#Berlinale2016 – Hail, Caesar!, di Joel & Ethan Coen

Primi anni ’50. Ai Capitol Studios di Hollywood, il duro e devotissimo Eddie Mannix regge le ingarbugliate fila di tutte le produzioni. Lo seguiamo in una delle sue assurde giornate, tra star a rischio di scandalo, coppie create a bella posta per motivi pubblicitari, registi che si lamentano, attrici in crisi e via dicendo. Ma a procurargli i grattacapi maggiori è soprattutto il nuovo kolossal sulla Passione, Hail, Caesar!, che ha per protagonista la star di punta degli studios, Baird Whitlock, nei panni di un centurione romano che scopre l’illuminazione sul Calvario. Nel bel mezzo delle riprese, infatti, Whitlock viene drogato e rapito. E a Mannix giunge una richiesta di riscatto di 100.000 dollari. Cosa si nasconde dietro tutto questo?

scarlett johansson in hail, caesar!Forse è davvero così. Nella prospettiva dei Coen, non c’è nulla di serio e importante, a parte il loro “mestiere”, che tutto sembrerebbe, fuorché un lavoro serio. E la scelta definitiva di Mannix, corteggiato a lungo dalla Lockheed e dai suoi aeroplani, la dice lunga. La voce che sente dentro, quella di Dio, parla chiaro. La vocazione è il cinema. Tutto ciò che c’è oltre, fuori, conta poco. Vale al massimo una presa per il culo. Religione, politica, morale, pppppprrrrrrrrrr… In questo senso, l’omaggio divertito che i fratelloni dedicano al “classico” è sincero e coerente e riporta dritti a Barton Fink, anche nei toni e nei risvolti noir. Ma se lì c’era ancora una vitalità che rompeva gli schemi, qui tutto rientra nei perfetti limiti del disegno. Non c’è nulla che svirgoli dalla precisa orchestrazione del plot, nei passaggi tra una scena e l’altra, tra lo scheletro della vicenda e quello che vi si produce all’interno, sia esso un drama, un western galoppante o un musical con marinai dediti al tip tap e, forse, alla sodomia. Tutto è oliato con la regolarità di una macchina che non conosce scarti, battute d’arresto. Certo, oltre i film “prodotti”, ci sarebbe il mondo, con le sue assurdità, ma anche queste rientrano nel congegno. Il reale è finto, esattamente come l’immaginario che lo attraversa. E nel chiuso del set, del “teatro di posa”, nulla ha senso, se non nella misura in cui ogni elemento è lì a perpetuare lo spettacolo. Persino i personaggi sono, nel migliore dei casi, funzioni. Altrimenti puri e semplici cameo… Ralph Fiennes, Christopher Lambert (riesumato dal mondo dei fantasmi), Jonah Hill, Tilda Swinton sdoppiata, la stessa Frances McDormand che è lì solo per mettere la firma.

channing tatum in hail, caesar!È lo svelamento definitivo. Il cinema ha inglobato tutto e lo spettacolo regna sovrano e indifferente. Il mondo è domato, preso al lazo di Hobie Doyle. Per i Coen è così, punto e basta. E c’è persino una commovente onestà nella semplice ammissione di questa visione. La “critica” non c’è mai, se appare, è per svelarsi subito dopo fasulla. Perché la mancanza di senso, qui, non si traduce mai nel nonsense “gratuito”, dirompente. Ha semmai la deformazione del grottesco, che, però, è perfettamente funzionale, in quanto risponde in pieno all’attesa, sta lì come un marchio di fabbrica. Josh Brolin che si confessa ogni 24 ore, il confronto tra preti, pastori, ortodossi e rabbini sulla legittimità di un film su Gesù e sulla reale natura del Cristo, la cospirazione degli scrittori e sceneggiatori comunisti. Tutto sembra riciclato, come il residuo organico dei film precedenti, e ha il sapore di una strizzata d’occhio, intelligente, ma tutto sommato innocua, come il titolo nazistoide. Per questo le punte di cinismo appaiono stonate, irrilevanti… Whitlock, ai piedi della croce di un Cristo invisibile e scambiato per comparsa, dà il via al suo monologo finale, commuove la troupe, ma dimentica l’ultima battuta (non a caso, la parola “fede”). Sono solo le sottolineature di un cinema ormai immobile. Che si rianima a forza di performance, alcune davvero irresistibili, come il ballo di Channing Tatum in stile Gene Kelly, o le evoluzioni da rodeo di Alden Ehrenreich. Un giocattolone. Che sia questa l’unica vera faccia dei Coen? I burattinai…