#Berlinale2016 – Théo et Hugo dans le même bateau, di Olivier Ducastel e Jacques Martineau

Tutto in una notte, in un fuoriorario ovviamente in linea con altre cronometrie d’attesa del cinema francese: Théo come Cléo, ça va sans dire, percorre le strade di Parigi aspettando di sapere che vita vivrà o non vivrà. La notte però gli appartiene, e non è solo, accanto a lui c’è Hugo, il ragazzo che ha incontrato poco prima in una dark room e col quale ha fatto sesso.

Théo et Hugo dans le même bateauLe coordinate messe in campo da Ducastel & Martineau nel loro nuovo film, Théo et Hugo dans le même bateau (alla Berlinale 66, in Panorama), sono semplici e funzionano con la chiarezza inequivocabile delle figure in gioco: Hugo è sieropositivo, la protezione non ha retto e Théo è ora esposto al rischio del virus, in attesa di vedere nelle ore a venire se la profilassi preventiva somministratagli d’urgenza in ospedale avrà effetto oppure no. Non è però un percorso nella notte della paura, quella che Ducastel & Martineau scrivono per il loro protagonista, quanto piuttosto una commedia sentimentale al tempo dell’incertezza, l’equilibrio instabile dei sentimenti alle prese con la spada di damocle della malattia. E dunque la vicinanza trovata nel sesso e il sentimento consolidato nell’incontro successivo lungo le strade parigine notturne fanno di Théo e di Hugo le ombre orfiche (il finale è ben chiaro) di un percorso che porta fuori dall’Ade della morte e consegna alla vita. Il film del resto è tutto scritto sul lavoro tra l’occlusione della dark room iniziale (una lunghissima, intensa ed esplicita, scena di sesso) e la prospettiva di fuga esterna offerta dalle strade notturne di Parigi, luogo per niente astratto va detto, ma anzi concretamente topografico, percorso nella funzionalità di un cammino che è molto più di un mero atto liberatorio.

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Théo et Hugo dans le même bateau Ducastel & Martineau lavorano sulla scelta stilistica azzerata di una commedia sentimentale intrisa di una paura alla quale i due protagonisti non vogliono cedere, in cui le incertezze dei sentimenti di due persone che si sono appena conosciute e innamorate devono sommarsi alle incertezze e alle paure di un mondo piagato ancora e sempre dal male. Dentro il gioco della messa in scena c’è la certezza di trovare una soluzione positiva, anche perché i due registi cercano (da sempre, va detto) una strada alternativa alle malinconie di maniera del cinema GLBT.