BERLINALE 63: Incontro con Catherine Deneuve ed Emmanuelle Bercot per "Elle s'en va"

emmanuelle bercot

L'attrice francese e la regista portano in concorso Elle s'en va dove la Deneuve è Bettie,una donna sulla sessantina che si mette al volante alla ricerca di un tabacchi: la chiusura domenicale allunga il suo tragitto e le apre nuove prospettive. Si parla di vecchiaia, felicità, del respiro da road-movie e sul generale sguardo ottimistico sull'essere umano

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"Qui abbiamo le sigarette!": sguaiato ma affettuoso, così qualcuno saluta l’ingresso di Catherine Deneuve per la conferenza stampa di Elle s’en va. E se l’attrice prende con (rigida) simpatia qualche domanda sulla dipendenza dal fumo («Sta diventando sempre più difficile, eppure continuo»), si rifiuta elegantemente (e a ragione) di rispondere circa la presunta «archeologia femminile derivativa» messa in scena dal film di Emmanuelle Bercot. Un on the road agrodolce, innescato proprio dall’impellente necessità di fumare (e di imboccare altre strade). Bettie, interpretata con garbo – e qualche credibile punta di narcisistica isteria – da Catherine Deneuve, è una donna sulla sessantina che si mette al volante alla ricerca di un tabacchi: la chiusura domenicale allunga il suo tragitto e le apre nuove prospettive.


 

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Sappiamo che ha pensato dal primo momento a Catherine Deneuve per il ruolo di Bettie.

Emmanuelle Bercot: La ragione per cui questo film esiste è Catherine Deneuve. Lei è la forza motrice della pellicola, la storia stessa: la sceneggiatura è cresciuta unendo tanti pezzi di un puzzle, ma non ho costruito il film attorno a un tema che abbracciasse tutto.  

 

 

Catherine Deneuve, ha trovato  personalmente difficile invecchiare? E cosa pensa del finale sorridente del film?

Catherine Deneuve: Non è facile per una donna, forse più difficile per un’attrice. Ma bisogna invecchiare. Ci sono case di riposo dove gli ospiti s’innamorano follemente e si sposano, spesso: l’epilogo è veritiero.

 

 

La felicità che ha provato durante la sua vita è cambiata con il passare degli anni?

Catherine Deneuve: Sei sempre più felice da piccolo, quando non hai nulla a cui pensare. Ma la felicità non è uno stato permanente: se lo fosse non avremmo bisogno di darle un nome, perché staremmo vivendo semplicemente la “normalità”.

 

 

Come descrivereste il cuore del film?

Catherine Deneuve: Penso sia un viaggio, sulla cui strada accadono cose: Bettie inizia a fare nuove domande, a ricevere risposte inedite.

Emmanuelle Bercot: Girare un road movie è affascinante e rischioso, la strada è disseminata di cliché (l’immancabile sosta alla stazione di servizio, per esempio…), e c’è sempre il pericolo di cadere nella cartolina. Io cercavo un pezzo di quotidianità, volevo catturare la no man’s land che incontri quando sei perso, quando guidi in solitudine: quei posti poco piacevoli che ti appaiono lungo il cammino.

 

 

Bettie è molto fortunata negli incontri che fa sulla strada: attrice e regista condividono uno sguardo ottimista sull’essere umano?

Emmanuelle Bercot: Assolutamente sì. Io ripongo la mia fiducia negli altri. Poi, certo, in un road movie il rischio di imbattersi in personaggi inospitali fa parte del gioco. Ma il tono che volevo per il film è decisamente positivo, accende una luce su cose e persone.

 

 

Probabilmente questi incontri fortunati sono anche il risultato di un atteggiamento positivo della protagonista…

Emmanuelle Bercot: Sicuramente: Bettie ha i piedi per terra, dimostra un approccio sano e pragmatico alla vita, crede nelle persone.

 

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