BERLINALE 64 – Il verdetto convince più del Festival

berlinaleAncora una volta un verdetto che (ci) trova pienamente d'accordo. Com'era accaduto lo scrso anno per Il caso Kerenes, due anni fa per Cesare deve morire e tre per Una separazione. Anche quest'anno l'Orso d'oro è andato a uno dei tre film migliori di questa Berlinale, Black Coal, Thin Ice di Diao Ynan. Gli altri due che se lo potevano aggiudicare al posto suo potevano essere Aimer, boire et chanter di Alain Resnais e The White House di Yoji Yamada. Che comunque si sono aggiudicati rispettivamente l'Orso d'argento-Premio Alfred Bauer e quello per la miglior interpretazione femminile (Haru Kuroki).

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Quindi, guardando i premi di questa edizione, non sembra mancare proprio nulla. Magari può essere più discutibile il modo in cui sono stati distribuiti. In una competizione di un livello generale poco più che mediocre ("Panorama" offriva film ben più interessanti) di cui potevano far parte almeno il nostro In grazia di Dio di Edoardo Winspeare e il francese Dans la cour di Pierre Salvadori, questi tre titoli si sono staccati nettamente sopra gli altri, compresi The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson (cineasta che ultimamente divide sempre di più all'interno della redazione) e il controverso Boyhood di Richard Linklater, ottimo nella prima ora ma che poi diventa vittima dell'idea stessa che l'ha creato.

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black coal thin iceIl fatto che i premi della Berlinale facciano così poco discutere e ci fanno trovare molte volte d'accordo, paradossalmente, non è un buon segno. E' come nel campionato di serie A che si vede da subito che Juventus, Roma e Napoli sono di gran lunga superiori alle altre. Quindi al di là delle giurie (quest'anno il produttore e sceneggiatore statunitense James Schamus può forse aver avuto un peso nel premiare i due film statunitensi in concorso), negli ultimi anni è troppo netto il divario tra i film migliori e gli altri. Ciò si può vedere per esempio con il caso del tedesco Kreuzweg (premiato per la miglior sceneggiatura), rigoroso nello stile ma anche emblema di un concorso rigidamente autoriale che non ha la vivacità di quello di Roma targata Muller né di Cannes. Ad esempio a Berlino quando si vedrà, per esempio, cartoon come Shrek 2 in concorso? 

La Berlinale continua ad essere certamente un festival di ricerca e di scoperta. E questo nessuno glielo può negare. Ma a volte rischia di nascondere, nel suo palinsesto fin troppo ricco, anche alcuni grossi eventi come potevano essere la presenza di Catherine Deneuve per Dans la cour, Viggo Mortensen per The Two Faces of January o Mathieu Amalric per Arrete ou je continue.

la bella e la bestia di jean cocteauNon solo. Le ferree regole del festival non sempre corrispondono con funzionalità e organizzazione. Si è visto che in una delle tipiche giornate-clou dei festival (il sabato), la presenza di George Clooney ed i suoi 'monuments men' ha mandato in tilt la Berlinale soprattutto per quello che riguarda l'incontro stampa. Chi ha assistito alla conferenza infatti o ha visto una parte del film o non l'ha visto per niente. Chi si è catapultato al termine della proiezione dalla sala del Berlinale Palast a quella delle conferenze è stato bloccato all'inizio della scala dove veniva avvisato che la sala era già tutta piena. Come è stato possibile?

La Berlinale così si lascia alle spalle la 64° edizione, mantenendo (al di là dei valori qualitativi) una somiglianza con quelle precedenti. E tra le cose positive ci sono le retrospettive. E soprattutto l'impatto che hanno sul pubblico, anche quello giovane. Per La bella e la bestia di Jean Cocteau c'era la sala piena. Non è vero quindi che alcuni classici del passato ormai si vedono solo in dvd, in tv o si scaricano. C'è invece voglia di vederli sempre in sala. Germania e Francia in questo senso insegnano. E lo scorso anno in Italia lo ha dimostrato anche l'ottimo risultato al box office di Vogliamo vivere di Lubitsch. Ma questa è già un'altra storia.

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