#Berlinale2017 – The Lost City of Z. Incontro con James Gray e il cast

Il mio lavoro è comunicare le mie impressioni più intime e non soddisfare le aspettative. Volevo un approccio e una superficie classica, ma c’è un sottotesto nel film che si muove da solo“. James Gray approda nella capitale tedesca con il suo The Lost City of Z, presentato nella sezione Berlinale Special. Adattamento del romanzo omonimo di David Grann, edito nel 2009, la pellicola narra le avventurose esplorazione di Percy Fawcett, uomo in carne e ossa vissuto nella prima metà del Novecento. Il maggiore F. si imbarcò in diversi viaggi alla volta dell’Amazzonia con la forte determinazione di scoprire i resti di una civiltà perduta e addirittura anteriore alla nostra. “Non mi interessava se fosse o meno una storia vera. Quando ho letto il libro, sono rimasto affascinato dal personaggio di Percy: un uomo inadeguato, alla ricerca dell’approvazione sociale e della scalata di classe. Anche oggi esiste il nazionalismo e dobbiamo ricordarci che non è cambiato molto rispetto a quell’epoca“.

Gray è alla sua seconda esperienza con il direttore della fotografia Darius Khondji: “Litigavamo ogni giorno, ma quello che amo di lui è che mi risponde a tono. Se la luce non lo convince, la scena non si gira. Parliamo di un vero artista“. Stando alle parole dell’autore l’accuratezza era essenziale, ma una volta partito per il Brasile ha dovuto abbandonare l’idea di girare nei luoghi esatti, causa agricoltura. “Ho ricevuto l’offerta di spostare la location in Asia, ma abbiamo incontrato la diffidenza delle tribù indigene. Inoltre non volevo allontanarmi troppo dall’Amazzonia“. The Lost City of Z si allontana dallo standard avventuroso e/o antropologico: “Non volevo realizzare un altro film d’avventura“. In più, il contatto con gli indigeni si discosta parecchio dai classici Lawrence D’Arabia, come fa notare lo stesso Gray, o Apocalypse Now: “Gli abitanti delle tribù dovevano essere indipendenti, motivo per cui ho lasciato che la camera andasse, senza impormi troppo. Non dovevano venerare il personaggio di Fawcett. Tuttavia, molte popolazioni hanno rifiutato di partecipare. Ho capito allora che la strategia migliore era essere il più onesto e diretto possibile. A loro non interessa il denaro, men che meno apparire sullo schermo“. L’azione si sviluppa tra Inghilterra e Amazzonia, e gli eventi dell’epoca sottolineano l’intenzione di Gray: “Un lavoro su due pianeti diversi. Da una parte la prima guerra mondiale porta a galla l’ipocrisia della società occidentale, dall’altra mi ineterssava l’ossessione per la categoria: il bisogno di incasellare tutto e tutti all’interno di una scala di valori.

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Charlie Hunnam, Robert Pattinson e Sienna Miller sono i protagonisti di The Lost City Of Z. Il primo veste i panni di Percy Fawcett: “Una grande avventura in diversi paesi del Sud America. Avevo fame di stimoli e qualità registica per progedire nella mia carriera. Sono stato alla Royal Geographic Society per documentarmi. Purtroppo avevo solo dieci giorni tra il film precedente e questo. Ma ho letto le lettere del maggiore e quelle inviate da sua moglie“. La Miller interpreta una moglie combattiva e al servizio di quello che secondo il marito è parte del suo destino: “Nina è il ritratto fedele della donna dell’epoca. Era una suffragetta, ha cresciuto i figli praticamente da sola e ha lottato contro i limiti di una società retrograda“.