BERLINALE 63: Con l'Orso d'oro a "Child's Pose" s'impone ancora la forza del cinema rumeno

Child's Pose

Vince con pienissimo merito il film diretto da C?lin Peter Netzer, il miglior film della competizione assieme al coreano Nobody's Daughter Haewon di Hong Sang-soo e Side Effects di Soderbergh. Il verdetto della giuria presieduta da Wong Kar-wai consacra poi  David Gordon Green per il suo ottimo Prince Avalanche e l'invidiabile trasparenza della scrittura di Jafar Panahi per Closed Curtain. La vera nota stonata è il Gran Premio della Giuria a Danis Tanovi?. Escluso a sorpresa Bruno Dumont, fino all'ultimo tra i favoriti

Child's PoseNel 2007 Cristian Mungiu aveva vinto a Cannes con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Sei anni dopo un altro film rumeno ottieme il massimo riconoscimento, l'Orso d'Oro, alla Berlinale, uno dei maggiori festival internazionali. La Romania quindi s'impone ancora nel gradino più alto e conferma che oggi è forse la cinematografia europea più vitale, sempre più da scoprire nei suoi autori migliori che in gran parte hanno un'età compresa tra i 35 e i 45 anni e che sanno raccontare il proprio paese nei risvolti più diversi, negli stili più personali. 

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Non era il favoritissimo Child's Pose di C?lin Peter Netzer. Ieri il toto-Orso dava sul gradino più alto Gloria del cileno Sebastian Lelio che comunque ha ottenuto il Premio per la miglior attrice alla brava Paulina Garcia. Ma era comunque tra quelli che potevano ambire al massimo riconoscimento che, a parere nostro, è più che meritato, perché un impatto del genere al Festival lo si era avuto due anni fa con La separazione di Asghar Farhadi. Child's Pose non ha sbancato come il capolavoro iraniano ma poco c'è mancato. E di un concorso finalmente più che dignitoso ci è parso il film migliore per lo straordinario equilibrio in cui ha saputo mostrare le zone nascoste della borghesia del proprio paese ma anche per come è andato a fondo nell'aspetto più privato.

Paul Rudd ed Emile Hirsch in Prince AvalanchePer questo, su alcuni riconoscimenti, ci si trova di fondo abbastanza d'accodo con la giuria presieduta dal Presidente Wong Kar-wai e composta da Susanne Bier, Andreas Dresen, Ellen Kuras, Shirin Neshat, Tim Robbins e Athina Rachel Tsangari. E a trovarci soprattutto d'accordo è il Premio per la miglior regia a David Gordon Green per Prince Avalanche, sguardo alienato su due personaggi interpretati dagli ottimi Paul Rudd ed Emile Hirsch che gradualmente diventa di un'intensità straripante. E si condivide su tutta la linea anche la miglior sceneggiatura a Jafar Panahi per Closed Curtain per la trasparenza con cui mostra la sua obbligata chiusura dal mondo e per l'immediatezza poi con cui rivela se stesso. E, oltre il premio dell'attrice, è tutto sommato meritato il riconoscimento al miglior protagonista Nazif Muji? per An Episode in the Life on a Iron Picker mentre ci si distanzia totalmente dal Gran Premio della giuria assegnato al film di Danis Tanovi? per il modo quanto meno ambiguo con cui mescola le carte tra documentarismo e finzione e lascia perplessi il Premio Alfred Bauer (sempre Orso d'argento) alla cerebralità del canadese Denis Coté in Vic + Flo ont vu un ours.

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Chi resta fuori? Uno è sempre Hong Sang-soo. Nobody's Daughter Haewon era l'altro film che, oltre a Child's Pose poteva vincere l'Orso d'Oro che conferma il livello ormai altissimo del cineasta coreano capace di catturare sempre di più la magia dell'improvvisazione come 'morceau de vie', neanche più preparati ma con la magia di filmarli sull'istante. L'altro è il sempre più sorprendente Steven Soderbergh con un altro decisivo passo di un cinema che straordinariamente si rigenera dalls sue ceneri come Side Effects. E piuttosto clamorosa ci è parsa l'asenza dal verdetto di Camille Claudel 1915, forse uno dei migliori film di Bruno Dumont, non più melodramma selvaggio ma apparentemente controllato, ma pieno di quelle zone d'ombra che prima si accumulano e poi diventano imponenti.

 

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