#Berlinale2017 – Orso d’oro alla carriera: l’incontro con Milena Canonero

Arancia Meccanica, Barry Lyndon, Shining, Momenti di gloria, Marie Antoinette, Grand Budapest Hotel. Questi sono solo alcuni dei film nei quali Milena Canonero ha impresso la sua straordinaria creatività visiva, contribuendo con la sua attività di costume designer a costruire un indelebile immaginario visuale nella storia del cinema mondiale. Torinese, classe 1946, quattro premi Oscar e tre BAFTA, la costumista italiana ha ricevuto ieri sera l’Orso d’oro alla carriera ed è stata protagonista dell’Omaggio che le ha dedicato la Berlinale quest’anno, con la retrospettiva dedicata a dieci dei film più significativi della sua carriera. Durante la conferenza stampa, la Canonero ha ripercorso alcune importanti tappe della sua carriera: a cominciare da Wes Anderson – con il quale ha lavorato più volte (Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Il treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel, quest’ultimo premio Oscar nel 2014) – “Wes è molto attento ai dettagli ma allo stesso tempo ti da la possibilità di andare più in profondità, ama fare molta ricerca, è un uomo molto divertente e gli piace creare un’atmosfera familiare e calda nel gruppo di lavoro. Con Stanley mi sono sempre sentita come in famiglia, e con Wes è lo stesso”. Passando per Francis Ford Coppola (Il padrino – Parte III): “Francis non discuteva mai i costumi, non ho mai avuto un incontro con lui sui costumi. Lui ti dava delle parole chiave, per catturare la sua idea: per Il Padrino, la sua frase-chiave è stata ‘voglio fare qualcosa che rimanga come una grande opera lirica. Pensa a qualcosa come alla storia di Romeo e Giulietta’”. milena canonero_dick tracyO ripercorrendo l’importante lavoro nel film Dick Tracy (1990) di Warren Beatty: “Warren è stato molto intelligente nelle istruzioni che ci ha dato: ci ha detto di usare le stesse palette di colori per i vari elementi, e in quel film infatti è molto visibile il lavoro di stretta collaborazione fatta con il set designer e il direttore della fotografia. Ad essere sincera, quello è stato un film per il quale mi sarei aspettata un riconoscimento dagli Academy”.

Ma il punto focale, il centro nevralgico di tutta la conversazione tenuta con i giornalisti è stato per tutto il tempo Stanley Kubrick, per il quale Milena Canonero ha speso moltissime parole di affetto e ammirazione Stanley era un uomo particolare, unico, e il mio vero grande maestro, devo tutto a lui. Non ti metteva mai dei limiti, se vedeva che eri capace anche in altri campi, ti dava la possibilità di ampliare i tuoi compiti, di fare anche altro. Un uomo straordinario dalle vedute ampie come nessun altro”. E l’esempio straordinario tratto dal maestro Kubrick risuona in ogni aspetto dei processi creativi ripercorsi dalla costume designer, a cominciare dal primo approccio all’idea creativa in un film, alla commistione o l’utilizzo di diverse tecniche: “Quando approccio al look di un personaggio, per me la parte più importate è la testa, come mi ha insegnato Stanley. Photoshop ti permette di fate quello che faresti a mano con una differente tecnica, ma è soltanto una tecnica un processo differente che di tanto in tanto uso. A volte ho fatto film per i quali ho tratto ispirazione da dipinti, come in Barry Lyndon:milena canonero_barry lyndon i dipinti sono stati la nostra ispirazione, non stavamo copiando i dipinti. Prendi sempre ispirazione da qualcosa, qualcosa che ti da un idea, oltre ovviamente alle direttive del regista e di quello che ha in mente, che è la cosa più importante per capire”. L’esperienza della Canonero nel design di costumi inizia con uno spot pubblicitario di Hugh Hudson (per il quale curerà poi i costumi in Momenti di gloria, nel 1981), fino all’incontro con Kubrick e il primo lavoro in Arancia meccanica nel 1971, “Certo, sei quello che sei. Dove nasci, come sei cresciuto, la tua cultura sono parte del tuo bagaglio. Ma devo dire che se non avessi avuto l’opportunità di andare in Inghilterra e non avessi conosciuto straordinari registi come Hudson, Kubrick, Parker, Malle, Coppola, Polanski, non credo che oggi sarei qui con voi che pensate che sono piuttosto brava. Sono loro che mi hanno dato la possibilità di evolvere. Certo, ho portato il mio personale bagaglio di esperienze, ma anche quello evolve”.

E, avendo la possibilità di avere a che fare con tanti nomi di registi che hanno fatto la storia del cinema, ha potuto anche sperimentare diversi stili di making of dei film: “Stanley, una volta vista la direzione in cui stavi andando ti lasciava completamente da solo e si fidava di te completamente. Francis mi diceva che la cosa più eccitante per lui era la sorpresa di vedere gli attori che entravano in scena. È interessante anche lavorare con registi che vogliono essere resi partecipi di tutti i dettagli. Ma la cosa più importante per me non è essere una designer di costumi ma di far parte del processo di un film specifico,milena canonero_marie antoinette di essere parte del team creativo del regista. Sono interessata al concetto di far parte della memoria visiva di un film, non sono mai stata interessata solo ai costumi. È stato Kubrick a insegnarmi ad andare sempre più in quella direzione”. Parole d’amore per i registi con cui ha lavorato, primo tra tutti il maestro Kubrick, la passione per il suo lavoro, la cura dei dettagli e l’idea di collaborare alla creazione creativa di quella favolosa industria che è il cinema, e infine una dedica particolare: “mi sento davvero onorata di rappresentare la mia categoria. Piero Tosi, è stato uno dei miei grandi maestri, è lui l’uomo che dovrebbe trovarsi qui oggi, lui è davvero il grande maestro di tutti noi, dovrebbe essere lui qui. Sono qui a rappresentarlo”.