca.

Angelina Jolie/Maria Antonietta. Chissa' se l'attrice statunitense incarnera' mai la Regina di Francia. Oppure se il suo volto che non c'e', puo' sovrapporsi a quello di Diane Kruger. Che non c'e'. Il film della Jolie filma gli orrori della guerra ma proprio dentro il luogo chiuso cerca la fuga. Les adieux à la reine e' invece praticamente impermeabile dall'esterno.
Come una fortezza, che si trasforma in un nascondiglio moderno nel francese A moi seule di Frederic Videau, una ragazzina rapita nel frattempo diventata grande e il rapitore come unico interlocutore. Una botola della cantina, un tentativo di fuga disperato simile a quello di Lajla. Passato e presente in una foto che s'incrociano. Quello che si vede, quello che e' nascosto, nel buio di un nascondiglio dove tutto cambiera' per sempre.