BERLINALE 64 – Bai ri yan huo (Black Coal, Thin Ice), di Diao Yinan (Concorso)

black coal, thin iceL'avevamo scoperto a Cannes nel 2007 con Night Train, uno dei film migliori della sezione Un certain regard di quell'anno. E ora si conferma con Black Coal, Thin Ice, Orso d'oro della 64° Berlinale, il miglior film della competizione assieme ad Aimer, boire et chanter di Alain Resnais e The Little House si Yoji Yamada. La mano è sempre riconoscibile già da un punto di vista visivo con la presenza delle persistenti zone di penombra che intrappola individuali malate solitudine e anche narrativo; Night Train e Black Coal, Thin Ice sembrano infatti quasi speculari nel mostrare il rapporto tra delitto e giustizia.

In una piccola città della Cina del Nord nel 1999 vengono scoperti diversi cadaveri. Tre poliziotti cercano di catturare il colpevole. Due muoiono, l'altro resta gravemente ferito. Il superstite, l'agente Zhang Zili, è stato sospeso dal servizio e ora lavora come guardia di sicurezza in una fabbrica. Passano cinque anni e vengono scoperti altri delitti. Zhang decide di indagare in proprio e, con l'aiuto di un ex-collega, scopre che le vittime erano collegate a una giovane donna che lavora in una tintoria. Si finge un cliente e se ne innamora. Poi improvvisamente scopre qualcosa di sconvolgente. 

Dai pezzi di corpi assassinati iniziali, il film di Diao Yinan entra nelle zone di un noir allucinato, dove la follia sembra impossessarsi del protagonista rischiandogli di far perdere la sua identità, come si vede nella bellissima scena in cui danza e ruota su se stesso sulla pista di pattinaggio. Un movimento concentrico in cui prende forma anche la circolarità dell'immagine, in cui entrano in gioco, passione, tradimento e una torbida sensualità e sessualità in cui la ragazza della tintoria appare una versione aggiornata di una nuova dark lady. Ma in Black Coal, Thin Ice è essenziale anche la presenza del ghiaccio, come superficie invalicabile, come provvisorio e fragile terreno. Tra la vita e la morte. Nel lavoro sul genere, il cineasta cinese ha una consapevolezza che può rimandare anche al David Fincher di Seven. Ma il suo sguardo è personalissimo e inconfondibile. E i fuochi d'artificio tirati sulle macchine della polizia, come se fosse pioggia, o come il fuoco sull'acqua, danno la dimensione materica di un film incredibilmente tattile, che inghiotte nei suoi meandri e contagia con il sottile fascino del male.

BERLINALE 64 – Bai ri yan huo (Black Coal, Thin Ice), di Diao Yinan (Concorso)

black coal, thin iceL'avevamo scoperto a Cannes nel 2007 con Night Train, uno dei film migliori della sezione Un certain regard di quell'anno. E ora si conferma con Black Coal, Thin Ice, il miglior film della competizione assieme ad Aimer, boire et chanter di Alain Resnais. La mano è sempre riconoscibile già da un punto di vista visivo con la presenza delle persistenti zone di penombra che intrappola individuali malate solitudine e anche narrativo; Night Train e Black Coal, Thin Ice sembrano infatti quasi speculari nel mostrare il rapporto tra delitto e giustizia.

In una piccola città della Cina del Nord nel 1999 vengono scoperti diversi cadaveri. Tre poliziotti cercano di catturare il colpevole. Due muoiono, l'altro resta gravemente ferito. Il superstite, l'agente Zhang Zili, è stato sospeso dal servizio e ora lavora come guardia di sicurezza in una fabbrica. Passano cinque anni e vengono scoperti altri delitti. Zhang decide di indagare in proprio e, con l'aiuto di un ex-collega, scopre che le vittime erano collegate a una giovane donna che lavora in una tintoria. Si finge un cliente e se ne innamora. Poi improvvisamente scopre qualcosa di sconvolgente. 

Dai pezzi di corpi assassinati iniziali, il film di Diao Yinan entra nelle zone di un noir allucinato, dove la follia sembra impossessarsi del protagonista rischiandogli di far perdere la sua identità, come si vede nella bellissima scena in cui danza e ruota su se stesso sulla pista di pattinaggio. Un movimento concentrico in cui prende forma anche la circolarità dell'immagine, in cui entrano in gioco, passione, tradimento e una torbida sensualità e sessualità in cui la ragazza della tintoria appare una versione aggiornata di una nuova dark lady. Ma in Black Coal, Thin Ice è essenziale anche la presenza del ghiaccio, come superficie invalicabile, come provvisorio e fragile terreno. Tra la vita e la morte. Nel lavoro sul genere, il cineasta cinese ha una consapevolezza che può rimandare anche al David Fincher di Seven. Ma il suo sguardo è personalissimo e inconfondibile. E i fuochi d'artificio tirati sulle macchine della polizia, come se fosse pioggia, o come il fuoco sull'acqua, danno la dimensione materica di un film incredibilmente tattile, che inghiotte nei suoi meandri e contagia con il sottile fascino del male.