BERLINALE 64 – Orso d'Oro alla carriera. Ken Loach tra crisi economica e futuro

ken loachRiceverà questa sera l'Orso d'Oro alla carriera al Berlinale Palast dalle 22 dove gli verrà reso omaggio con la proiezione di Piovono pietre. E oggi il regista britannico, in attesa del prestigioso riconoscimento, ha parlato oggi pomeriggio della possibilità di finire di fare film dopo l'ultimo lavoro, di crisi economica e di Europa. Ma anche di Paul Laverty ed Eric Cantona.

 

 

E’ vero che il suo prossimo film, Jerry's Hall, potrebbe essere l'ultimo?

Intanto devo dire che ricevere questo premio è un privilegio per il lavoro che ho fatto in questi anni. Comunque poi arriva un momento in cui il fisico si stanca a fare i film anche se lo spirito invece ce la fa. Quando si passano i 70 e ci si avvicina agli 80 si sente il peso della fatica di ogni film. Beh, si vedrà.

 

 

Perché è stato scelto Piovono pietre per la serata di gala?

Si è voluto mettere un film del passato che però non doveva essere stato girato da troppi anni. E’ poi è vero che è divertente ma anche pertinante e parla della crisi all’inizio degli anni ’90 che dura ancora oggi. Poi è breve. All’epoca governava Margareth Thatcher, c'erano 2.500.000 di operai in sciopero con la la chiusura delle fabbriche. Molti uomini avevano perso il lavoro e di conseguenza, da un punto di vista individuale, c’è stata la perdità di dignità e di individualità. E al giorno d’oggi la gente è sempre più disincantata. All’inizio degli anni ’90 invece c’era una maggiore energia per poter fare delle lotte contro. 20 anni dopo questo film ci sono contratti a 0 euro, l’impiego non è garantito. La situazione è peggio oggi che allora.

 

 

Come affronta ogni suo nuovo lavoro?

Ogni film individuale è un viaggio. Bisogna mostrare dei fatti di cronaca in un microcosmo poi bisogna raccontare i personaggi all’interno di queste storie. E’ un viaggio che molti hanno bisogno di fare e di vivere

 

 

ken loach sul set di il vento che accarezza l'erbaPaul Laverty. Quanto è contata per lei questa collaborazione?

Il nostro lavoro è collettivo. Ci sono con lui delle lunghe conversazioni tutti i giorni. Paul poi inizia a scrivere, poi sui vari personaggi discutiamo insieme e mano a mano la sceneggiatura si costruisce, rivelando conflitti e contraddizioni che si devono sciogliere nel corso del film. Poi in una lavorazione ci sono sempre gli imprevisti, soprattutto quando si gira in esterno. Ed è per questo che è importante lavorare in gruppo.

 

 

I film possono cambiare le cose e riescono a risolvere dei conflitti della realtà sociale?

Meno l’ambizione è grande, più vci sono le possibilità di cambiare le cose. Nei film più ambiziosi, ci possono essere insieme i conflitti di classe in rapporto col potere, i fardelli della popolazione, il’imperialismo, la guerra, gli Stati Uniti etc.

 

 

Qual'è il futuro dell'Europa?

Per l’Europa il futuro è piatto. In Grecia le società sono privatizzate. Non possiamo permettere che certa politica continui ad agire in nome di popolazione. Non bisogna portare la gente a emigrare per cercare lavoro. Dovrebbe essere un'Europa unita basata sulla cooperazione e non sulla competizione

 

 

Finiamo col suo rapporto col calcio Com’è stato lavorare con Eric Cantona?

E’ Paul che ha scritto questa storia e per me è stata una grande gioia fare questo film. Voleva essere un membro della nostra gang ed era un attore come gli altri. Poi è stato un grande calciatore.