BERLINALE 63 – Cinema greco tra natura selvaggia, crisi sociale e sparizioni

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BERLINALE 63 - Cinema greco tra natura selvaggia, crisi sociale e sparizioniNella sezione Forum della 63° Berlinale, tanto cinema greco: la natura selvaggia come spazio morale di Fynbos, la crisi sociale ed economica di The Daughter, il tempo dei lupi di Echelot e To the Wolf, le assenze di The Eternal Return of Antonis Paraskevas. Un cinema della sparizione come naturale conseguenza al cinema della (nuova) crisi, quasi una risposta alla mancata responsabilità dei poteri forti rispetto alla crisi economica, storie in cui i personaggi si autorecludono o vengono reclusi.
 

Ha fatto parlare di sè dopo la presentazione allo Slamdance Film Festival 2013 e sarà anche alla 63° Berlinale nella sezione Forum: è il thriller psicologico Fynbos, esordio alla regia di Harry Patramanis, thriller psicologico ambientato nel Sudafrica contemporaneo.

Il film segue un ambizioso promotore immobiliare sull'orlo del fallimento, Richard (Warrick Grier, pluripremiato attore sudafricano, presente anche a Hollywood nel remake di Dredd). In un ultimo disperato tentativo di preservare la vita che conosce, cerca di concludere un ultimo affare recandosi in una proprietà isolata nella zona del Capo Occidentale, una casa trasparente come una prigione di cristallo, con la moglie Meryl (Jessica HainesDisgrace, The Bang Bang Club). Ma tutto ciò che accade tra le mura di quella casa ha poco a che fare con i soldi, e riguarda invece la condizione umana e il confine tra ciò che è reale e ciò che è percepito; e una volta in Africa, l'uomo si immerge in un mondo per lui totalmente inesplorato, lontanissimo dall'ambiente aziendale a cui è abituato. Intanto la donna scompare…

Fynbos, Berlinale 63"Con Fynbos ho cercato di fare un esercizio di minimalismo, come modo per lasciare che gli eventi del film rimangano
aperti a molteplici interpretazioni
" racconta il regista greco, che ha frequentato a lungo l'Africa negli ultimi 20 anni. "Mi sento legato a questo paese, ma non volevo interferire o tradirlo. Poco prima di iniziare le riprese, a Johannesburg mi sono imbattuto in una scritta sul muro: non parlare se non è possibile dire qualcosa di meglio del silenzio. Diciamo che questa è diventata la mia più alta aspirazione".

Le prime recensioni dallo Slamdance enfatizzano l'uso della natura selvaggia come spazio di smarrimento degli esseri umani e luogo in cui fanno i conti con le loro differenza (di pensiero, di razza, di genere) come in Once Upon A Time In Anatolia di Nuri Bilge Ceylan o The Loneliest Planet di Julia Loktev. Per l'uso del paesaggio, altri citano i primi film di Peter Weir, L'ultima onda e Picnic a Hanging Rock.

Fynbos – il titolo del film si riferisce a un particolare tipo di vegetazione del posto – è stato realizzato a basso budget e con una piccola crew immersa in un clima di collaborazione creativa: "Non ho mai gridato 'Azione!' e non ho mai dovuto spiegare una scena, è stata davvero un'esperienza incredibile" ha commentato Patramanis, anche sceneggiatore insieme a Jonathan Glatzer. Nel cast, anche Susan Danford (Invictus)

La new wave del cinema greco continua a produrre i suoi frutti: la sezione Forum della Berlinale ospiterà anche altri quattro titoli, tra cui I Kori (La figlia) coproduzione greco-italiana, diretto da Thanos Anastopoulos: una storia di formazione con protagonista una quattordicenne e dura esplorazione del fallimento morale e finanziario di un'intera nazione.

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The Eternal Return of Antonis Paraskevas - Berlinale 63Si iscrive nella linea tracciata da Yorgos Lanthimos con Kinetta, Kynodontas e Alpis il debutto di Elina Psykou – giovane regista selezionata al Berlinale Talent Campus 2007 – già premiato tra i Works in Progress al Karlovy Vary: The Eternal Return of Antonis Paraskevas, storia grottesca di un presentatore televisivo, interpretato da Christos Stergioglou (il padre di Kynodontas di Yorgos Lanthimos) che orchestra la sua scomparsa rifugiandosi un albergo sul mare, convinto che questo sia l'unico modo per garantirsi l'immortalità. Si tratta del primo film greco che ha utilizzato il nuovo sistema fiscale nazionale di credito per il sostegno della produzione audiovisiva, sfruttando anche la piattaforma di crowdfunding groopio.com.

A Berlino vedremo inoltre Echelot, diretto da Athanasios Karanikolas, centrato sulle interazioni sociali di un gruppo di amici ritiratisi in una casa di campagna dopo il suicidio di uno di loro, e To the Wolf, di Aran Hughes e Christina Koutsospyrou, docufiction che racconta un piccolo e remoto villaggio greco, i cui abitanti lottano per sopravvivere alla miseria, in condizioni metereologiche particolarmente avverse.
 

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To the Wolf, di Aran Hughes e Christina Koutsospyrou - Berlinale 63Si delinea in Grecia una sorta di cinema della sparizione dove l'unica soluzione appare un esilio, un ritiro da una lotta impari: come pure Boy Eatings The Bird's Food di Ektoras Lygizos, che racconta la disperazione dei giovani greci, presentato al Karlovy Vary dello scorso anno, The Capsule di Athina Rachel Tsangari che rinchiude alcune fanciulle in una dimora isolata, prima  Toronto e attualmente al Sundance Film Festival, e il nuovo progetto di Yorgos Lanthimos, un film di fantascienza  chiamato The Lobster che immagina una società dove i single vengono segregati e perseguitati.

Nella nostra gallery, tutte le foto e i poster dei film greci alla 63° Berlinale (7-17 febbraio 2013).